Referendum. Segni: «lottiamo contro la rassegnazione»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Domenica si torna al voto per il Referendum. Segni: «italiani sfiduciati per colpa della casta».



«L'Italia è malata di sfiducia e di rassegnazione e ha tutte le ragioni del mondo purtroppo, perché la casta dei partiti la sta uccidendo e quindi è rassegnata. Noi lottiamo contro la rassegnazione».
E' quanto ha detto ieri mattina Mario Segni, coordinatore nazionale del comitato promotore dei referendum, incontrando gli organi di informazione a Chieti, unica tappa abruzzese.
«Vogliamo far capire a tutti gli italiani che domenica 21 passa un treno che non ritorna. E la vittoria del sì sarebbe una bomba sullo strapotere della casta dei partiti, sarebbe una cosa enorme. Se lo capiamo e andiamo tutti a votare, il 22 ci saremo liberati di uno dei peggiori regali che ci ha fatto la partitocrazia, quella legge che il suo autore, il ministro Calderoli, ha definito una porcata». Rispondendo poi alla domanda perché tra i quesiti referendari non c'é quello sull'abolizione delle liste bloccate, Segni ha risposto: «Perché non è possibile farlo per referendum. Ma a quelli che dicono non andate a votare perché tanto la riforma la facciamo in Parlamento, io dico state attenti: non hanno fatto nulla in tre anni e mezzo, non faranno nulla mai se non passa. Noi non la possiamo cancellare tutta ma la demoliamo, gli diamo delle enormi picconate. Se vince il sì sarà bocciata la legge».
Segni ha anche ricordato di aver chiesto di fare il referendum assieme alle Europee: «sarebbe stata una misura civile e avevamo anche chiesto che il risparmio di 400 milioni di euro venisse destinato ad aiutare i terremotati di questa regione. E bisogna ricordare anche chi non ha voluto: Bossi e il suo partito che ha minacciato la crisi e il governo non ha avuto il coraggio di dire di no a Bossi. Credo che sia stata una cosa incivile per tutta l'Italia e ancora più incivile per l'Abruzzo»

19/06/2009 11.53

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