Dietro la Sanità la battaglia per il potere nel Pdl tra nuovi incarichi e tagli

Alessandro Biancardi

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Dietro la Sanità la battaglia per il potere nel Pdl tra nuovi incarichi e tagli
ABRUZZO. Una proposta è arrivata nei giorni scorsi ed è quella senza mezzi termini di tagliare i piccoli ospedali. Vecchia questione che si rende oggi necessaria per le scelleratezze di gestione della spesa del passato.
L'obiettivo oggi è ridurre la spesa sanitaria ma anche quello di tagliare, che si tratti di strutture o di servizi con ripercussioni non di secondo piano per la popolazione di determinati territori regionali.
Il senatore Pdl, Paolo Tancredi, è ritornato sull'argomento proponendo la chiusura dei piccoli ospedali.
Il sindaco di Atessa, Nicola Cicchitti, capo di un'amministrazione di centrodestra, si è battuto a fondo a difesa del suo ospedale in passato.
«Prima di esprimersi così – dichiara molto contrariato il sindaco - il senatore dovrebbe prendere contezza delle situazioni del territorio abruzzese. Noi abbiamo ottenuto i consensi elettorali anche in virtù di questa difesa ad oltranza degli ospedali più piccoli che Del Turco e Mazzocca volevano chiudere: cambiare strategia significa vederli con il cannocchiale questi voti. Un'uscita strana quella del senatore: è come se io dicessi di chiudere la Banca del padre (una Bcc di Teramo di cui è presidente l'ex onorevole Tancredi, ndr) senza sapere se funziona o no e se merita di restare aperta o di chiudere».
Dario Ceregato, coordinatore del Comitato per la difesa dell'Ospedale di Guardiagrele, rincara la dose: «Il senatore Tancredi, non sa, o fa finta di non sapere che la battaglia per non chiudere i piccoli ospedali è stata, in alcune città, e in particolare a Guardiagrele, causa di sconfitta della sinistra, sia alle scorse votazioni regionali che in quest'ultima tornata elettorale – dichiara – Chi è stato eletto nel Centro-Destra in Abruzzo mantenga le promesse e non volti le spalle a chi si è esposto in prima persona per difendere i piccoli ospedali, avendo avuto assicurazione che, vinte le elezioni, non sarebbe successo ciò che era stato paventato e poi iniziato dal centro-sinistra. A proposito: ci avevano detto che i manager in carica sarebbero stati mandati a casa. Che si fa in proposito?»

DI STEFANO (PDL) STOPPA IL COLLEGA TANCREDI, CHE INSISTE

Insomma una levata di scudi contro una proposta che rischia di spaccare il Pdl, tanto che il senatore Fabrizio Di Stefano, che nel partito ha incarichi di coordinatore, si affretta a gettare acqua sul fuoco.
«Quella dell'amico e collega Tancredi è un'iniziativa del tutto estemporanea, non concordata con nessuno e di cui si assume la responsabilità – spiega – tra l'altro la sanità è un settore di cui in passato si è interessato poco, per cui questa improvvisa competenza mi lascia un po' dubbioso. Ne parleremo nelle sedi giuste».

Al telefono il senatore Tancredi parla chiaro.
Si è reso conto del rumore e delle polemiche, soprattutto interne al Pdl, che ha sollevato la sua proposta?
«Non giriamo intorno alle parole ed ai problemi – chiarisce con forza – tutti sanno che non c'è alternativa a questo taglio, in presenza di questo tipo di sanità che c'è in Abruzzo. Così come è stato un errore in passato tagliare indiscriminatamente posti letto per malati acuti, senza creare una lungodegenza pubblica (che è stata occupata dal privato), così è un errore mantenere aperti tanti piccoli ospedali, che andrebbero invece trasformati. Faccio un esempio per la mia provincia di Teramo: qui basta un ospedale in città ed un altro sulla costa. Ormai i modelli della sanità che funziona sono questi. Sarei in grado di presentare un piano industriale su questo argomento».
Si stupisce il senatore Tancredi del clamore suscitato dalla sua proposta di chiudere i piccoli ospedali, che viene dopo la presentazione dell'emendamento Toto-Lupi sulla rimodulazione del piano di rientro dei debiti.
Una proposta in verità arrivata dopo altre simili, ma che ha suscitato molte reazioni e numerose polemiche interne al Pdl, che sembra ormai sull'orlo di una crisi di nervi soprattutto in provincia di Teramo.
«L'emendamento Toto? Ecco: voi giornalisti fate il vostro mestiere, per carità – continua il senatore Tancredi – ma la carta stampata che lo presenta come un cavaliere senza peccato, mentre noi a Teramo saremmo degli straccioni, via, mi sembra esagerato...»

A TERAMO VA IN ONDA LO SCONTRO TANCREDI-CHIODI

Ritorna Teramo, nella dichiarazione di Tancredi, forse perché la lingua batte dove il dente duole: probabilmente lo ha disturbato la notizia che il presidente Chiodi era stato informato di questo emendamento e che lo aveva sostanzialmente approvato, senza informarne lo stesso Tancredi.
Negli ambienti teramani si favoleggia di un sms (chissà perché non si parlano per telefono, ndr) nel quale addirittura Gianni Chiodi approva e loda l'iniziativa.
Quanto è bastato evidentemente per far saltare i nervi al senatore teramano, da qualche tempo innervosito da un braccio di ferro con il governatore su un problema quasi irrisolvibile: chi è tra i due il “responsabile” del successo dell'altro?
E' Tancredi l'uomo forte che ha fatto eleggere Chiodi, o adesso è Chiodi l'uomo forte del Pdl, in grado di coagulare il consenso del territorio per il suo rapporto con Berlusconi?
Certo è che il governatore sta provando ad accreditarsi come vero dominus del Pdl, scrollandosi di dosso l'ombra di Tancredi, delle sue amicizie e di quelle del padre del senatore, il potentissimo ex onorevole Dc, Antonio Tancredi, (molti ricordano che la Banca di Teramo l'altro anno premiò Dell'Utri con il “quattrino d'oro”).

NON SOLO OSPEDALI, MA GUERRA NEL PDL PER COMUNE, FIRA E LEADERSHIP

Una battaglia che a Teramo si combatte su più fronti, dal consiglio Comunale appena eletto con Marco Tancredi, fratello del senatore, a marcare stretto il sindaco Brucchi amico di Chiodi, e con il tentativo del governatore di piazzare come presidente alla Finanziaria regionale (la Fira) un suo fidatissimo collega di lavoro, forse proprio il suo collega di studio.
In verità un'operazione di questo tipo sulla Finanziaria regionale non è nuova, visto che per primo ci pensò Giovanni Pace, piazzando suo genero e collaboratore di studio a fianco di Masciarelli.
Ma questo precedente non ha portato bene.
Dunque, quasi un tentativo da parte di Chiodi di rubare la piazza economica al potente presidente della Bcc di Teramo e a suo figlio senatore. Come si vede, la polemica sui piccoli ospedali è stata sfruttata ad arte da Tancredi per riprendersi una visibilità che da tempo gli mancava, quasi un modo per avvertire Chiodi di non dimenticarsi che c'è anche lui e che potrebbe far valere la sua forza in Consiglio regionale.
Perché il governatore, per essere veramente forte non deve avere (come ha) solo una Giunta di suoi fidatissimi, ma anche una maggioranza all'interno del gruppo regionale, dove invece è più debole.

TANCREDI TEME L'ISOLAMENTO PER L'ASSE TOTO-CHIODI

Chi segue i consigli all'Aquila sa che le poche volte che Chiodi ha tentato una sortita, è stato salvato in extremis – politicamente, si intende – da Giuseppe Tagliente, espertissimo e di grande esperienza, ma vicino a Toto.
E Tancredi teme forse l'isolamento per quest'asse Chiodi-Toto, uscito allo scoperto con l'emendamento.
Altro che sms: era tutto concordato, anche la firma dell'onorevole Maurizio Lupi, quasi per riallacciare i legami del Pdl con la Compagnia delle opere e con Comunione e liberazione teramane.
Poteva gradire Tancredi?
Certo che no.
E allora vai con il tentativo di stanare il governatore, senza preoccuparsi troppo degli effetti collaterali. Cioè lo stupore, a dir poco, e la delusione del popolo di centrodestra.

Sebastiano Calella 13/06/2009 10.22