Dimissioni Ranghelli, «una crisi che viene da lontano»

Alessandro Biancardi

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SPOLTORE. Il 6 maggio, a meno di ripensamenti, diventeranno effettive le dimissioni di Franco Ranghelli, sindaco di Spoltore.
Il primo cittadino ha deciso nelle scorse settimane di abbandonare la poltrona di Palazzo di città perché, almeno lui così ha spiegato, non si può andare avanti se dalla stessa maggioranza arriva la bocciatura al bilancio preventivo.
Ma i consiglieri comunali del Pd “incriminati” Nando Capuzzi, Michele Di Cola, Luciano Di Lorito e Francesco Zampacorta parlano di una crisi «che viene da lontano».
«L'apice dell'azione solitaria del sindaco», hanno raccontato i quattro nei giorni scorsi, «si è avuta con l'azzeramento della giunta avvenuta nel mese di febbraio. Poi il sindaco ha riproposto gli stessi assessori, tranne uno. Nella giunta bis in carica», hanno contestato ancora, «non ci sono rappresentanti di una parte importante del Pd, gli ex Ds, primo partito della coalizione. Neanche l'intervento della segreteria provinciale, il deliberato dell'assemblea Pd e il nostro intervento nel consiglio del 13 marzo hanno trovato accoglienza nelle decisioni del sindaco».
Il bilancio presentato nel consiglio comunale del 7 aprile quindi «non ci rappresentava, un bilancio che non era nostro dove non siamo stati partecipi e non coinvolti, è per queste motivazioni abbiamo coerentemente votato contro».
Il bilancio non solo ha visto il loro voto contrario, ma anche quello di altri due consiglieri di maggioranza, del Partito socialista e RC, che si sono astenuti. «Nel bilancio astensione è come votare contro, sintomo anche questo di un malessere verso un'amministrazione snaturata rispetto alle indicazioni dei cittadini nel voto del maggio 2007».

28/04/2009 10.22