Grandi manovre nel Pdl in vista delle elezioni ma…

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3675

ABRUZZO. Formigoni, Schifani, Micciché, cioè Lombardia e Sicilia sono l'ostacolo maggiore per la nomina del nuovo coordinatore Pdl in Abruzzo.
E forse anche i maggiori, involontari sostenitori della riconferma del senatore Filippo Piccone (in tandem con Andrea Pastore, che dell'ex sindaco di Celano è mentore e dichiarato tifoso).
Una nomina che indirettamente favorirebbe la lista civica che Luciano D'Alfonso sta preparando per il Comune di Pescara.
La politica come un domino?
La storia del nuovo coordinatore è l'emblema di questi intrecci imprevedibili.
Perché se non si risolvono i nodi delle due regioni più importanti come bacino di voti del Presidente Berlusconi, tutto rischia di rimanere fermo ai coordinatori in carica, per far slittare le nuove nomine a dopo il voto di giugno.
E per Piccone sarebbe una vittoria di Pirro, costretto come sarebbe in campagna elettorale a tirare quasi da solo la volata per il Pdl: infatti una prospettiva di incertezza sulla sua permanenza in carica lo indebolirebbe all'interno e all'esterno del partito. All'interno perché eventuali aspiranti a qualche incarico o a qualche candidatura cercherebbero nuovi sponsor emergenti e non un coordinatore a tempo.
All'esterno perché si può immaginare quanta collaborazione avrebbe Piccone in campagna elettorale dai suoi colleghi parlamentari, da Scelli a Toto, dalla Pelino ad Aracu, emarginati a vario titolo, e che starebbero tranquillamente alla finestra per vedere “l'effetto che fa”.
Insomma il puzzle, di cui si sta cercando la composizione in Abruzzo, si è bloccato per una considerazione di carattere nazionale: se non ci fossero le elezioni europee, tutto sarebbe stato già deciso.
Il presidente Berlusconi, come noto, si presenta capolista in Europa e vorrebbe un exploit da almeno 10 milioni di voti che gli consentirebbe di avviare il presidenzialismo, essendo il leader più votato in assoluto sia in Italia che in Europa.
Una specie di investitura dal basso che avrebbe un forte impatto politico in un momento di riforme istituzionali. Ma se vengono meno Sicilia e Lombardia, addio sogni di gloria. E nominare oggi un coordinatore in Sicilia significherebbe la sconfitta di Miccichè o di Schifani che si contrappongono, con la contestuale vittoria dell'uno o dell'altro.
Così in Lombardia, se vince Formigoni, tutta Comunione e Liberazione farà campagna elettorale in Italia per il presidente del Consiglio, un particolare che ha un peso specifico altissimo. E l'Abruzzo?
Per obiettiva consistenza numerica non ha nessuna forza da spendere a favore di una soluzione o dell'altra in Sicilia o in Lombardia, e nemmeno per premere su Piccone o Toto.
Il fatto interessa solo l'Abruzzo, perché le loro nomine avrebbero conseguenze pratiche sull'immagine e sulle candidature più importanti.
Certo un partito nuovo come il Pdl che mantiene in vita i vecchi vertici sa tanto di Partito democratico e rischia di portare male, vista la fine che ha fatto il Pd.
Ma, come detto, l'immagine del partito in questo momento non è in cima ai pensieri di Berlusconi e quindi è probabile che resti in carica l'accoppiata Piccone-Pastore.
Con evidenti, immediate ripercussioni sulle candidature in corsa. A Pescara, per il sindaco, è nota la preferenza di Piccone per Guerino Testa, ma An ufficialmente si oppone e vuole Luigi Albore Mascia, che però ha fatto qualche errore, come aprire già una sede ed affidarsi ad un'agenzia non canonica.
Senza dire che Riccardo Chiavaroli, al tavolo per la candidatura a sindaco, ha parlato di indicazione troppo affrettata:«le nomine – ha detto – sono ratificate da Roma su proposta del Regionale, che non c'è».
Il quadro quindi potrebbe cambiare se An ottenesse la candidatura di Geremia Mancini (Ugl) alla Provincia di Pescara, rinunciando al Comune dove si preannuncia una forte lista civica ispirata da Luciano D'Alfonso.
In fibrillazione anche le candidature Pdl alla Provincia di Chieti, dove il sindaco di Fossacesia Enrico Di Giuseppantonio la potrebbe spuntare sul sindaco di Lanciano, Filippo Paolini, molto nervoso in questo periodo con i suoi alleati perché gli era stata fatta una promessa scritta di candidatura che ora rischia di saltare.
Alla Provincia dell'Aquila Scelli vorrebbe Gabriele Gravina, l'indimenticato e ben visto patron del Castel di Sangro, mentre Piccone fa il tifo per Luca Ricciuti. Infine Teramo, dove si gioca la credibilità della forza politica del presidente Gianni Chiodi. Se con 4 assessori teramani in Giunta regionale, il Pdl non riuscirà a strappare la Provincia a Ernino D'Agostino, sarà dura avere un peso politico all'interno del centrodestra.
Ma qui in agguato c'è una situazione complessa che potrebbe diventare un incubo o un sostegno vincente: nei voti è più forte di tutti l'Udc di Lino Silvino, il vero ago della bilancia dei successi del centrodestra. Se Silvino va con Chiodi è fatta. E non dimentichiamo che il neo assessore Paolo Gatti è un ex Udc.
La lanciano c'è baruffa con il sindaco Filippo Paolini che rivendica un posto di prestigio.
«Non riesco francamente a comprendere la posizione assunta dal sindaco di Lanciano Filippo Paolini», dice il coordinatore di An, Mauro Febbo, «nei confronti dell'assessore Gianpanfilo Tartaglia: non è possibile arrivare a chiedere le dimissioni di uomini che hanno sempre fedelmente sostenuto sia il sindaco Paolini che l'intera coalizione di centro destra».
«Ritengo, dunque», ha aggiunto, «che prima di arrivare a un punto di rottura, che non sarebbe giustificabile e che i cittadini e i nostri elettori in particolare non comprenderebbero, ci si debba confrontare con serenità. E per questo invito Paolini ad un riflessione più serena».
Ci sarà?

Sebastiano Calella 04/04/2009 16.47