Il Pd si fa guerra anche sulla nomina del presidente dell’Aca

Alessandro Biancardi

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GIAMMORRETTI: «LA MIA CARRIERA NON HA SCHELETRI NELL’ARMADIO»
PESCARA. Ogni pretesto sembra buono per uno scontro nel Pd. Le elezioni alle prote scaldano gli animi e così gli appetiti. E' scontro per la candidatura alle prossime amministrative alla Provincia di Pescara ma la guerra è anche per la recente nomina del presidente dell'Aca.
Nei giorni scorsi il neo presidente Ezio Di Cristoforo aveva espresso molte perplessità sul Pd manifestando la volontà di lasciare il partito perché ormai più che alla frutta…. «al conto».
«Provo un senso di vergogna e pena», ha commentato il sindaco di Torre de' Passeri, Antonello Linari, «per simili politicanti di professione i quali, forse non avendone un altro, fanno della politica il loro mestiere, così che, in tempo di… carenze di posti di lavoro…, scoprono di avere altri talenti per poter sopravvivere su altre sponde… Non è di questi personaggi che la politica ha bisogno, essa si nutre di talenti, di capacità, di contenuti morali, di competenze al posto giusto che diano lustro e credibilità ai partiti e a chi li rappresenta. Non abbiamo bisogno», dice, «di questi politicanti e dei loro proclami, ovunque si dirigano portano solo distruzione, inganni. Nel loro strapotere questi signori, e molti di loro accomodati nel Consiglio di Amministrazione dell'ACA, pensano che i cittadini abbiano dimenticato ciò che è accaduto solo poco tempo fa, quando un giorno si chiudevano i pozzi, un giorno si riaprivano..nonostante i risultati allarmanti sulle analisi dell'acqua fossero molto chiari. Si faceva finta di niente…tanto, che problema c'è far bere acqua avvelenata alla popolazione?».
Secondo Linari l'AcaSpa non è un semplice ente locale, «è un'azienda che deve dare servizi al cittadino con i principi della economicità, efficienza, professionalità e managerialità. Virtù sconosciute, ahimè, al nuovo Presidente. Ma…stavo scivolando in ciò che mi ero ripromesso non fare all'inizio di questa nota…sono un uomo paziente, più attento ad approfondire l'essere e meno l'avere… Mio dovere sarà quello di controllare che non si traducano in atti tutte le “promesse” esternate per ottenere i voti necessari per ricoprire la “poltrona” di Presidente dell'ACA».

«Gli amici Linari e Giammorretti hanno la memoria corta», ha risposto Di Cristoforo, «dimenticano che non ho mai vissuto di politica, percepisco una regolare pensione dopo aver operato per 25 anni come sottufficiale del Corpo Forestale e sinora, a differenza di Linari e Giammorretti, mi sono sempre impegnato gratis per il partito, né tantomeno ho bisogno della politica ‘per non andare a lavorare'. La mia elezione alla Presidenza dell'Aca è stata sostenuta da 40 sindaci soci e io ho accettato la sfida di risanare un Ente che oggi ho ereditato con 60 milioni di euro di debiti e 30 milioni di euro di crediti mai riscossi, situazione generata, purtroppo, da chi mi ha preceduto, a partire dall'ex presidente Donato Di Matteo».
«L'amico Linari», continua il neo presidente Aca, «ha evidentemente la memoria corta, eppure ben conosceva la mia storia personale fino a 4 anni fa, quando ha avuto bisogno del mio impegno e aiuto per ricoprire le cariche che fino a oggi può vantare – ha ribadito Di Cristoforo -. A Linari rinfresco allora la memoria ricordandogli che ho lavorato per 25 anni come sottufficiale del Corpo Forestale dello Stato, in seguito ho diretto una Società di Servizi che ha operato sino a novembre 2008, quando sono andato in pensione. Tutto questo è facilmente rintracciabile dalla mia dichiarazione dei redditi che sono sempre disponibile a pubblicare, ma soprattutto tutto ciò dimostra che non ho bisogno della politica per vivere a differenza di Linari che, piuttosto, ha chiaramente bisogno della politica per evitare di andare a lavorare. Personalmente ho sempre operato a servizio della politica, prima per il Partito Popolare come vicesegretario, poi per la Margherita, sempre come vicesegretario, oggi come dirigente del Pd, ma per i partiti ho sempre lavorato gratis, senza chiedere o ricevere incarichi, perché lavoravo per un ideale in cui credo. Per tale ragione non permetto di sostenere certe sciocchezze e amenità a Linari che piuttosto invito a impegnarsi di più per il Comune che amministra anziché pensare alla ‘disoccupazione' di altri».
In merito alle affermazioni di Aurelio Giammorretti,«la finisse di fare ironia: dell'amico Giammorretti rammento quando andò a ricoprire le cariche alla Caripe e all'Iris, grazie al partito, senza che altri esponenti dello stesso partito sapessero nulla. Mi meraviglio dunque che uno ‘specialista' di carichi e incarichi politici, oggi reagisca in modo tanto scomposto dinanzi alla mia elezione all'Aca, elezione voluta da 40 sindaci che mi hanno sostenuto perché avevano e hanno la garanzia del mio impegno. Non tradirò la fiducia che mi è stata accordata e riuscirò a risanare un'Azienda che ho ereditato con 60 milioni di euro di debiti non contratti dalla mia persona, ma dalle gestioni precedenti, e con 30 milioni di euro di crediti mai riscossi, da recuperare, oggi nell'Aca i debiti ci sono, i crediti no: non ho chiesto quella ‘poltrona', ma poi ho deciso di accettare la sfida politica che mi è stata proposta da 40 sindaci».

16/03/2009 10.46

GIAMMORRETTI: «LA MIA CARRIERA NON HA SCHELETRI NELL'ARMADIO»

«La mia carriera», replica Giammorretti, «si è svolta in campo lavorativo vincendo concorsi nazionali, svolti del tutto al di fuori dal controllo politico, mentre in ambito pubblico (CCIAA, EMP, Az. Spec. Porto Turistico, Interporto, SAGA) si è affermata attraverso ruoli di rappresentanza della CISL, notoriamente il sindacato più autonomo dai partiti. Quanto alla politica citerò solo il fatto che, candidato nel centrosinistra, sono stato il più votato nel collegio più moderato della città di Pescara e sono sempre stato autonomo e critico, anche nei confronti delle massima autorità del partito».
Per Giammorretti la vicenda dell'ACA «si inquadra in una fase critica del centrosinistra e del Pd in particolare, che appare sempre più “annacquato” con Di Cristoforo, braccio destro di D'Ambrosio, eletto Presidente, mentre Di Matteo e lo stesso D'Ambrosio si contendono, naturalmente fuori dagli Organi del Partito, una Presidenza della Provincia, che dovrebbe invece dare un segnale di discontinuità e segnare una svolta dopo le recenti vicende giudiziarie della Regione e del Comune». «Di Matteo», continua, «prosciolto ha diritto ad una candidatura in un collegio provinciale, mentre il candidato presidente deve essere scelto dall'assemblea del Pd, con o senza primarie, ma certo fuori dagli schemi benedetti da Roma, che non mi pare portino troppo bene negli ultimi tempi».

17/03/2009 9.43