Rinnovo Cda Aca, Di Matteo frena: «non è il momento opportuno»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Non sono d'accordo sulle nomine per il rinnovo del Cda dell'Aca di Pescara sia nel merito sia nel metodo e per il particolare momento, a ridosso delle elezioni amministrative».


Lo ha detto l'ex consigliere ed assessore regionale del Pd Donato Di Matteo, prendendo posizione
sulla eventualità di rinnovo del Cda della società di gestione dell'acqua dell''Aca di Pescara.
Di Matteo, presidente dell'Aca dall'agosto 2003 al febbraio 2005, invita i partiti «a voler affrontare
seriamente la questione che riguarda le aziende pubbliche locali di vario tipo, comprese quelle per la gestione dell'acqua, intervenendo sui propri rappresenti nei Comuni e in Regione affinchè si possano determinare nomine legate ad aspetti meritocratici e di competenza, visto che queste aziende tra l'altro muovono capitali ingenti».

Di Matteo lancia così un messaggio chiaro alla politica, e al suo partito: «i partiti, in particolare il Pd, finquando non esprimeranno con chiarezza la propria posizione su questi argomenti, dimostreranno di non essere in grado di comprendere appieno le necessità, le esigenze e gli indirizzi che vengono dai cittadini e, soprattutto, di non saper interpretare il grande malessere che induce gli abruzzesi a non avere fiducia nella politica, come evidenziato con il grande astensionismo alle elezioni regionali di dicembre».

Di Matteo conclude il suo intervento chiarendo «ancora una volta che non e' mai esistito, non esiste e non esisterà mai un partito dell'acqua. Invito a chiudere con questi atteggiamenti strumentali che, a livello personale, hanno causato un grave danno alla mia immagine umana e politica».
«Si dovrebbe procedere all'azzeramento dei vertici ACA nominando figure tecniche di alto profilo», propone Corrado Di Sante, segretario provinciale di Rifondazione Comunista. «Vogliamo persone dal curriculum ineccepibile che segnino una netta discontinuità con il passato.
Invece i sindaci del PD ancora una volta dimostrano incapacità di rinnovamento e, per quanto si apprende dalla stampa, ripropongono i soliti nomi senza nessuna autocritica, finendo con l'essere sfiduciati dal proprio segretario provinciale».

12/03/2009 9.30