Elezioni comunali. Testa firmò un accordo per il Mascia bis. Ma ora ci ripensa

Alessandro Biancardi

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Elezioni comunali. Testa firmò un accordo per il Mascia bis. Ma ora ci ripensa
PESCARA. «A Pescara il nome del candidato sindaco del Pdl uscirà dal gruppo consiliare»: questa la decisione unanime del centrodestra riunito domenica mattina.

Un modo per dire che non sarà Albore Mascia, ma nemmeno Guerino Testa?
Questo potrebbe spiegare la presenza di tanti big del centrodestra pescarese all'incontro: c'erano i parlamentari Andrea Pastore e Giampiero Catone, oltre a Nazario Pagano, Nicoletta Verì, Marcello Antonelli, Guerino Testa, Lorenzo Sospiri, Luigi Albore Mascia, Berardino Fiorilli e Carlo Masci. Cioè tutti i politici che si sono scontrati in questi giorni pro e contro la candidatura Albore Mascia rivendicata con forza da An.
Una sconfessione per Mascia sindaco? Chissà. In realtà più che la scelta di un nome, il pronunciamento unanime è un riconoscimento ai consiglieri in carica per il lavoro di opposizione a D'Alfonso, come palestra formativa della classe dirigente del Pdl.
Infatti le decisioni politiche sono di la da venire, perché non si tiene conto di un particolare: esiste – ed è stato confermato da tutti - un patto con tre firme (Pastore, Fabrizio Di Stefano e lo stesso Testa) che attribuisce la candidatura a Mascia anche in caso di rivincita, cioè di sconfitta alla prima elezione.
Lo ha ribadito il senatore Di Stefano, a margine dei congressi di An: «Come fa Testa a non onorare la firma che anche lui ha messo sotto la doppia candidatura di Mascia?».
Già, come fa? Lo abbiamo chiesto proprio all'interessato: «Confermo l'esistenza del patto – ha dichiarato Guerino Testa – ma era calibrato su una legislatura intera di 5 anni. Adesso dopo la bufera giudiziaria sul Comune, le cose sono cambiate. Per questo la riunione è stata importante: bisogna fare chiarezza sulle voci e sollecitare tempi stretti per la decisione. Si deve chiudere la candidatura prima possibile, anche per favorire la composizione di liste all'altezza dei gravi compiti che andremo ad affrontare».
Messa così la questione sembra solo un braccio di ferro locale, di quelli che infiammano i supporters, ma che sono destinati ad essere vanificati da altre valutazioni, come ad esempio gli scenari elettorali nazionali ed i rapporti di forza An-Fi.
Perché la candidatura a Pescara, anche recentemente, è stata collegata a quella di Brescia, dove si sono contrapposti Ignazio La Russa, ministro della Difesa e Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione.
Il primo come sponsor dell'onorevole Viviana Beccalossi, già vicepresidente della regione Lombardia, molto vicina al ministro che già l'aveva lanciata alla regione, la seconda come tifosa del deputato forzista Giuseppe Romele.
Incontri e scontri a ripetizione tra i due leaders nazionali, fino ad una telefonata di La Russa a Silvio Berlusconi.
Risultato: la “quadra” in Lombardia è stata trovata con 5 candidature a Forza Italia (tra cui Brescia), 3 ad An e 3 alla Lega. Tutto a posto? Macché: la Lega non è stata consultata e si è ribellata.
«Noi esclusi?» hanno detto i leghisti. «Questi accordi sulla nostra testa non passeranno», ma fino ad oggi nulla è cambiato.
Lo stesso potrebbe accadere a Pescara, anche per le scelte nazionali di An, che in Abruzzo è quasi completamente allineata sulle posizioni di Alemanno, il quale però avrebbe scelto un'altra regione su cui mettere il proprio sigillo. Lo scenario che si profila allora è un altro: salta Mascia, Testa improponibile perché firmatario dell'accordo, il candidato sindaco a Forza Italia. E qualcuno sussurra il nome di Pastore, per fargli chiudere in bellezza la sua carriera politica. Un modo per vendicarsi dello schiaffo che D'Alfonso «avrebbe voluto dare al suo bel faccione».

Sebastiano Calella 10/03/2009 9.02