La società civile si ribella alla lettera di Del Vecchio sul "caso D’Alfonso"

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La lettera del consigliere comunale del Pd Del Vecchio che ha denunciato una «persecuzione» della magistratura nei confronti del suo partito di riferimento non ha scatenato reazioni nel mondo politico.

Né comunicati di sostegno (pubblici quantomeno) né di sdegno. Tutti in silenzio dopo la lunga lettera del consigliere che ieri aveva chiesto ai parlamentari del partito di intervenire.
Gli unici a replicare sono stati esponenti della società civile come l'associazione Pescara in Comune e Massimo Pietrangeli dell'associazione “Sicurezza e Legalità”.
La prima, che alle prossime elezioni comunali si presenterà con una propria lista, esprime «totale appoggio al lavoro della magistratura locale attaccata dal consigliere comunale Del Vecchio del Pd in una lettera scandalosa e intimidatoria».
«Il consigliere comunale», commenta l'associazione, «farebbe bene a riflettere sui fallimenti del suo agonizzante partito, sulla continua debacle del Pd negli ultimi anni, sullo stato comatoso in cui versa il centrosinistra nel nostro paese. Non è un caso se Grillo definisca il Pd null'altro che il Pdl meno L: ovvero due partiti speculari, identici nei loro fallimenti e nel loro essere organismi del tutto separati dagli interessi dei cittadini».
«Il consigliere Del Vecchio», continua l'associazione, «farebbe bene a chiedere al suo partito di iniziare a intraprendere un percorso serio di autocritica e di ricambio generazionale, invece di continuare a proporre soluzioni vecchie e logore (ultima: la candidatura di Di Matteo alla Provincia!). Il consigliere Del Vecchio farebbe bene ad avere il massimo rispetto nei confronti della magistratura e a non intimidirla chiedendo interventi da Roma: oppure il Pd vorrebbe proporre al Parlamento di abolire i reati per i quali sono indagati D'Alfonso, Del Turco e gli altri in pieno stile Berlusconi? Non ci meraviglierebbe un'intesa bi-partisan per l'abolizione di tutti i reati contro la pubblica amministrazione».

PIETRANGELI: «DEL VECCHIO NON PENSA QUESTE COSE»

Per Pietrangeli, invece, «lungi dal volere o potere affermare che in Italia ci troviamo di fronte ad un sistema giudiziario perfetto, ci sentiamo però di poter tranquillamente affermare che l'apparato politico lo è ancor meno, e ciò è testimoniato anche e soprattutto dall'ansia che questo ha di mettere paletti e freni di varia natura all'azione dei magistrati».
Così Pietrangeli esprime sostegno agli inquirenti: «da parte nostra, con tutte le premesse per il rispetto delle garanzie personali e il rifiuto di ogni atteggiamento giustizialista - per cui siamo convinti che ogni imputato è da ritenersi innocente fino alla condanna definitiva - questo sostegno intendiamo manifestarlo alto e forte, anche e soprattutto a Pescara, dove giudichiamo l'operato della magistratura e degli organi inquirenti assolutamente dovuto, motivato, congruo, imparziale, ed assolutamente lontano da qualsivoglia fumus persecutionis, come qualcuno va invece dichiarando». Secondo il coordinatore di “Sicurezza e Legalità” «la storia è sempre la stessa : quando i giudici pestano i piedi di qualche potente, “c'è” sempre una qualche volontà politica recondita ed una precisa intenzione di danneggiare il politico di turno, si chiami egli Silvio o Piero, Massimo o Clemente, Sabatino o Ottaviano, Luciano o Vito. Lo stesso vale per imprenditori, funzionari e professionisti, ma solo per quelli potenti, perché gli sfigati sono colpevoli a priori e non li difende nessuno».
«Questo teorema», continua Pietrangeli, «ha il solo scopo di assolvere mediaticamente l'imputato di turno, prima di qualsiasi condanna ( o eventuale assoluzione ) canonica, gettando gratuitamente ma scientemente discredito sulla magistratura, magistratura che - dunque - diventa “rossa” o “nera” a seconda dei casi : mai una volta, neanche per sbaglio, che si tratti semplicemente di magistrati coscienziosi che tentano di fare il proprio dovere inseguendo faticosamente le verità contro un fuoco incrociato niente male».
«Abbiamo una sincera stima per Enzo Del Vecchio», continua il coordinatore cittadino, «a tal punto che facciamo fatica a credere che quelle cose le pensi veramente lui. Avrà davvero tutti i suoi motivi per condividere e non rinnegare alcunché della propria azione amministrativa nella giunta al governo della città, ma non possiamo che definire gravissime e pericolose - oltre che gratuite - le sue affermazioni ( “Un'azione giudiziaria che non esito a definire ingiusta e persecutoria…” ; “…tecnica oramai nota delle intercettazioni telefoniche …” ), perchè non ci sembra che, dalle accuse e da quanto emerso finora, ci siano azioni degne di encomio anziché appropriazioni indebite, illegalità diffusa e soprusi vari».

05/03/2009 13.25


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