Le elezioni regionali viste da Roma

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Anche se, per il momento, gli arrivi dei grandi leader nazionali in Abruzzo sono terminati, la battaglia politica si gioca da Roma con dichiarazioni sempre più pungenti.
Nel dibattito a distanza interviene il coordinatore del Pd, Goffredo
Bettini, che rimanda al mittente l'accusa di aver subìto la linea dei
dipetristi.
Bettini ammette che il Partito Democratico ha accusato il colpo
dell'arresto dell'ex presidente della regione Ottaviano Del Turco ma
rivendica sempre la presunzione d'innocenza.
La soluzione è stata così individuata in una «linea programmatica» che
dia coesione alla colazione di centro-sinistra. Nonostante l'opinione
pubblica sarebbe «molto disorientata», Bettini confida nel fatto che
in Abruzzo Di Pietro sia «molto radicato».
Ma da L'Aquila, Gaetano Quagliariello, senatore del Pdl ribatte alle
esternazioni dell'esponente del Pd: «la coesione programmatica
consiste esattamente nell'aver ceduto su tutta la linea ai diktat di
Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori parla e agisce come fosse
il tutore dell'intero centrosinistra abruzzese».
Quagliarello rincara la dose sottolineando che "la linea
giustizialista" di sicura matrice dipietrista si contrapporrebbe
nettamente alla dichiarazione di Bettini sulla presunzione d'innocenza
dell'ex-governatore.
Da Roma si fanno sentire anche i socialisti. Infatti il segretario del
Ps, Riccardo Nencini, si è visto costretto a rivolgersi all'Authority
per le Comunicazioni per «il danno d'immagine» arrecato al suo gruppo
«nella trasmissione 'Porta a Porta'».
Durante tutta la trasmissione condotta da Vespa è stato mostrato ai
telespettatori a più riprese il vecchio simbolo elettorale del Partito
Socialista, simbolo che gli elettori non troveranno in nessuna delle
schede elettorali nelle prossime competizioni, comprese quelle
regionali in Abruzzo.
«Appare evidente», sostiene Nencini, «il grande danno arrecato».
Non è da meno, il deputato del Carroccio, Giacomo Chiappori, che
annuncia il ricorso al Consiglio di Stato per l'esclusione della lista
Alleanza Federalista. Inoltre tiene a ribadire che la filosofia alla
base del progetto, iniziato nel 2004, di esportare la Lega è quella
di proporre «lo stesso modo far politica della Lega: avvicinamento
alla cultura, alle tradizioni e al territorio».
Non nasconde la sua fierezza nel dichiarare che, dopo esser diventati
un partito di governo, gli esponenti della Lega guardano a sud, forti
del consenso popolare, per «trasformare questo Stato in una repubblica
federale».
Carlo Costantini, candidato presidente alla regione Abruzzo per la
coalizione di centro-sinistra, si dice, invece, lusingato dall'ultima
dichiarazione di Del Turco che ha palesato la sua intenzione di non
votare per lui. «E' segno che sono sulla buona strada e che i
cittadini vedono in me il cambiamento e il futuro dell'Abruzzo»
afferma Costantini.
Buontempo attacca invece Clemente Mastella che sta facendo campagna elettorale in Abruzzo a supporto del suo partito: «Ci mancava pure Mastella, tra i 'cercatori d'oro' che stanno prendendo d'assalto il tesoretto elettorale dell'Abruzzo», ha detto Buontempo. «Lui da esperto com'è perchè viene da quei partiti che più hanno avuto uomini coinvolti con il sistema del voto di scambio, è la persona meno
indicata per dare lezioni su come si deve svolgere la campagna
elettorale, per difendere il disagio sociale e una popolazione
impoverita da una classe politica di predatori».

m.r 29/11/2008 10.07