Stabilizzazione precari, Costantini ai suoi: «ripensateci»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dopo l'approvazione è scoppiata la bufera. A tre giorni dal sì sulla stabilizzazione dei precari detto dalla maggioranza di centrosinistra in consiglio la polemica non scema. Ma proprio dalla maggioranza arriva un invito, almeno per il provvedimento sui portaborse: «ripensiamoci», ha detto Carlo Costantini.
Oltre mille i precari che verranno finalmente stabilizzati: da una parte è stata come una manna dal cielo- tanto attesa- per chi da anni non ha un posto sicuro, così come dall'altra parte lo è stato per i
politici, in piena campagna elettorale, per dimostrare quanto si tengano in considerazione le istanze dei più bisognosi. E se da un lato si promette di ripianare il debito della sanità, dall'altro si
apre uno rubinetto (quello degli stipendi dei nuovi mille) senza fine.
Peccato, però, che dietro l'angolo ci sia il fondato sospetto di un ricorso che potrebbe annullare tutto e potrebbe riavvolgere indietro la pellicola del filmino clientelare.
Il centrodestra ha gridato allo scandalo, ha informato il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e adesso spera che questa «pagina vergognosa» venga cancellata. Ma anche questo braccio di ferro fa parte del gioco elettorale.
Prima ancora dell'alt del Ministro taglia sprechi potrebbe arrivare la sentenza della Corte Costituzionale che dovrà analizzare il provvedimento a dimostrazione che i precari non possono ancora dormire sonni tranquilli.
Intanto bisognerà verificare quanti di questi mille ex precari (600 quelli delle Asl, 300 quelli di giunta, 100 di altre società regionali e almeno 50 portaborse) avessero in realtà i requisiti minimi per procedere alla stabilizzazione.
Secondo l'ultima finanziaria ci vogliono almeno 3 anni di "gavetta" prima di poter essere assunti e ci si continua a chiedere quanto sia stato opportuno inserire nel pacchetto clientelare anche i portaborse, ufficialmente staff nominato a chiamata diretta da assessori o gruppi politici.
Ora anche quelli sono diventati a tutti gli effetti dipendenti regionali, proprio come quelli che prima di varcare la soglia devono affrontare un regolare concorso.
«La mia posizione», ha spiegato il consigliere del Pdl Nazario Pagano, «era ed è che si sarebbe dovuto approvare un provvedimento-ponte, che affidasse al nuovo esecutivo il compito di studiare le procedure idonee, dopo aver effettuato le verticalizzazioni del personale interno, fermo da oltre 20 anni, e previa valutazione della correttezza delle varie posizioni lavorative, molte delle quali oggetto d'indagine da parte della Procura della Repubblica dell'Aquila».
Tutto questo non è stato fatto ma «ancora una volta», ha contestato Pagano, «il centrosinistra, ha fatto passare, con il solito sistema della confusa conduzione di Roselli, una norma pasticciata e senza futuro, che per i giovani precari avrà il sapore crudele dell'inganno».
Si tira fuori da quella maggioranza che ha fatto approvare il provvedimento Carlo Costantini (Idv), candidato presidente per tutto il centrosinistra che ancora una volta sembra lontano anni luce dalla sua stessa coalizione.
Costantini ha chiesto ai suoi di ripensare alla stabilizzazione dei portaborse: «lo chiedo anche perché il 2 dicembre, subito dopo la mia elezione, revocherò la legge».
Ottimista e determinato.
Costantini ha chiesto anche un po' di collaborazione da parte del centrodestra: «fate dimettere tutti i portaborse stabilizzati di Alleanza Nazionale e Forza Italia».
Si è accodato ai commenti di sdegno anche il candidato Gianni Chiodi del Popolo delle Libertà che ha parlato di «un'operazione di una gravità inaudita, illegittima sia sotto il profilo normativo sia etico» ma che non ha consigliato ai suoi portaborse di dimettersi.

10/11/2008 9.05