Brivido elezioni. Il Pdl aspetta la decisione: attesa carica di tensione

Alessandro Biancardi

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LA LUNGA GIORNATA. L'AQUILA. E’ alta la tensione all’Aquila dove si aspetta il verdetto definitivo dell’ufficio elettorale. Si rincorrono voci ma non c’è ancora nulla di certo. Anche questa mattina i legali del Pdl continuano a parlare di situazioni «perfettamente sanabili». * … E DI MATTEO ASPETTA LE PROVINCIALI

«Vizi formali»: con questa dicitura la Corte d'Appello dell'Aquila ha escluso momentaneamente le liste del Pdl. Problemi anche per Forza Nuova, Per il bene Comune e Alleanza Federalista. Tutti contro il Pdl: Di Pietro (Idv): «abbiamo foto e video delle irregolarità commesse».
Domenica di fuoco, quella di ieri. Giornata nera per i vertici del Popolo delle Libertà che questa mattina alle 9 dovranno chiarire tutto altrimenti diranno addio alla competizione elettorale.
L'esclusione non è definitiva in quanto l'Ufficio deciderà oggi dopo avere avuto i chiarimenti ed esaminato le integrazioni documentali richieste.
Il partito in piena fibrillazione ha però ostentato tranquillità. Per il candidato presidente Gianni Chiodi «si tratta di irregolarità formali sanabili. Il centrosinistra non si illuda che un risultato elettorale che appare scontato possa essere alterato a tavolino tramite cavilli e formalismi».
Dello stesso avviso i due coordinatori regionali Fabrizio Di Stefano («errori chiaribili») e Filippo Piccone (il centrosinistra sta facendo sciacallaggio politico»).
La non ammissione del listino del candidato presidente della Regione del Pdl, Gianni Chiodi, si porterebbe dietro la non ammissione delle quattro liste collegate: Liberal Socialisti, Mpa, e la civica Rialzati Abruzzo che comprende Dc e Abruzzo Futuro…
La vittoria verrebbe consegnata così ai contendenti rimasti, per la legge dei numeri sulla carta al centrosinistra.

I MOTIVI DELL'ESCLUSIONE

Secondo quanto hanno chiarito i responsabili dell'Ufficio elettorale ci sarebbero carenze in ordine ai sottoscrittori delle candidature del listino che comprende il presidente e altri sette nominativi.
Secondo la legge un listino deve avere minimo 1.750 firme a sostegno. Al Pdl ne sono state riconosciute valide 1.680; altre 267 sono state annullate.
Sostanzialmente gli errori riscontrati dall'Ufficio elettorale centrale sono di tre tipi e «non riguardano firme irregolari ma questioni formali», come ha spiegato Fabrizio Di Stefano.
La maggior parte di queste firme (circa 190) è stata annullata perché manca o non é ben visibile il timbro dell'ente di appartenenza dell'autenticatore; sono presenti firma e qualifica.
Secondo Di Stefano «si tratta di un errore facilmente sanabile, come avvenuto in casi analoghi, con un'attestazione di chi ha autenticato».
Il secondo tipo di errore riguarda la mancanza della qualifica di chi ha autenticato e sarebbe stato riscontrato su una trentina di firme.
Il terzo errore, sulle rimanenti firme, è nei certificati di iscrizioni alle liste elettorali di alcuni dei sottoscrittori nei comuni di Celano (L'Aquila) e Teramo: rilasciati su carta intestata che non presentano timbro dell'ente.

CHIARIREMO TUTTO

La frase più inflazionata di ieri è stata «chiariremo tutto». A riportare la calma sono stati proprio i vertici di partito che se in privato non hanno dimostrato una calma britannica, in pubblico hanno ostentato tranquillità e minimizzato l'esclusione momentanea. «Si tratta di un episodio deprecabile che sarebbe stato meglio evitare al fine di scongiurare strumentalizzazioni di parte», ha detto ancora Di Stefano.

LA DESTRA: «INTERVENGA LA MAGISTRATURA»

E le critiche non sono di certo mancate. «La lista Chiodi in Abruzzo è nel caos più totale», ha commentato Francesco Storace de La Destra. «Non aveva torto, dunque, Teodoro Buontempo nel segnalare pasticci, stupidamente contraddetti da chi li ha causati». E poi Storace ha avanzato un dubbio: «certo è che se non conoscono le leggi elettorali, come fanno a dire di poter governare la Regione...Contro la legge lo ha già fatto Del Turco».
I dubbi di Buontempo, invece, erano arrivati già sabato pomeriggio, quando la decisione dell'ufficio elettorale non era stata ancora presa.
Il candidato de La Destra aveva auspicato addirittura l'intervento della magistratura «per accertare le eventuali violazioni di legge che sarebbero state consumate all'interno dei locali della Corte d'Appello dell'Aquila».
Secondo il racconto dell'esponente di destra «gli esponenti del PdL, alle ore 12,00 di sabato erano privi della lista dei candidati e dei relativi documenti necessari per la sua presentazione. Alle 12,15, per vie misteriose», ha continuato Buontempo, «mentre tutti gli accessi dovevano essere chiusi, sono stati fatti entrare i moduli per la presentazione della lista del PdL e su quei moduli, che contenevano le firme necessarie per la convalida della lista stessa, sarebbe stato cambiato il nome di uno o più candidati. Poiché le firme vengono raccolte a sostegno di una lista, se questa è stata alterata le firme stesse non avrebbero più alcuna validità».
Quanto denunciato, ha poi spiegato Buontempo «sarebbe riscontrabile attraverso un filmato in possesso della Rai, che la magistratura dovrebbe subito acquisire».
Esisterebbe, poi, anche un altro filmato, registrato con un cellulare, che dimostrerebbe «che lista e documenti sarebbero entrati nella Corte d'Appello dopo le ore 12 e che la lista presentata sarebbe diversa da quella sottoposta ai sottoscrittori della lista stessa».



DI PIETRO (IDV): «PDL HA VIOLATO LA LEGGE»

«Il Pdl ha commesso gravi irregolarità, sia amministrative che penali, nella presentazione delle liste per le elezioni in Abruzzo. E l'Italia dei Valori è in possesso di prove documentali, fotografiche e video, già trasmesse alle autorità competenti», ha fatto sapere Antonio Di Pietro.
Secondo l'ex pm di Mani Pulite «è stato cambiato all'ultimo minuto, quando si era ormai nell'impossibilità di raccogliere le firme, il nome di qualche candidato. E la riprova c'é con la conferenza stampa del giorno prima, in cui il Pdl aveva indicato i propri candidati, diversi da quelli poi presentati. Insomma, le sottoscrizioni sono state raccolte a nome di un candidato e attribuite a un altro candidato, e questo si chiama falso. Il Pdl – ha concluso Di Pietro - vuole andare a governare l'Abruzzo, dopo tutto quello che è successo in quella Regione, e già il giorno prima della campagna elettorale viola le leggi. Non è proprio un bel biglietto da visita».
Il senatore Alfonso Mascitelli si è chiesto, invece, se nelle fila del Pdl ci sia incapacità o conflitto interno: «O il Pdl non ha neppure gli strumenti per predisporre regolarmente una lista elettorale, e quindi dubito della capacità di governo della stessa forza politica - scrive Mascitelli -; oppure in casa Pdl si è consumata una vendetta interna che dimostra il livello di conflittualità e di confusione presente nel partito».
Intanto, in attesa della decisione finale del giudice, ieri pomeriggio l'Idv si è riunita con i propri legali: «c'é ovviamente la decisione e la volontà politica di presentare ricorso in caso di riammissione della lista del Pdl, ma ci pronunceremo solo dopo l'ultimo verdetto».

UDC: «VIGILEREMO»

Anche l'Udc, lasciata fuori proprio dal Pdl per una possibile alleanza oggi promette battaglia: «vigileremo», ha detto Cesa, «affinché non avvengano nei loro confronti né interferenze né intimidazioni. Sarebbe incomprensibile che dopo l'esclusione delle liste Udc in Trentino, in Abruzzo venga presa una decisione diversa per il PDL. Ci auguriamo- ha concluso il segretario centrista - che non si usino due pesi e due misure a seconda dei casi».
Ma poco dopo ha replicato ancora Di Stefano: «noi non siamo come il caso del Trentino. In quel caso alcuni candidati non avevano autenticato le loro firme. Da noi c'è una semplice omissione di timbro».

PROBLEMI ANCHE PER ALTRE LISTE

Ma il Pdl non è solo in queste ore a sperare di risolvere il grave problema.
L'Ufficio elettorale centrale, infatti, ha escluso dalle consultazioni regionali in Abruzzo del 30 novembre e primo dicembre prossimi anche il listino di Alleanza Federalista Lega Nord, Per il Bene Comune e Forza Nuova.
Il movimento guidato dall'europarlamentare Roberto Fiore, candidato presidente, non è stata presentata perché una guardia giurata presente in garitta non avrebbe consentito l'accesso ai delegati alla presentazione, motivando la sua decisione con l'orario: troppo tardi rispetto a quanto previsto dalla legge.
Forza Nuova sta presentando ricorso chiedendo all'Ufficio elettorale centrale il permesso di presentazione con modalità e tempi che vorrà stabilire.
«Erano le 11.59», ha replicato Marco Forconi. «Il funzionario non è il depositario dell'orario di Greenwich, e non si capisce per quale recondito motivo doveva essere il suo orologio a segnare l'ora esatta, e non quelli dei presentatari. La verità è un'altra: in un modo o nell'altro, le liste di Forza Nuova dovevano essere escluse».
«Siamo tranquilli. Presenteremo domani mattina puntuali le nostre controdeduzioni alla non ammissione in via provvisoria della nostra lista regionale Alleanza Federalista-Lega Nord alle prossime elezioni», ha detto Leopoldo Rossini. «Siamo tranquilli - ha aggiunto -: la contestazione della Corte d'Appello riguarda l'arrivo in Tribunale con lieve ritardo di uno dei due rappresentanti di lista. Ma siamo fiduciosi di poter superare tale obiezione».

Alessandra Lotti 03/11/2008 8.04

ATTESA E CONTRODEDUZIONI

E' alta la tensione all'Aquila dove si aspetta il verdetto definitivo dell'ufficio elettorale. Si rincorrono voci ma non c'è ancora nulla di certo.
Anche questa mattina i legali del Pdl continuano a parlare di situazioni «perfettamente sanabili».
Il vizio formale si fonda su 4 punti precisi ai quali gli avvocati del Popolo delle Libertà hanno replicato con controdeduzioni.
Ecco i punti incriminati e la risposta del Pdl:

- «44 certificati elettorali non sono stati sottoscritti dal sindaco (o suo delegato)».
Secondo il Pdl «l'omissione è sanabile con il deposito del certificato del sindaco o di un suo delegato anche dopo la deposizione delle liste.

- «29 sottoscrizioni sono state autenticate da soggetto non qualificato»
Anche in questo caso secondo i legali «l'omissione è sanabile con una dichiarazione da presentare all' ufficio centrale da parte del soggetto che ha autenticato le firme», ovvero un consigliere che non avrebbe specificato il suo ruolo. «E' necessario», spiegano dal Pdl, «che certifichi la sua qualità di consigliere alla data dell'autenticazione e del potere autenticativo di cui dispone».

- «194 autenticazioni prive di timbro».
Secondo i legali che hanno presentato le controdeduzioni «l'autentica da parte del consigliere comunale non richiede il timbro». Gli avvocati citano anche una sentenza del Consiglio di Stato (sezione quinta 6 marzo 2006 numero 1074)

- Sono stati contestati, inoltre «3 certificati elettorali non allagati».
Secondo gli avvocati, in questo caso, sarà «sufficiente produrre certificati anche in un secondo momento. «L'allegazione», si legge nelle controdeduzioni, «può avvenire anche successivamente alle presentazioni».
Vi sarebbe anche in questo caso un precedente: nel 2005 venne accolto un ricorso dell'avvocato Massimo Cirulli a favore del Psi che era stato escluso dalla competizione elettorale delle provinciali a Pescara.

03/11/2008 12.03

DI PIETRO: «LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI»

Poco prima delle 11.30 è arrivato al palazzo di Giustizia dell'Aquila anche il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, mentre i leader del Pdl erano in riunione con i giudici della Corte d'Appello.
«La nostra coalizione - ha detto Di Pietro ai cronisti presenti - e' unita a differenza del Pdl che fuori tempo massimo ha fatto le liste. Si stavano spartendo il pollo ma non gli e' rimasto neppure il piatto».
Secondo Di Pietro i «vizi sanabili» del Popolo delle Libertà sarebbero in realtà più complicati: «c'è stato un cambio di sottoscrittori di alcune candidature e le liste presentate fuori tempo massimo. Le regole devono essere uguali per tutti. Abbiamo rilevato - ha concluso - come ci sono stati candidati dell'ultimo minuto, avea già pensato di aver vinto si stavano spartendo la torta».
Non è mancato uno screzio alla fine della visita di Antonio Di Pietro. Una persona appartenente al nutrito staff del Pdl, ha etichettato il leader dell'Italia dei Valori come "sciacallo" e "capraio", aggiungendo che «l'Abruzzo non ha bisogno di giustizialisti». La situazione comunque non ha creato tensione. Di Pietro peraltro si era già allontanato da qualche istante.

CASINI: «POLITICI FUORI DA DISPUTE LEGALI»

«La legge deve essere uguale per tutti e i politici devono stare fuori da queste dispute legali» ha detto invece il leader nazionale dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, a Pescara a margine di una conferenza stampa per presentare programma e candidati.
«Quando vedo che il tribunale dell'Aquila è assediato da esponenti del Pdl e dell'Italia dei Valori - ha sottolineato Casini - credo che dovevano stare tutti a casa, non serve andare a protestare davanti al tribunale». Il leader dell'Udc ha poi attaccato a distanza il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «abbiamo fatto una scelta seria, coerente, che è quella di andare da soli, perché siamo un partito di centro, e il centro non lo regaliamo a Berlusconi, il quale, credo, è monarca d'Italia, ma non ancora d'Abruzzo».

I TRE GIUDICI ANCORA IN CAMERA DI CONSIGLIO

Sono ancora riuniti in camera di consiglio i tre giudici dell' ufficio centrale elettorale presso la Corte d'Appello chiamati a risolvere il problema dell'ammissione della lista del Pdl alle elezioni regionali
dell'Abruzzo. Il collegio, composto da Augusto Pace (Presidente), Alfonso Grimaldi e Giuseppe Romano Gargarella, ha ascoltato le controdeduzioni delle liste Per il bene Comune e Alleanza Federalista, collegate con il Pdl. L'audizione dei rappresentanti del Pdl e' durata circa un'ora.

03/11/2008 13.34






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… E DI MATTEO ASPETTA LE PROVINCIALI

ABRUZZO. Per Donato Di Matteo si chiude una porta e si apre un portone. Il grande escluso dalle competizioni regionali, messo da parte dal Partito Democratico solo per raggiungere una alleanza con l'Italia dei Valori, sarà "riciclato" con tutta probabilità alle prossime provinciali di Pescara.
Ad annunciarlo il segretario del Pd Luciano D'Alfonso non fa espresso riferimento alle elezioni che si terranno ad aprile per rinnovare la giunta della provincia di Pescara ma parla di primavera propizia per il suo uomo. A meno che non ci sia l'idea di un rimpasto di giunta comunale il cuscinetto delle provinciali potrebbero essere un buon contentino per risanare il rapporto.
D'Alfonso a 4 giorni dall'esclusione definitiva ritorna così sull'argomento dell'esclusione del più votato alle primarie del Pd e lo fa in modo netto e chiaro lanciando due segnali chiarissimi: «Di Matteo è una risorsa che non sarà dispersa» e se per il momento è stato "sacrificato" è stato solo per stringere alleanze con l'Italia dei Valori. E D'Alfonso spera che gli alleati si ricordino di questo immenso sforzo («abbiamo dimostrato una generosità sconfinata»).
«Quella decisione non è stata semplice», assicura ancora il sindaco di Pescara che precisa: «noi non ci saremmo mai sognati di chiedere al nostro assessore una cosa del genere perché riteniamo che lui sia una risorsa decisiva e non solo per il Partito Democratico.
Una risorsa a disposizione da 35 anni, che con il suo impegno di amministratore ha contribuito in questi anni a tutte le vittorie elettorali del centrosinistra, vittorie che hanno visto garantire posizioni di governo a tutti i partiti della coalizione e vittorie risicate, in cui il suo impegno è stato decisivo».
Da Di Matteo, secondo D'Alfonso, «sono venute lezioni di stile. Ha votato il candidato Costantini durante l'assemblea regionale e ha dichiarato che non farà mancare il suo sostegno al Partito Democratico, malgrado non corra direttamente».

SCONTRI NELLA DC

Non mancano polemiche anche in casa Dc. I segretari provinciali Massimo Pietrangeli, Nando Racciatti e Dino De Dominicis attaccano il segretario regionale, Celso Cioni, «statutariamente decaduto, dopo tanti proclami», che ha presentato comunque una lista ma «non è stato in grado di esporre lo scudo crociato, unico vero simbolo della Democrazia Cristiana».
La presentazione di uno scudo di 4 millimetri, tagliato a metà ed inserito in una lista civica, senza nemmeno il nome, «non può e non deve in alcun modo rappresentare effettivamente il nostro partito», contestano i tre rappresentanti. «Ribadiamo il nostro appoggio pieno ed incondizionato a Gianni Chiodi e voteremo lui e il Pdl, ma invitiamo iscritti e simpatizzanti a non premiare i sedicenti DC di quel simbolo patacca, e contestualmente diffidiamo la stampa a riferirsi a questo simbolo surrettizio come a quello della Democrazia Cristiana».

Inoltre in quel simbolo lo sfondo non è quello della DC, e sul braccio orizzontale della croce non vi è scritto "libertas", ma "libertà", in azzurro e non in bianco: «l'unico scopo è quello di confondere le acque e prendere in giro gli elettori della vera DC, il cui unico vero simbolo è quello che figura nell'intestazione. Quindici anni di difesa del simbolo sono stati volontariamente sacrificati in un attimo sull'altare degli interessi personali dei due sedicenti segretari».

EVANGELISTA: «NON MI CANDIDO»

In tempi di amarezza anche il consigliere regionale Bruno Evangelista (Movimento per l'Abruzzo) fa il suo outing: «ragioni di coerenza e di trasparenza mi hanno portato alla sofferta decisione di non ricandidarmi alle prossime elezioni regionali. Il Movimento per L'Abruzzo continuerà in maniera ancor più intensa la sua attività di associazione politico-culturale in difesa della legalità e della trasparenza insieme a tutti coloro che credono nella centralità della "questione morale" e nell'Etica non solo proclamata ma vissuta giorno per giorno sia come persone che come regole certe all'interno delle organizzazioni di partito».
03/11/2008 8.44