Melilla (Sd):«Con la riforma della scuola scompariranno 200 plessi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. In Abruzzo rischiano di scomparire 200 plessi scolastici, 83 dirigenze, 1.100 posti di insegnanti di ruolo, 400 posti ATA, tutti i supplenti precari.

Gianni Melilla, Capogruppo di Sinistra Democratica per il socialismo europeo in Consiglio regionale, interviene sui recenti provvedimenti emanati dal Governo che penalizzano l'intero universo della scuola e, nello specifico, di quella abruzzese.
«Non si può nascondere, infatti», ha detto Melilla, «che dietro spot propagandistici e fumosità, “la riforma” nei prossimi tre anni comporterà la chiusura di sedi scolastiche soprattutto nei centri di campagna e di montagna, la riduzione del tempo di scuola, l'aumento di alunni per classe, minori possibilità d'integrazione per gli alunni disabili e stranieri, ridotte possibilità per gli adulti che frequentano scuole serali, enormi disagi per gli insegnanti con un classi più numerose, orari di lavoro saturi e orari scolastici ridotti, drastica diminuzione di personale e servizi».
Secondo Melilla i tagli colpiranno anche i genitori che dovranno riprendere i figli alle 12,30 oppure andare incontro a spese aggiuntive per il prescuola, il doposcuola e la mobilità sul territorio.
Ma ad essere colpita sarebbe secondo Sd anche l'intera società che avrà giovani meno istruiti, in un momento in cui si ha invece «la necessità di rimodulare e migliorare l'istruzione in considerazione delle recenti e rapide trasformazioni planetarie».
In Abruzzo ci sono circa 183.000 alunni, compresi 4.750 disabili e 9.500 stranieri.
Con i tagli previsti rischiano di scomparire 200 plessi scolastici, 83 dirigenze scolastiche, 1.100 posti di lavoro degli insegnati di ruolo ed il licenziamento di tutti i supplenti precari e del personale ATA...
«Tutto ciò vanificherà gli sforzi di anni delle istituzioni abruzzesi e metterà in svendita, destrutturalizzandola, la scuola pubblica ed il patrimonio di civiltà che essa rappresenta.
E' inaccettabile», conclude Melilla, «che vengano meno le garanzie dei principi costituzionali che attribuiscono alla scuola statale un ruolo centrale per lo sviluppo del Paese e conseguentamente, anche per la nostra Regione».

20/10/2008 15.00