Il Partito Democratico non abbandona gli indagati

Alessandro Biancardi

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Il Partito Democratico non abbandona gli indagati
ABRUZZO. Alla fine hanno dato il via libera: i vertici del Partito Democratico alle prossime primarie accetteranno tutte le candidature. Indagati e non correranno senza differenza al ruolo di aspirante governatore e consiglieri regionali.
Una scelta arrivata senza troppe sorprese anche perché, visto l'elevato numero di politici oggetto d'indagine, non poteva essere diversamente.
Il segretario regionale Luciano D'Alfonso (indagato per corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico) ha detto che
l'Abruzzo sta per oltrepassare un traguardo importante, quello che lui stesso ha definito «una svolta per la democrazia abruzzese». Così tutti in corsa: tra questi anche il "titubante" Donato Di Matteo, attuale assessore regionale ai Trasporti indagato per l'avvelenamento delle acque (leggi qui) insieme ad altri compagni di partito Giorgio D'Ambrosio e Bruno Catena.
Di Matteo, nel corso del dibattito propedeutico alla decisione finale si è dichiarato «a disposizione» per una eventuale candidatura e si è lamentato di essere «oggetto costante di alcuni che mi criticano con cattiveria».
Via libera anche agli assessori rimasti invischiati nell'inchiesta sulla Sanità e del filone d'indagine che riguarda la delibera della Deutsche Bank: Marco Verticelli, Franco Caramanico e Giovanni D'Amico e Mimmo Srour.
E c'è anche chi, sempre in casa Pd, cerca di portare la vicenda su un piano secondario, come il presidente della provincia Tommaso Coletti che ha messo le mani avanti: «Alle persone non interessa se sarà Tizio Caio o Sempronio a candidarsi. Alla gente interessa cosa vogliono fare. Di Pietro candida Costantini perché è onesto è capace. Ma anche io sono onesto e capace».
Unica voce fuori dal coro, forse, è quella di Aurelio Giammoretti, consigliere provinciale, che si scaglia però contro il sistema delle primarie non sui candidati: «così non consentiranno il rinnovamento».
E con questa mossa pare che il Pd si sia definitivamente giocato la possibilità di alleanze con l'Italia dei Valori (che non vuole indagati e ha già scelto il suo candidato presidente) e Rifondazione Comunista. Il segretario regionale Marco Gelmini ha chiaramente detto che con questa decisione il partito democratico consegna la vittoria nelle mani del centrodestra.
«Non si capisce come una scelta democratica, di partecipazione e apertura alla società, che ci piacerebbe fosse condivisa dai nostri alleati, possa essere un modo per far vincere la destra», ha replicato Andrea Catena della segreteria regionale del Pd. «La destra vince quando questo non accade, non il contrario, e ci dispiace che sia proprio il Partito della Rifondazione comunista, che su questo è sempre stato uno stimolo importante, a dimenticarlo».
Le candidature per i consiglieri regionali dovranno arrivare entro il 1° ottobre. Entro il 3 ottobre la lista sarà approvata dall'assemblea provinciale. Il 6 altra scadenza, quella della presentazione delle candidature per gli aspiranti presidenti. Il 12 si vota.

25/09/2008 20.47