Caccia, i Verdi: «si riparte senza programmazioni concrete»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si è riaperta la stagione della caccia e per i Verdi riparte la decennale battaglia.


«Il diritto alla caccia è subordinato a quello di maggior interesse pubblico qual è quello della salvaguardia dell'ambiente», ricorda Walter Caporale, «principio paradossalmente invertito nella nostra regione».
Secondo Caporale «le associazioni venatorie producono un forte condizionamento delle amministrazioni pubbliche essendovi la convinzione che rappresentino un importante bacino di voti elettorali.
La programmazione prevista dalla normativa nazionale e regionale è puntualmente disattesa, nonostante l'avvicendarsi dei tanti assessori alla Caccia succedutisi in questi anni».
L'esponente dei Verdi sottolinea come, ad esempio, «la Regione Abruzzo è priva di qualsiasi informazione e/o dato scientifico sullo status e sulle dinamiche delle popolazioni delle specie componenti la fauna selvatica e, non solo non ha adottato finora alcun provvedimento di tutela, ma continua ad autorizzare la caccia a specie che hanno visto peggiorare, in Europa, il proprio stato di conservazione».
Inoltre, continua Caporale, la Regione Abruzzo, «non ha mai applicato il "Piano d'azione per la Lepre Italica", elaborato dall' Istituto nazionale per la Fauna Selvatica (INFS) che ha l'obiettivo di salvare le popolazioni residue di questa specie protetta».
«E' compito della "nuova" politica», conclude l'esponente dei Verdi, «scrollarsi di dosso i "vecchi" condizionamenti dei cacciatori ed avviare finalmente programmazione e pianificazione del territorio avendo come principio, non più derogabile, che la tutela dell'ambiente e la tutela della fauna selvatica sono valori primari rispetto agli interessi di categoria».


22/09/2008 13.18