Nuova giunta regionale: il "rimpastrocchio" fa scricchiolare il Pd

Alessandro Biancardi

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Nuova giunta regionale: il "rimpastrocchio" fa scricchiolare il Pd
L'AQUILA. Nuova giunta, nuovi problemi politici. Se il Pd scricchiola e perde pezzi la maggioranza del governo regionale si prepara a nuovi problemi interni. Due le situazioni che nella giornata di ieri, nel corso del consiglio regionale che doveva annunciare una nuova fase di rilancio per l'esecutivo, hanno creato problemi.    


L'ingresso in giunta di Donato Di Matteo (nuovo assessore ai Trasporti) e l'allontanamento di Franco Caramanico, ex assessore all'Ambiente che resta consigliere.
Nel primo caso Rifondazione Comunista ha cercato di battere i piedi e fermare la nuova investitura. Alla vigilia dell'ufficializzazione il partito di estrema sinistra aveva parlato di «offesa per l'Abruzzo» e di «segnale sconfortante».
Ieri la consigliera Daniela Santroni è tornata sull'argomento anche in aula: «abbiamo chiesto a Di Matteo di fare un passo indietro, ma abbiamo registrato una forte ostinazione soprattutto da parte del segretario regionale del Pd Luciano D'Alfonso. Siamo contenti che il presidente abbia comunicato che la Regione si costituirà parte civile in caso di rinvii a giudizio, ma noi», ha proseguito Santroni, «non saremo più disponibili a continuare l'esperienza di centrosinistra se gli avvisi di garanzia diventassero rinvii a giudizio».
Il riferimento è alla mega inchiesta della procura di Pescara sullo scandalo dell'acqua avvelenata che ha coinvolto Di Matteo ed altre 32 persone.
A difendere l'uomo del Pd è sceso in campo direttamente Del Turco che ha chiesto di fermare le critiche: «un avviso di garanzia non può essere causa di rimozione o ostacolo a una nomina» e nel caso in cui per il neo assessore dovesse partire il processo verrà sollevato dal suo incarico «per essere libero di difendersi al meglio».
Altri problemi li ha portati l'allontanamento dalla giunta di Franco Caramanico.
Se ieri in aula il sindaco di Roccamontepiano, Adamo Carulli (Pd), rappresentante di 50 sindaci del chietino pro Caramanico, ha inveito contro Del Turco per la decisione di rimuovere l'assessore («Del Turco tu non ascolti nessuno, parli solo con D'Alfonso») in serata il sindaco di Guardiagrele Mario Palmerio (nominato in Comune proprio dopo Caramanico) si è dimesso da coordinatore locale del Partito Democratico.
«Questa è una brutta botta», ha detto Carulli. «Mi telefonano da tutta la provincia anche perché fino all'ultimo avevamo sperato che Del Turco non lo facesse».
E invece lo ha fatto. Sempre ieri il governatore ha fatto sapere che sia l'ex assessore all'Ambiente, sia Valentina Bianchi (che non resterà nemmeno consigliera) potrebbero spuntare una collaborazione con l'esecutivo.
Nessuna contestazione, invece, per la nomina del nuovo assessore alle Attività Produttive Antonio Boschetti. Cambio deleghe, invece per Fernando Fabbiani (che prende l'assessorato all'Ambiente) e per Betty Mura (assessorato Lavoro) lasciando così la Cultura al presidente Del Turco.
Adesso manca la nomina del terzo assessore, quello dell'Italia dei Valori. Se sembra definitivamente naufragata l'ipotesi di Annita Zinni, compaesana di Di Pietro e professoressa di Sulmona, pare che il prescelto sia Augusto Di Stanislao, nome, tra l'altro, che venne subito avanzato con l'annuncio di un rimpasto di giunta.


LE CRITICHE DEL CENTRODESTRA


«In quella che doveva essere la giornata del rilancio», ha commentato Nazario Pagano, capogruppo regionale di Forza Italia, «la Giunta regionale ha mostrato tutta la sua fragilità. Ancora una volta – ironizza Pagano – il laborioso rimpasto in corso da mesi ha prodotto solo 2 dei 3 assessori mancanti, mentre proprio Del Turco nell'introduzione al programma non ha potuto non ammettere tutti i fallimenti della sua Giunta, ancora oggi incapace di sciogliere i nodi più importanti: sanità, rifiuti, riforma degli enti, mostrandosi impotente come lo fu il Governo Prodi».
«Chi si aspettava da Del Turco una relazione che affrontasse i nodi dell'Abruzzo è rimasto deluso: abbiamo assistito, semplicemente, all'ammissione di debolezza del presidente della Regione che – nella composizione della nuova giunta – ha dovuto sacrificare gli assessori senza paracadute di partito per far posto ai nominativi indicati dal Pd» è quanto ha dichiarato il consigliere regionale di An, Fabrizio Di Stefano, nel corso del Consiglio regionale straordinario sull'aggiornamento del programma di legislatura.

04/06/2008 9.31