Arresto Dezio. Mascia(Pdl): «D'Alfonso valuti l'idea di dimettersi»

Alessandro Biancardi

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LE REAZIONI POLITICHE. PESCARA. Una coincidenza che si ripete e sembra quasi una beffa del destino. La prima giunta D'Alfonso, a pochi giorni dal suo insediamento nel maggio del 2003, venne sconvolta dall'arresto di un assessore, Petrucci, per una vicenda giudiziaria legata all'appalto del verde.
Il copione, quasi una sfida della cattiva sorte, si è ripetuto ieri.
A pochi giorni dalla formazione della nuova giunta del D'Alfonso II, una inchiesta della magistratura ha bussato alla porta di Palazzo di Città.
Questa volta a finire in manette uno dei collaboratori più stretti del primo cittadino.
L'uomo di fiducia, segretario particolare, coordinatore dello staff ma anche dirigente dal 2005. Posizione, quest'ultima, assunta grazie ad un concorso che ha messo nei guai lo stesso D'Alfonso che per quella vicenda adesso deve rispondere di abuso d'ufficio.
Sempre al suo fianco in ogni occasione, il primo cittadino non ha mai nascosto la grande stima per il giovane collaboratore.
E lo ha ribadito anche ieri, dopo l'arresto, quando nel primo comunicato ufficiale, si è detto convinto che riuscirà a dimostrare la sua estraneità ai fatti, perché ne conosce «le qualità professionali e morali».

MASCIA: «IL SINDACO VALUTI LE DIMISSIONI»

Questo nuovo episodio ha dato la possibilità alla minoranza di centrodestra di lanciarsi in commenti al vetriolo.
Albore Mascia, ex candidato del Pdl, a nome di tutto il suo gruppo di minoranza chiede al primo cittadino di «valutare l'opportunità di dimettersi».
«I fatti contestati a Dezio», scrive Mascia in una nota, «sono senza dubbio gravi, preoccupanti e ormai anche sistematici per un'amministrazione comunale che si mette in evidenza sul Sole
24 Ore come 'caso' nazionale, ma 'caso nazionale' lo e' soprattutto per le innumerevoli inchieste giudiziarie che l'hanno investita».
Mascia sottolinea come «in cinque anni la città abbia registrato maxi-inchieste sull'urbanistica con una sfilza di indagati; lo stesso Dezio gia' indagato per altre vicende amministrative e il sindaco D'Alfonso indagato per abuso d'ufficio, in merito al concorso per l'assunzione del suo stesso braccio destro».
Due le strade che secondo Mascia a questo punto il sindaco D'Alfonso dovra' vagliare: «prendere le distanze dal suo piu' stretto collaboratore oppure trarre le debite conclusioni dall'accaduto e dichiarare gia' finita la propria consiliatura, si dimetta».
Non si è fatta attendere la difesa d'ufficio, questa volta da parte del neo consigliere Gianluca Fusilli (Pd). «Sul piano politico non può essere consentito a nessuno e soprattutto a chi, come il consigliere Albore Mascia è uscito dimensionato in maniera chiara dal voto dei cittadini pescaresi, di strumentalizzare a fini di parte questa vicenda, legandola fantasiosamente a una serie di altre sulle quali peraltro sono ancora in corso tutti gli opportuni accertamenti».
«La seconda legislatura di D'Alfonso alla guida di Pescara si apre nello stesso modo in cui si era chiusa la prima», ricorda invece Fabrizio Di Stefano (An), «con la magistratura ad indagare su presunte ipotesi di reato commesse all'interno degli uffici del Palazzo municipale».
«Pur consapevoli che il pronunciamento definitivo sulla vicenda spetta agli organi giudiziari e che, fino all'espletamento di tutti i gradi di giudizio, ad ogni cittadino va riconosciuta la presunzione dell'innocenza – ha sottolineato il segretario regionale di An – non si può non rilevare come, in più di una circostanza, persone vicine al sindaco di Pescara siano risultate coinvolte nelle inchieste della magistratura».
E a Di Stefano risponde Massimo Luciani, coordinatore esecutivo del Pd. «Siamo sicuri che la giustizia sarà in grado di chiarire la posizione di Guido Dezio, l'amministrazione comunale di Pescara ha sempre prestato piena collaborazione, con la certezza che ci siano specifici e ben identificati soggetti istituzionali preposti a valutare i fatti e a fare chiarezza. Siamo anche sicuri che Guido Dezio saprà affrontare i fatti addebitati, chiarendo la sua posizione e dimostrando la correttezza del suo comportamento. Fa sempre un po' effetto sentire da esponenti del centrodestra (Di Stefano) che hanno un rapporto con l'ordine della magistratura piuttosto critico, strumentalizzare episodi che sono ancora nella fase di accertamento e non commentare con la stessa tempestività e assunzione di responsabilità inchieste che vedono coinvolti loro esponenti. E' il solito strabismo di dirigenti politici senza stile. I cittadini giudicano con le elezioni, il potere giudiziario è terzo e farà il suo corso».

14/05/2008 9.31