Bufera sulle partecipate del Comune dell’Aquila

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Nei giorni scorsi il Presidente della V Commissione, Enzo Lombardi, aveva lanciato l’allarme sulle società partecipate del Comune dell’Aquila alcune delle quali versano in pessime condizioni e rischiano il fallimento. Del problema dovrà occuparsi il nuovo assessore al bilancio.

Il sindaco Cialente, intervenuto sull'argomento, ha però fermamente dichiarato di non voler aumentare le tasse per salvare le società.
«No, non basta affermare che non si aumenteranno le tasse, cosa peraltro che condividiamo pienamente», dicono i Consiglieri comunali (Liberal Democratici), Enrico Verini ed Alfonso Tiberi, «bisogna indicare anche le soluzioni quando si è Sindaco di una città in cui ci si è candidati a ricoprire questo ruolo ben conoscendo quali erano i problemi da risolvere».
«La soluzione su questo tema, peraltro», aggiungono, «non è quella di aumentare le tasse, ma certamente non è neanche quella di non far nulla e magari svendere tutte le nostre spa o, peggio, portarle al fallimento, perché se così fosse l'inadeguatezza di questa esperienza amministrativa sarebbe clamorosa. Va segnalato anche che si stanno perpetrando comportamenti che aggravano la situazione, gli stessi che spesso abbiamo rimproverato alla passata amministrazione. Il riferimento è alla società Asi, di proprietà interamente del Comune dell' Aquila, dove, dall'inizio dell' anno, sono stati nominati gli amministratori che, non per colpa loro, non possono produrre nulla mentre percepiscono i compensi dovuti per legge. Bisogna sapere, infatti, che i tre membri del cda dell' Asi non hanno un ufficio, non un telefono, non hanno mezzi o indicazioni chiare per perseguire lo scopo della gestione del patrimonio immobiliare che dovrebbero gestire, per cui non resta loro che aggirarsi tristi tra i corridoi del Comune, alla ricerca di un volto amico, di qualcuno con cui andare a prendere un caffè per dar senso alla giornata».
«Invece ci eravamo candidati per risolvere i problemi, così abbiamo detto in campagna elettorale», spiegano Verini e Tiberi, «ed avevamo indicato anche soluzioni: per le spa accorparle in maniera da crearne una sola che riducesse i costi della politica riducendo presidenti, consiglieri di amministrazione, consulenti, staff in maniera che le perdite di alcune di esse si compensassero con gli utili che altre spa comunali, al momento, producono. Invece, a parte le parole, la situazione è restata quella che era prima della vittoria del centro-sinistra; nessun accorpamento dopo quasi un anno.. Gli amministratori delle stesse spa, nominati per lo più tra i candidati “trombati” alle scorse elezioni su indicazione di un paio di consiglieri che fanno e disfano, su questo terreno, a loro piacimento; nessun manager, nulla di nulla di quel nuovo modo di fare in cui avevamo creduto».
«Possibile», concludono i consiglieri, «che nessuna delle idee che proponiamo non meriti mai accoglimento da parte del Sindaco? Per esempio quella che avevamo posto il giorno 18 ottobre 2007 in cui chiedevamo quanto meno di legare i compensi per chi amministra le spa comunali ai risultati raggiunti, in modo da incentivare la produttività. Perché non proviamo ad applicarla? Perché almeno non proviamo a diventare un Comune che ragiona in maniera moderna? Possibile che nessuno tra i consiglieri eletti nel centro-sinistra non ritenga, come noi riteniamo e lo facciamo per stimolare, che deve iniziare l'ora di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale? Possibile che un anno sia considerato un lasso di tempo insufficiente a fare le poche cose chiare che si devono e si possono fare in questa città?
Sindaco Cialente, non le attribuiamo colpe sul pregresso, le riconosciamo anche una certa buona volontà, ma davvero è arrivato il momento di cambiare marcia perché questa non è la città che gli aquilani, anche lei speriamo, vogliono».

07/05/2008 9.12