Centro Oli, Slow Foof scrive a Marini: «teniamo alta la guardia»

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Il presidente regionale di Slow Food, portavoce delle istanze di circa novanta aziende vitivinicole abruzzesi, scrive a Franco Marini
Una lettera ed un documento sottoscritto da circa novanta tra le maggiori aziende vitivinicole abruzzesi inviati all'ex presidente del Senato Franco Marini per chiedere di «rappresentare nelle opportune sedi istituzionali la voce di decine di produttori d'Abruzzo" che ribadiscono il loro no alla realizzazione del insediamento petrolchimico dell'Eni ad Ortona.
Il presidente di Slow Food Abruzzo Raffaele Cavallo torna ad occuparsi del Centro Oli facendosi portavoce di una cordata di lavoratori ed imprenditori del settore vitivinicolo che parlano di «un vero e proprio attacco al cuore della vitivinicoltura abruzzese, che si pone in netto contrasto con le politiche di sviluppo ecosostenibile che sia il mondo produttivo sia quello istituzionale hanno posto a base della loro azione».
«Dopo la sospensione del progetto di realizzazione del Centro Oli dell'Eni ad Ortona (fino al 31 dicembre 2008) decisa in Consiglio regionale, sembra calato il sipario su una vicenda che desta ancora molta preoccupazione tra gli abruzzesi», ha spiegato il presidente Cavallo.
Il presidente ha ribadito che con la realizzazione del Centro Oli di Ortona «si metterebbe a rischio, in modo irreversibile, l'intera filiera della viticoltura abruzzese, dal momento che l'insediamento dell'Eni insiste in un'area che da sola fornisce l'80% della produzione vitivinicola dell'intera regione e che dà lavoro a migliaia di aziende per lo più a conduzione familiare».
Per questa ragione ha voluto portare all'attenzione di Franco Marini le istanze della gran parte dei produttori abruzzesi («che rappresentano un comparto con un fatturato annuo di 300milioni di euro»), inviando anche una copia della missiva ai presidenti regionali di Giunta e Consiglio, Del Turco e Roselli.
«Mi auguro che con il coinvolgimento di uomini del calibro di Marini», ha concluso il presidente di Slow Food Abruzzo, «si possa aggiungere un significativo tassello a quella variegata cordata che ha tenuto insieme, negli ultimi mesi, associazioni, forze politiche, cittadini, scienziati, medici e sindacati nella comune protesta contro la realizzazione dell'insediamento in Contrada Feudo di Ortona, nella convinzione che oggi c'è bisogno di una nuova economia basata sulla rilocalizzazione di produzioni e consumi, sull'accorciamento delle filiere, sulla valorizzazione delle economie locali e di piccola scala».
03/05/2008 11.52