Polemiche sul parcheggio dell’hotel: più privato che pubblico

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. E’ polemica sulle scelte dell’amministrazione comunale che riguardano un parcheggio pubblico. Ma solo in teoria. Il Comune ha impiegato oltre 10 anni ad acquisire un parcheggio che gli spettava di diritto e poi ha accettato anche delle clausole dal privato che lo cede, sulla base delle quali si impedirebbe il passaggio e l’apertura di passi carrabili sulla proprietà pubblica.
È quanto si sta verificando nel parcheggio dell'hotel Canadian. La proprietà, che in cambio dell'autorizzazione a costruire avrebbe dovuto cedere al Comune il parcheggio antistante l'albergo, ha potuto per oltre dieci anni dilazionare la cessione e alla fine lo ha fatto stabilendo delle clausole, accettate dal Comune, che prevedono, per l'appunto, l'impossibilità per un privato cittadino la cui abitazione confina con il parcheggio stesso, di usufruire del varco per rientrare a casa.
«Una vicenda assurda, che parte da lontano», la definiscono i consiglieri Angelo Mancini (Idv) e Enrico Perilli (Prc).
«In seguito all'autorizzazione a edificare», spiegano i consiglieri comunali, «l'hotel Canadian avrebbe infatti dovuto realizzare un parcheggio pubblico, a beneficio del Comune. Tuttavia l'ente comunale ha impiegato più di 10 anni a far valere le sue ragioni lasciando il parcheggio a uso e consumo del privato. Quando finalmente è riuscito a ottenerne la cessione il Canadian ha posto però delle clausole, venendo a cedere il parcheggio senza però autorizzare il transito sull'area. Così un cittadino, proprietario di un'abitazione confinante, si vede attualmente il cancello ostruito da una rete metallica e da cassonetti per la spazzatura con la conseguente impossibilità di accedere a casa sua».
Il settore Legale del Comune è intervenuto dichiarando irricevibili e pertanto nulle le clausole in un primo tempo accettate dal Comune.
«Attenzione», spiegano Perilli e Mancini, «annullamento delle clausole non vuole dire certo annullamento del contratto. Invece i settori Urbanistica e Lavori pubblici hanno ritenuto di dover considerare non più valido, e pertanto da rifare, tutto il contratto con il quale il Canadian, dopo oltre 10 anni ripetiamo, cedeva al Comune quello che di diritto gli spettava».
Insomma, si rischia di ripartire dal via, con il Comune che non riesce a far valere le sue ragioni su una proprietà pubblica e con un privato cittadino leso nei suoi diritti e vittima di una burocrazia granitica e incompetente.
«Una situazione incresciosa», aggiungono, «che, peraltro, espone il Comune al rischio di ricorsi di cui davvero non ha bisogno e rispetto alla quale ci auguriamo che si faccia piena chiarezza».

29/04/2008 10.53