Dopo la protesta in piazza segnali di distensione tra Regione e ambientalisti?

Alessandro Biancardi

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PESCARA. L'assessore regionale al Turismo Enrico Paolini, il giorno dopo la manifestazione che ha portato in piazza seimila cittadini per difendere l'ambiente si è proposto come «mediatore». Si è detto pronto a diventare interlocutore degli ambientalisti, quegli ambientalisti che non dicono no a tutto e a tutti, ma quelli che vogliono veramente bene alla natura e sono aperti al dialogo. Quelli pronti a coniugare innovazione, tutela della risorse e sviluppo economico.

Soddisfatto per l'apertura al dialogo il deputato uscente della Sinistra Arcobaleno Maurizio Acerbo, sceso in piazza sabato insieme al movimento EmergenzaAbruzzo.
Acerbo sottolinea che se da un lato si registra la disponibilità di Paolini il governo regionale di centrosinistra (di cui anche lui fa parte) «è sul tema meritevole di aspre critiche».
«Da una maggioranza di centrosinistra ci si aspettava una svolta ambientalista», spiega il deputato, «che recuperasse il progetto della Regione Verde e non il susseguirsi di comportamenti e scelte sbagliate. La protesta espressa dalla società civile attiva è sacrosanta. Il nostro territorio è sempre più sfigurato e inquinato e non giungono segnali di consapevolezza dai palazzi della Regione».
Acerbo si domanda inoltre come mai la Regione non si decida a predisporre un Piano cave e attuare una moratoria sulle nuove autorizzazioni all'ampliamento di cave esistenti e all'apertura di nuove cave. «E' possibile che non si provveda ad una nuova normativa urbanistica che limiti il consumo di suolo e salvaguardi il paesaggio, mentre ci si ostina a riproporre la proposta di legge elaborata dalla destra?
E tra le altre cose a cui la Regione dovrebbe pensare Acerbo non dimentica «lo scempio della Piana di Navelli o la Postilli Riccio, il piano demaniale marittimo, l'impianto della Orim in una Bussi già diventata capitale dei rifiuti tossici».
A Paolini risponde anche il comitato Natura Verde che ha ricordato come siano disponibili ingenti risorse economiche «che potrebbero portare alla formazione di una compagine tesa a sperimentare in Abruzzo delle valide alternative allo sfruttamento petrolifero».
Il comitato, che si batte da mesi per impedire la realizzazione del Centro Oli a Ortona, propone oggi, alla stessa Eni, «il nuovo piano "industria 2015" a cura del Ministero dello Sviluppo Economico, col quale vengono modificati i sistemi di agevolazione delle imprese al fine di recuperare il gap di innovazione e competitività del sistema produttivo nazionale».
Le idee in cantiere sono tante e il comitato assicura: «non abbiamo preclusioni di sorta verso chicchessia. Gli unici argomenti nei confronti dei quali siamo e saremo sempre intransigenti sono quelli che porterebbero al sicuro tracollo di questa nostra regione».

18/03/2008 14.08