Centro Oli, ora i Verdi chiedono di cambiare il piano regolatore

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Il circolo dei Verdi di Ortona ha chiesto ieri la convocazione di un consiglio comunale per discutere della variante al Piano Regolatore per la costruzione del Centro Oli.
Dopo la vittoria al consiglio regionale del 4 marzo scorso, che ha bloccato fino a fine anno ogni decisione sul progetto, i Verdi cercano di mettere al riparo il risultato ottenuto.
«Questa richiesta», ha spiegato Maurizio Cieri del coordinamento cittadino, «è motivata dal verificarsi di fatti importanti e adesso bisogna modificare quello che il Consiglio Comunale decise lo scorso 4 ottobre, quando approvò la variante al piano regolatore trasformando un terreno agricolo in sito industriale».
Una modifica del Prg bloccherebbe di fatto ogni possibile intenzione dell'Eni di costruire adesso e anche in futuro.
I Verdi ricordano inoltre che già prima di quella decisione il direttore generale dell'assessorato all'Ambiente e al Territorio aveva inviato al Comune una lettera, dove si riportano in grandi linee i risultati dello studio commissionato dalla Regione Abruzzo sul Piano Regolatore della qualità dell'aria.
«Da questo studio», spiega Cieri, «si evince come il territorio di Ortona sia già al limite del pericolo nei Bilanci complessivi delle emissioni in atmosfera».
Inoltre c'è da considerare la decisione del Consiglio regionale del 4 marzo scorso che ha approvato la sospensione, fino al 31 dicembre 2008, al rilascio di ogni permesso a costruire insediamenti «di nuove industrie insalubri classificate di prima classe».
Ma la protesta dei cittadini non si arresta e c'è la volontà di mantenere alta la soglia dell'attenzione fino a quando non si raggiungere un risultato certo. Sabato 15 marzo il Coordinamento EmergenzAmbiente Abruzzo (composto da quasi cinquanta associazioni) ha organizzato una manifestazione di protesta per la difesa della salute e dell'ambiente.
«Ad un anno dal sequestro delle discariche di Bussi», hanno spiegato gli organizzatori, «ci sarà in piazza una mobilitazione collettiva per denunciare lo stato di grave degrado in cui versa la cosiddetta Regione Verde d'Europa: discariche di sostanze tossiche, acqua potabile contaminata da sostanze chimiche cancerogene, discariche progettate, realizzate e gestite in maniera errata e per questo sequestrate, occupazione e cementificazione della costa senza il rispetto di nessuna regola, sfruttamento selvaggio ed inquinamento dei fiumi».

11/03/2008 9.32