Melilla: «sì alla canapa indiana per alleviare le sofferenze dei malati»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Gianni Melilla, presidente del Gruppo Sinistra Democratica per il socialismo europeo in consiglio regionale, ha presentato una mozione per rappresentare al Governo ed al Parlamento nazionale «la necessità di regolamentare l’uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati».

Al riguardo, in Italia, è stata già approvata una specifica legge, (la n.12 del 2001) che consente ai medici chirurghi e ai medici veterinari di poter prescrivere detti farmaci nella terapia del dolore severo.
L'obiettivo della legge e' quello di garantire un accesso piu' facile ai medicianali oppiacei con lo scopo di offrire un trattamento piu' efficace del dolore e della sofferenza ai malati terminali, o a pazienti affetti da dolore cronico che non rispondono ai comuni trattamenti antalgici, così come previsto dalle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanita', riguardanti la disponibilita' dei farmaci oppiacei nella terapia del dolore.
«A livello internazionale», ha spiegato Melilla nella sua interrogazione, «sono stati condotti numerosi studi e ricerche sulla positività dell'uso terapeutico della cannabis e dei suoi derivati e riviste scientifiche riferiscono che il 44% dei medici avrebbe consigliato ai propri pazienti di utilizzare i derivati della canapa indiana».
Melilla precisa che, data la delicatezza della materia, «occorre fugare ogni dubbio per non cadere in eventuali errori interpretativi o banali strumentalizzazioni», poiché la mozione presentata riguarda «solo ed esclusivamente la scelta di approvare l'utilizzo terapeutico della canapa indiana e non rientra affatto nel confronto tra l'approccio proibizionista e quello antiproibizionista sulle droghe».
«E' ampiamente dimostrato», continua Melilla, «che l'impiego terapeutico della canapa indiana e dei suoi derivati è efficace in malattie di varia natura quali i tumori, l'AIDS, la sclerosi multipla, l'asma bronchiale, il morbo di Parkinson, l'arterioclerosi, l'epilessia, l'emicrania».