Centro Oli: «Del Turco: «mi batterò contro i contestatori»

Alessandro Biancardi

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  Centro Oli: «Del Turco: «mi batterò contro i contestatori»
ORTONA. «Mi batterò contro chi ritiene che, respingendo i progetti di sviluppo di un colosso come l'Eni, si faccia del bene alla collettività abruzzese».(Nella foto il centro oli di Viggiano-Potenza) I NO DI CAMILLO D'ALESSANDRO (PD) E RIFONDAZIONE
I fischi ricevuti domenica mattina in piazza Salotto durante il comizio di Veltroni da parte del comitato contrario al progetto Eni sembrano non aver scosso più di tanto il presidente Del Turco che proprio dopo la contestazione torna a ribadire l'importanza del progetto.
«Riuscire ad attrarre investimenti da parte di realtà di caratura internazionale come lo stesso Eni o Finmeccanica Micron, Honda o Sevel», ha detto ieri pomeriggio nel corso di una riunione con le forze sociali, sindacali ed economiche abruzzesi, «rappresenta un obiettivo importante per qualsiasi governo regionale».
Per Del Turco i contestatori sono quindi da combattere e bisogna proseguire per la propria strada.
Lui non parla di cittadini preoccupati per la sorte del proprio territorio ma di «una sollevazione popolare, fomentata da un gruppo di persone mosse da vari interessi» e ha sottolineato nuovamente che «il Consiglio comunale di Ortona si è mostrato favorevole all'insediamento ad Ortona del Centro Oli».
Adesso proprio questi contestatori «rischiano di mettere un freno alla politica di rilancio del nostro settore produttivo. Peraltro, - ha concluso - non va affatto trascurata la circostanza che, in un momento di particolare scarsità di risorse economiche, la riscossione delle relative royalties, come è avvenuto, ad esempio, nella Basilicata, dove non ci sono state grosse ripercussioni sul sistema delle produzioni agricole o sul mercato turistico, potrebbe contribuire a sostenere diversi settori della nostra economia».
E intanto chi domenica mattina sventolava cartelli con le frasi "No al petrolchimico", "Liberi dai veleni" e "Un Abruzzo verde e sostenibile si può fare" ribadiscono l'importante mobilitazione cittadina.
«E' una mobilitazione straordinaria per l'Abruzzo», ha spiegato Giorgio Rigon del Comitato NaturaVerde.
«La protesta contro il Centro Oli ha risvegliato le coscienze di migliaia di cittadini».
Agricoltori, studenti, liberi professionisti, operai e casalinghe: «gli abruzzesi hanno capito che una scelta in favore del petrolio sarebbe irreversibile e precipiterebbe il nostro territorio in un baratro. La nostra economia, fatta di agricoltura e turismo, subirebbe danni incalcolabili e la salute dei cittadini verrebbe esposta al rischio costante di sostanze tossiche quali l'idrogeno solforato».
Una protesta che gli stessi ideatori definiscono «compatta e ordinata», «capace di portare anche soluzioni alternative e concrete».
«Non bisogna avere paura di dire no o pensare che quando una decisione è stata presa i cittadini non abbiano più possibilità di rinegoziarla – ha commentato Antonio Bianco, coordinatore del progetto Ecovie - Il modello di sviluppo legato a infrastrutture nocive per l'ambiente e per l'uomo si sta esaurendo, produce veleni e non si lega a nessuna delle vocazioni del nostro territorio, che pure ha bisogno di essere rilanciato. Il mercato turistico internazionale chiede natura, non petrolio».

19/02/2008 9.23

IL NO DI CAMILLO D'ALESSANDRO (PD)

«E' stato Veltroni, in occasione della presentazione del programma a Roma, solo qualche giorno fa, a dichiarare, assumendo pubblico impegno, che “è ora di rottamare il petrolio”. Non capisco perché, proprio in Abruzzo, Regione dei parchi e dell'eccellenza vitivinicola, possa essere disconosciuto tale indirizzo strategico».
E'il commento del Consigliere regionale, Camillo D'Alessandro Pd il quale ha aggiunto che: «la compatibilità di un investimento non può essere il risultato di una valutazione semplicemente economica, ma deve rispondere alla capacità di essere sostenibile sul territorio stesso in termini di consenso e di condivisa opportunità. Nel caso del centro Oli di Ortona non vi è né consenso e neanche condivisione sull'opportunità dell'investimento. Questa è la verità».
«Il fronte del no a tale insediamento, non è rappresentato solo da qualche cittadino agitatore di folle», ha precisato D'Alessandro rispondendo a Del Turco,«come si vorrebbe far passare, ma è costituito oltre che da migliaia di cittadini, da tutto il mondo dell'agricoltura, dal sistema delle cantine sociali, dagli Enti locali ed oggi anche da una larga schiera di medici oltre alla partecipazione di consiglieri regionali e di componenti della stessa Giunta regionale a partire dall'Assessore all'Agricoltura Marco Verticelli».

RIFONDAZIONE: NO AL CENTRO OLI, SI' AD UNA REGIONE CHE ASCOLTI I CITTADINI

«L'”Ambientalismo del fare” proposto dal Partito Democratico comincia male e rischia di tradursi nella versione abruzzese dell'ex-socialista Del Turco nella vecchia pratica del “lasciar fare”, delle mani libere a qualunque investimento, nel non rispetto della risorsa territoriale. Altro che novità!».
Anche Rifondazione bacchetta l'isolato Del Turco e torna a chiarire la propria posizione.
«Una politica economica e di sviluppo costruita su modelli obsoleti», dice il segretario regionale Marco Gelmini,«quali lo sfruttamento e la raffinazione del petrolio e di fonti energetiche non rinnovabili, rischia di rappresentare un passo indietro verso la costruzione di modelli economici durevoli che possano dare occupazione ed al contempo rispetto per l'ambiente attraverso la conservazione degli ecosistemi e della vita».
«Anche il rispetto delle leggi, ricordato dal presidente Del Turco, non può bastare davanti alla compromissione di un territorio ad alta valenza agricola ed ambientale senza che la popolazione venga coinvolta a priori nella discussione sul futuro della propria città, della qualità della vita e dell'ambiente in cui si vive».
«La partecipazione dei cittadini alla costruzione delle scelte di una comunità», ha aggiunto il segretario della provincia di Chieti Alessandro Feragalli, «dovrebbe rappresentare la premessa dell'azione politica, mentre viene percepita dalle più alte cariche istituzionali regionali come un ostacolo, una fastidiosa ritualità di chi non si allinea alla volontà di poche persone che dall'alto decidono sul futuro del territorio».
Rifondazione Comunista ribadisce «la propria contrarietà all'ipotesi della realizzazione di un petrolchimico ad Ortona, proponenedo che la Regione assuma atti concreti a sostegno di uno sviluppo sostenibile della costa teatina ripristinando, ad esempio, le risorse per l'acquisizione dell'ex tracciato ferroviario che, unitamente all'istituzione del parco marino, tutelerebbero l'ambiente della costa adriatica offrendo opportunità occupazionali durevoli, non intaccando le potenzialità produttive e l'occupazione nelle aziende agricole esistenti».
19/02/2008 15.38