Sanatrix, San Salvatore e piano regionale: «a L'Aquila sanità a picco»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Allarmi e smentite si alternano in questi giorni sulle questioni più spinose della sanità aquilana. Dopo la Sanatrix, sembrano addensarsi nubi minacciose sui reparti di ematologia e di oncologia.  

L'AQUILA. Allarmi e smentite si alternano in questi giorni sulle questioni più spinose della sanità aquilana. Dopo la Sanatrix, sembrano addensarsi nubi minacciose sui reparti di ematologia e di oncologia.

 

È per questo che ieri mattina la presidente di Provincia Stefania Pezzopane ha voluto visitare di persona il reparto di oncologia medica, per verificare qual è la reale situazione.
Nel centro oncologico aquilano, diretto dal professor Carlo Figorella, operano attualmente tre medici sostenuti con i fondi de "L'Aquila per la vita", tre universitari e un solo medico ospedaliero.
Un organico sottostimato per far fronte alle lunghe file di pazienti, costretti addirittura ad attendere in piedi il loro turno, prima di sottoporsi a cure lunghe e dolorose.
«Il reparto andrebbe potenziato», ha sottolineato Pezzopane, «perché è proprio qui che si trovano le professionalità e la capacità per ospitare il centro regionale di oncologia. Nelle more dell'elaborazione del piano sanitario regionale, diventa quanto mai opportuno», ha continuato la presidente, «che l'assessore regionale alla sanità e il direttore generale della ASL convochino le istituzioni locali e gli operatori sanitari per fugare ogni dubbio e dire a chiare lettere che è L'Aquila la città candidata ad ospitare il centro regionale di oncologia».
La Provincia reclama chiarezza: «non vorremmo trovarci di fronte a spiacevoli sorprese, a giochi ormai fatti».
Per il consigliere regionale De Matteis, invece, «il reparto di Oncologia, citato dagli esperti e dalle Istituzioni più prestigiose come uno dei punti di riferimento in Europa nel proprio settore non deve essere messo in discussione come eccellenza in regione, cerchino di capirlo bene alcuni 'scienziati' in Regione: sarà inaccettabile ogni altra ulteriore penalizzazione su base politico-geografica».
La preoccupazione arriva da ogni fronte politico ed è anche il senatore Marcello de Angelis a chiedere rassicurazioni: «sembra assurdo che esso venga chiuso; è impensabile, infatti, che un Piano Sanitario regionale e il riordino dei posti letto vadano a colpire, penalizzandoli, centri di tale rilevanza».
Per l'Ugl-Sanità, invece, il vero problema è «il piano Sanitario Regionale colpisce pesantemente la sanità pubblica e privata del comprensorio aquilano. Chiediamo agli Enti Locali ed a tutti i politici del territorio di alzare con forza la voce ed impedire l'ennesimo saccheggio ai danni della città dell'Aquila.

Per il Capogruppo regionale dei Liberaldemocratici, Antonio Verini, «la questione non riguarda soltanto la pur criticabile decisione di chiudere il reparto Ginecologia della Sanatrix. E' l'impostazione del Piano che non va, e non siamo disponibili a subire le solite discriminazioni politiche su base geografica. Difenderemo in tutte le sedi e con tutti i mezzi i reparti di ematologia ed oncologia a L'Aquila, nonché i presidi di Castel di Sangro».

16/01/2008 10.00