Amministrative Pescara: «prima la fedina penale, poi gli uomini»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Che le grandi manovre siano già iniziate per le prossime elezioni politiche a Pescara non è una novità. Sono già saltati fuori alcuni nomi ed i dovuti distinguo. Si è parlato di candidati del centrodestra come Nazario Pagano (Fi), si sospetta un ruolo di primo piano di Albore Mascia (An), Carlo Masci (Udc) schierato anche lui in pole position.



PESCARA. Che le grandi manovre siano già iniziate per le prossime elezioni politiche a Pescara non è una novità. Sono già saltati fuori alcuni nomi ed i dovuti distinguo. Si è parlato di candidati del centrodestra come Nazario Pagano (Fi), si sospetta un ruolo di primo piano di Albore Mascia (An), Carlo Masci (Udc) schierato anche lui in pole position.E poi a sinistra il dilemma delle coalizioni: D'Alfonso pare certo, ma anche il suo vice Teodoro. C'è poi Carlo Costantini per Idv e l'"incognita" Rifondazione. Si aggiungono poi i candidati delle altre liste come Sfl Innovazione europea e Pescara in Comune degli amici di Beppe Grillo.
E c'è tempo per fare una lunghissima sfilza di nomi prima della ufficializzazione e la possibilità di una nuova ondata di primarie, pare caldeggiata anche dal centrodestra.
Spinge per la consultazione degli elettori e la scelta dei candidati anche La Destra.
«La città di Pescara», dice il responsabile Nicola Marchione, «sta vivendo uno dei momenti più delicati e pericolosi della sua storia recente a causa di una guida basata sulla strategia dell'annuncio e sulla delega sistematica delle scelte strategiche alle lobby affaristiche travestite da benefattori. Il destino delle aree di risulta, l'espansione urbana, l'arredamento della città sono ormai nelle mani di poteri forti estranei alla sensibilità ed agli interessi di Pescara. Una politica demagogica, la mania di grandezza, l'occupazione sistematica e clientelare della burocrazia pubblica sono stati pagati a caro prezzo da tutta la comunità. Il futuro di Pescara è ormai nelle mani della finanza speculativa».
Intanto, più che alle elezioni in senso stretto anche questa volta si guarderà con un certo interesse alla giustizia, al suo corso e ai curricula delle centinaia di persone che aspireranno a diventare amministratori della cosa pubblica.
E nessuno sembra fare i conti con i possibili sviluppi di alcune grosse indagini che potrebbero concludersi proprio prima delle votazioni.
Ad acuire questo aspetto l'avviso di garanzia al sindaco D'Alfonso per il concorso vinto dal suo braccio destro, Guido Dezio, con l'accusa di abuso d'ufficio.
Si vedrà se la vicenda si chiarirà in tempi brevi così come auspicato dallo stesso primo cittadino.
E se così sarà verrà a mancare un'ombra che non potrà che giovare alla competizione elettorale.
Sembra ci sia la volontà da parte di alcune forze di porre l'attenzione proprio ai precedenti penali e alle pendenze, così fastidiose e inopportune per cariche pubbliche.
Soprattutto dopo il "fenomeno Grillo" (Grillo è stata appunto la parola più cercata su Google nel 2007, vorrà pur dire qualcosa), dopo la consegna della petizione in Parlamento, sempre da parte del comico genovese, per un Parlamento pulito, sembra essere cresciuta la sensibilità delle persone (sensibilità assolutamente trasversale agli
schieramenti) sulla trasparenza e competenza delle persone da eleggere.
«Preoccupa il fatto», dicono gli Amici di Beppe Grillo che presenteranno la loro lista in via di definizione, «che i nostri amministratori, eletti da noi e, dunque, nostri rappresentanti, sembrano avere un rapporto privilegiato con le indagini giudiziarie.
In questo la politica locale ricalca in pieno le orme dei politici nazionali».
E proprio loro riportano l'attenzione su recentissime nomine circa i commissari dell'Ato di Pescara e Chieti, nomine volute fortemente dalla giunta e dal suo presidente, Ottaviano Del Turco.
«Siamo perplessi», dicono, «sui due commissari, già dirigenti regionali, Pierluigi Caputi e Antonio Sorgi. I dubbi non sono, certamente, sulle capacità ma sul fatto che le persone in questione, sembra siano indagate per corruzione nell'inchiesta di Roccaraso.
Fatta salva la presunzione di innocenza ci chiediamo, in attesa della risoluzione definitiva della vicenda se non sia opportuno che persone già sotto inchiesta non ricevano nuovi incarichi di natura amministrativa e politica, incarichi oltretutto delicatissimi come quelli di Commissari dell'ATO? Non ce ne sono forse altri competenti ma non indagati?».
Non è forse la solita storia?
La lista civica Pescara in Comune poi ricorda le ultime nefaste vicende che hanno caratterizzato la pessima politica che molto spesso si è caratterizzata per inerzia, per mala gestione o per omissioni clamorose. Allo stato attuale tutto quanto si riassume con l'aumento della pressione fiscale.
«E infine», continuano i seguaci del comico fustigatore, «perché nessun giornale, nessun media ha sottoposto all'attenzione dell'opinione pubblica locale un dato di fatto incontrovertibile, ossia la nomina alla carica di Commissari ATO di due persone indagate per corruzione? Sarà un caso che in Italia ci sia stato bisogno di una legge d'iniziativa popolare per sottoporre all'attenzione dell'opinione pubblica che 24 parlamentari sono condannati in via definitiva, molti per reati contro la pubblica amministrazione?».
Sensibile al tema giustizia anche l'Idv che con Carlo Costantini accosta il caso del generale della Finanza Speciale alla situazione pescarese.
«L'epilogo della vicenda Speciale e le dichiarazioni preventive di allarme, puntualmente inascoltate, assunte dall'Italia dei Valori a livello nazionale, mi sembrano perfettamente sovrapponibili ai rapporti dell'Italia dei Valori con le altre forze dell'Unione a livello locale», sostiene Costantini.
«Da anni invochiamo a Pescara il rispetto delle regole e dei principi di trasparenza e di legalità che devono guidare l'amministratore pubblico», spiega il deputato, «da anni, però, risultiamo puntualmente inascoltati, al punto tale che qualcuno, all'interno della maggioranza, ci ha definiti "avvocati del diavolo". L'anomalia è, piuttosto, nella considerazione che il Partito Democratico a Pescara – così come a Roma sul caso Speciale – consideri chi all'interno della coalizione invoca il rispetto rigoroso del valore della legalità un "avvocato del diavolo", invece che una voce, forse lontana dal coro, ma comunque esclusivamente preoccupata della esigenza di un recupero di credibilità della politica, a partire dal rispetto delle regole».
Sembra insomma che questa volta, forse più delle altre, non sarà tanto facile riuscire a portare sugli scranni chi è già inciampato proprio mentre svolgeva le sue funzioni di amministratore della cosa pubblica.


18/12/2007 9.41