D’Ambrosio contro la Regione per l’incompatibilità sindaci nei cda

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Viene giudicato un attacco contro i sindaci e gli amministratori. Ancora una volta a far discutere è il tema della “poltrona” e degli incarichi. Non piace la nuova legge che vieta per i nuovi cda degli Ato il doppio incarico. Dopo la votazione il consigliere Pd Donato Di Matteo ha abbandonato polemicamente l’aula. Oggi interviene Giorgio D’Ambrosio, deputato Pd.
«Trovo assolutamente deplorevole l'ennesimo attacco perpetrato dal Consiglio della Regione Abruzzo contro i pubblici amministratori locali stabilendo la incompatibilità dei sindaci e di tutti coloro che hanno rivestito cariche elettive negli ultimi tre anni rispetto alla nomina all'interno di Consigli d'amministrazione di Enti e società di gestione. Una norma che potrebbe anche essere condivisibile se non partisse da un presupposto intollerabile, ossia che i costi della politica sono determinati solo da sindaci e pubblici amministratori, presupposto che rappresenta un'offesa per chi oggi si impegna quotidianamente per la promozione del territorio, spesso portando avanti anche battaglie difficili contro i veri ‘giganti' della politica».
E' questo il commento dell'onorevole Giorgio D'Ambrosio, segretario uscente de La Margherita, esponente del Partito Democratico, in merito all'emendamento approvato dalla Regione Abruzzo durante la discussione della nuova legge sui rifiuti.
«E' ora di finirla con gli attacchi quotidiani della Regione Abruzzo nei confronti dei tanti piccoli amministratori locali impegnati per la tutela della cosa pubblica – ha puntualizzato l'onorevole D'Ambrosio -, trattati come criminali. Parliamo di persone che spesso sacrificano il proprio lavoro, la famiglia e spendono la propria esistenza per la promozione del territorio, per il lavoro quotidiano a favore dei cittadini, persone che hanno a cuore le esigenze degli utenti».
«E poi, cosa ancora più inaccettabile», aggiunge D'Ambrosio,«l'emendamento approvato, che esclude sindaci, consiglieri comunali, o provinciali, o regionali, e altre cariche elettive dai Cda degli Enti, lascia intendere che così facendo si ridurranno i costi della politica, quasi che proprio queste cariche elettive rappresentassero lo sperpero negli Enti di gestione. Bene, allora invito la Regione Abruzzo a dire subito i nomi di quei professionisti che andranno a ricoprire i ruoli di presidente o consiglieri nei Consigli d'amministrazione a titolo assolutamente gratuito. In caso contrario, non si comprende perché un sindaco o un pubblico amministratore, eletto dal popolo, posto alla guida di un Cda rappresenti un ‘costo' per la politica e un professionista che ricopra la stessa carica, con la stessa indennità, rappresenti invece un valore aggiunto».
La polemica si inserisce in un più ampio scenario politico nel quale sembrano convivere difficilmente le varie anime del neonato Pd e che in Abruzzo sembra avere molte frange.
13/12/2007 10.28