Approvato odg per salvare le Poste

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il Consiglio comunale ha approvato l’ordine del giorno, che vedeva come primo firmatario il consigliere Luigi D’Eramo (La destra) , con cui si dà mandato al sindaco di attivarsi preso Poste italiane e presso il Ministero competente onde evitare la trasformazione degli uffici postali del territorio in sportelli bancari.

Il provvedimento è passato con 24 voti favorevoli (Idv, La Margherita, Impegno per L'Aquila, Nuovo Psi, Pdci, Udeur, An, La destra, Udc, L'Aquila città unita, Idm, Forza Italia, Sdi, Liberldemocratici). Si sono astenuti i consiglieri Antonello Bernardi (Ds), Giuseppe Bernardi, Giustino Ma sciocco (Sinistra democratica) ed Enrico Perilli (Prc).
Al momento del voto sulla mozione, presentata dal consigliere Enzo Lombardi (Forza Italia), sulle elezioni amministrative comunali dello scorso mese di maggio, è mancato il numero legale. Erano infatti presenti 18 consiglieri contro i 21 previsti dal regolamento per la validità della seduta.
«La trasformazione porterebbe – recita il documento – ad un grave disagio nei confronti della cittadinanza aquilana e dei cittadini del territorio della provincia, soprattutto anziani, diversamente abili e non autonomi riguardo alla mobilità».
Il consigliere D'Eramo ha presentato l'ordine del giorno sulla base della denuncia sindacale, da parte dell'Ugl, riguardo ad un probabile depotenziamento del Centro postale operativo (Cpo) dell'Aquila, che configurerebbe il rischio della soppressione dello stesso.
«Non possiamo accettare – ha dichiarato Luigi D'Eramo – lo smantellamento di un servizio essenziale per il nostro territorio, quale quello erogato dalle Poste». Stando alla denuncia dell'Ugl, infatti, la ristrutturazioni all'ipotesi di Poste italiane prevedrebbe la soppressione dell'ufficio distribuzione recapito e di quello per la corrispondenza in entrata da fuori provincia e fuori regione, che verrebbero trasferiti a Pescara.
«Si possono pertanto immaginare – ha proseguito D'Eramo – i disagi e i rallentamenti dovuti a questo accorpamento».
Vi è inoltre il problema dei 25 addetti agli uffici aquilani, che rischiano il trasferimento, per non parlare delle ripercussioni negative in quei piccoli centri del comprensorio che, privati di un servizio essenziale, «andrebbero incontro a spopolamento e progressiva perdita di autonomia e di importanza».
03/12/2007 17.04