Acqua in Abruzzo: «serve una rivoluzione nella gestione del servizio»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La riforma del settore è in discussione alla Regione. Questa mattina sono state illustrate le caratteristiche dal WWF e Abruzzo Social Forum per una gestione pubblica, trasparente e sostenibile dell’acqua. Sono stati chiesti 4 ATO disegnati sui principali bacini idrografici, il taglio di incarichi ed indennità, la partecipazione dei cittadini nella gestione degli Enti, la pubblicazione degli atti e dei dati sulla qualità dell’acqua sui siti Web, il sostegno alla cooperazione internazionale sull’acqua, 50 litri d’acqua gratuiti con disincentivazione dei consumi tramite la tariffa e bilanci idrici di bacino.

ABRUZZO. La riforma del settore è in discussione alla Regione. Questa mattina sono state illustrate le caratteristiche dal WWF e Abruzzo Social Forum per una gestione pubblica, trasparente e sostenibile dell'acqua. Sono stati chiesti 4 ATO disegnati sui principali bacini idrografici, il taglio di incarichi ed indennità, la partecipazione dei cittadini nella gestione degli Enti, la pubblicazione degli atti e dei dati sulla qualità dell'acqua sui siti Web, il sostegno alla cooperazione internazionale sull'acqua, 50 litri d'acqua gratuiti con disincentivazione dei consumi tramite la tariffa e bilanci idrici di bacino.

Si tratta di numerose proposte formulate dalle due organizzazioni sotto forma di specifiche osservazioni alla proposta di riforma già in discussione alla Regione.
La popolazione abruzzese ha dimostrato recentemente il proprio interesse per la materia, e ben 13000 cittadini hanno sottoscritto, tra l'altro, la Legge d'Iniziativa Popolare per l'Acqua Pubblica oggi in discussione presso la Camera dei Deputati.

«Apprezziamo lo sforzo della Regione per salvaguardare la gestione pubblica dell'acqua» dichiara Renato Di Nicola, per il Forum Acqua dell'Abruzzo Social Forum «riconoscendo i pericoli derivanti dalla privatizzazione del settore. A nostro parere una gestione privata avrebbe, ad esempio, aggravato la crisi di quest'anno, visto che il privato ha ancora più interesse nel sostenere che tutto va bene anche in caso di problemi come quello dell'inquinamento delle acque. Anche se la formulazione della proposta di legge di riforma non è avvenuta attraverso un coinvolgimento della società abruzzese e un percorso partecipativo, abbiamo ritenuto di poter continuare un positivo dialogo con le Istituzioni partendo proprio dalla salvaguardia della gestione pubblica dell'acqua».
«Noi», ha continuato il rappresentante, «abbiamo un'idea di “gestione pubblica” profondamente diverso da quanto abbiamo visto finora nella gestione della gran parte dei 6 Ambiti abruzzesi: inefficienze diffuse, giochi di potere, assunzioni facili, fallimento della depurazione e dispersione nelle reti alle stelle di questo prezioso bene. Una vera gestione pubblica deve essere profondamente diversa e per questo abbiamo inviato a tutti i gruppi al Consiglio Regionale le nostre osservazioni al disegno di legge in discussione. Auspichiamo che, tramite una serie di emendamenti, possano essere recepite per assicurare una gestione veramente efficiente, trasparente, sostenibile e partecipata di questo bene comune. Dal taglio di incarichi ed indennità si può partire per una riforma vera del settore».

I NUOVI CONFINI DEGLI ATO





«I confini dei nuovi ATO - dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo - dovrebbero tener conto dei 4 principali bacini idrografici abruzzesi e non della mera realtà amministrativa delle 4 province. E' universalmente noto e riconosciuto da tutte le norme italiane ed europee che l'unità di gestione di base dell'acqua è il bacino idrografico, visto che ciò che accade a monte si riflette a valle. E' solo tenendo conto di quest'unità funzionale e gestionale che si possono risolvere i conflitti che possono scatenarsi attorno a questo bene comune».
Secondo questa proposta per la prima volta L'Aquila e Pescara, ad esempio, si troverebbero a sedere in un'unica assemblea per discutere il futuro del loro territorio; è, quindi, un'acqua che unisce e non divide.
E' stato proposto l'inserimento di un articolo specifico sulla partecipazione dei cittadini, sull'informazione e sulla trasparenza per evitare che si ripeta lo scandalo che abbiamo subito quest'anno, con i dati sulla qualità dell'acqua nascosti per tre anni ai cittadini.
Dunque trasparenza assoluta con dati pubblicati sui siti internet dei rispettivi enti facilmente consultabili da tutti,senza burocrazia ad intralciare i diritti costituzionali.

«NO ALLA AUTORITY REGIONALE»

«Non ci sentiamo di condividere la nascita di un'Authority regionale», ha aggiunto De Sanctis, «figura non eletta e dai costi elevati e che sarebbe in ogni caso di nomina politica. Prevedendo gli stessi poteri previsti per l'Authority, si dovrebbe rafforzare, invece, l'assessorato regionale già competente, il cui operato potrà essere sottoposto alla valutazione dei cittadini.
Proponiamo, poi, una profonda rivisitazione dei Piani d'Ambito, con la partecipazione dei cittadini e la redazione del bilancio idrico di bacino, strumento indispensabile per programmare qualsiasi utilizzo dell'acqua. Per quanto riguarda le tariffe, chiediamo che vi sia la garanzia di 50 litri d'acqua potabile al giorno gratuiti per i cittadini, con uno schema tariffario che preveda una forte disincentivazione dei consumi. Infine, punto chiave della legge dovrebbe essere il controllo dei cittadini degli Enti, con la partecipazione di 3 cittadini ai Consigli di amministrazione degli ATO, senza emolumenti né diritto di voto ma con diritto di parola, e la possibilità di partecipare alle assemblee dei nuovi ATO».
Dall'accoglimento di queste proposte scaturirebbe, secondo le due organizzazioni, quella rivoluzione nella gestione del Servizio Idrico Integrato ormai «necessaria per dare credibilità ad un sistema sull'orlo del fallimento».


05/11/2007 14.52



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