Rapagnà contro la stampa, «adesso sciopero»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Da oggi Pio Rapagnà comincia lo «sciopero della informazione e della parola» a tempo indeterminato, attraverso «un rigorosissimo e totale “silenzio stampa”» nei confronti di quegli Organi «di disinformazione» regionale (così li ha ribattezzati) «che hanno bistrattato e fatto calare il più totale silenzio, prima durante dopo, i 4 Referendum regionali abrogativi dei costi impropri della casta politica in Abruzzo».


«Salvo alcune note eccezioni», ha sottolineato l'ex Parlamentare oggi impegnato nella campagna per far abolire i costi della politica, «la maggior parte degli organi di informazione abruzzesi, sono intervenuti sui referendum, e sulle generose e coraggiose iniziative del Comitato promotore, senza informarsi nemmeno di che cosa si trattava, e senza illustrare con competenza, preparazione e professionalità i contenuti veri dei quesiti dei 4 referendum, senza approfondire, dibattere, commentare, anche criticandone gli aspetti di essi eventualmente ritenuti “antipolitici”».
«Spesso e volentieri», secondo Rapagnà, «si è scritto e parlato solo per “confondere le idee e le iniziative”, cambiarne le finalità e le motivazioni, sminuirne la rilevanza costituzionale e statutaria, deviarne gli obiettivi ed i possibili risultati, ingannando così i cittadini abruzzesi, e senza assumersi alcuna responsabilità circa le conseguenze anti-democratiche del loro comportamento ai fini della tutela degli istituti della partecipazione e della democrazia diretta».
E adesso Rapagnà si è ampiamente stancato. Sulla questione aveva scritto una lettera anche al presidente dell'ordine dei giornalisti abruzzesi, ma da quel giorno poco o niente è cambiato. E attaccà: «non si può dover dipendere dalle labbra, dalla penna, dalla discrezione e dalla scarsa deontologia professionale di nessuno tra i tanti direttori, redattori, giornalisti e pubblicisti iscritti all'albo regionale, molti dei quali in più di un anno di impegno referendario quotidiano non hanno trovato modo di svolgere la propria professione nel rispetto e nella attuazione anche parziale di quanto previsto dal codice deontologico di comportamento».
13/10/2007 11.42