Referendum costi politica: «giornali assenti e legati alla casta»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La raccolta firme per la richiesta di un referendum sui tagli della politica abruzzese è fallita. Ci terremo queste spese, queste indennità e a quanto pare i cittadini non sono parsi poi così preoccupati o impegnati a risolvere la questione.
Ma oggi il promotore dei quattro referendum si toglie qualche sassolino dalla scarpa e accusa i giornali locali che hanno boicottato la notizia.
«Quelli che vengono ritenuti i due principali quotidiani della regione hanno fatto "orecchie da mercante" sia rispetto ai contenuti ed agli "effetti pratici" dei 4 quesiti e sia rispetto alla dovuta informazione nei tre mesi di campagna referendaria per la raccolta delle firme, nel mentre hanno trattato ampiamente ed a "sirene spiegate" di altre iniziative similari (referendum consultivo sul piano traffico di Pescara, scontro sulle candidature alle elezioni primarie per il partito democratico, il partito dell'acqua nella Val Pescara ed in Abruzzo. Ci si augura», continua Rapagnà, «che l'Ordine dei Giornalisti e gli altri strumenti di controllo e di garanzia della informazione mantengano alta la guardia anche in questo campo "minato" ed "inquinato" dei costi della politica e dei rapporti tra certi organi di informazione, le rispettive proprietà editoriali e l'attuale casta politica insediatasi in Abruzzo al seguito di quella precedente per "abbandono di campo"».
Il periodo a disposizione per la raccolta delle firme è finito, la immane fatica quotidiana fisica, psicologica e morale è finalmente conclusa. I tempi non sembrano ancora maturi in Abruzzo per una partecipazione cittadina che cambi le cose. L'inerzia è ancora dietro l'angolo.

26/09/2007 9.22