Rientro del personale: «impossibile dare seguito alla risoluzione del consiglio»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Un rientro in Regione del personale trasferito alle Province «non è possibile e provocherebbe una paralisi del processo di decentramento amministrativo, per il quale la Regione Abruzzo sta procedendo», secondo precise indicazioni normative nazionali e direttive comunitarie.
È il senso del documento che l'assessore al Personale, Giovanni D'Amico, ha inviato al presidente della Regione, Ottaviano Del Turco,
in relazione alla risoluzione 142 votata dal Consiglio regionale il 3
agosto scorso sulla possibilità di emanare un provvedimento legislativo che permetta al personale trasferito alle Province di rientrare in Regione.
Il presidente della Regione invierà il documento al presidente del Consiglio regionale in relazione alle misure che l'Assemblea vorrà
adottare, se cioè dare seguito alla risoluzione oppure rinunciare. In
un lungo documento, tecnicamente argomentato, D'Amico spiega che
questo personale «è stato inquadrato nei ruoli provinciali dal 1
gennaio 2005».
«Questo determina - scrive - una incompetenza assoluta della Regione
riguardo ad un suo eventuale intervento che vada ad incidere sullo
stato giuridico dei dipendenti in organico presso altro ente». Accanto
a questi rilievi di carattere costituzionale, D'Amico ribadisce il
concetto che le operazioni di trasferimento «sono un conferimento
delle funzioni a livello locale e dunque con il conferimento si ha un
vero e proprio trasferimento della titolarità delle funzioni».
L'assessore D'Amico precisa poi che per il 2007 «sono state attribuite
alle Province risorse finanziarie per 3 milioni e 180 mila euro per le
spese di investimento e circa un milione e mezzo per quelle di
funzionamento».
«Se dunque dovesse essere approvata una norma nel senso di quanto
indicato nella risoluzione - conclude l'assessore - non vi sarebbero i
requisiti essenziali di legittimità».

15/09/2007 09.10