Anche il Consiglio approva: ora il piano sanitario è legge

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge proposto dalla Giunta regionale in materia di autorizzazione, accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie. La decisione del Consiglio regionale è stata salutata dall'assessore alla Sanità, Bernardo Mazzocca, come «un punto di svolta importante per il futuro della sanità regionale». Pareri diametralmente opposti dalla minoranza di centrodestra che critica le logiche di fondo del provvedimento. CHE COSA CAMBIA - LA STORIA E LE POLEMICHE SUL NUOVO PIANO SANITARIO

L'AQUILA. Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge proposto dalla Giunta regionale in materia di autorizzazione, accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie. La decisione del Consiglio regionale è stata salutata dall'assessore alla Sanità, Bernardo Mazzocca, come «un punto di svolta importante per il futuro della sanità regionale».
Pareri diametralmente opposti dalla minoranza di centrodestra che critica le logiche di fondo del provvedimento.



CHE COSA CAMBIA - LA STORIA E LE POLEMICHE SUL NUOVO PIANO SANITARIO


«Una legge che la regione non ha mai avuto - ha detto Mazzocca nel suo intervento - e, aggiungo, in questi ultimi dieci anni, con tutta franchezza, su questa materia non è stato scritto alcun rigo. Eppure questa legge andava fatta obbligatoriamente. E noi siamo intervenuti, anche perché essa rientrava in uno degli 84 adempimenti amministrativi e legislativi per avere il primo via libera dai ministeri della Salute e Economia sul piano di rientro».
L'assessore alla Sanità ha sottolineato che «questa legge doveva essere approvata già da diversi anni» e che «fa parte di un gigantesco puzzle che sarà completo solo con l'approvazione del nuovo Piano sanitario regionale». Mazzocca ha poi concluso il suo intervento parlando di «giornata importante per la regione, perchè si pone fine al fatto che l'Abruzzo era l'unica regione in Italia a non aver ancora legiferato in materia di accreditamento sulla sanità privata. Una macchia nera - ha concluso Mazzocca - che non vedevo l'ora di togliermi di dosso».
«La legge sull'accreditamento è una legge di 'civiltà di governo' che fa onore alla Giunta regionale che l'ha proposta e alla maggioranza che l'ha difesa ed approvata» ha invece affermato in aula il presidente della Regione, Ottaviano Del Turco.
«L'Abruzzo - ha proseguito Del Turco - avrebbe dovuto approvare questa legge da tanti, troppi anni. Arriva oggi grazie ad un lavoro serio ed impegnativo che fa onore alla Regione. Capisco - ha concluso il presidente della Regione - il voto contrario dell'opposizione consiliare: sarebbe stato difficile spiegare all'opinione pubblica perché in cinque anni in cui ha governato questa legge non ha mai rappresentato una priorità di governo».

LA LEGGE

La legge è composta di cinque titoli e 13 articoli.
«Il nucleo fondante della normativa», ha spiegato la presidente della quinta commissione, Antonella Bosco, «riguarda l'autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio dell'attività sanitarie e sociosanitarie da parte dei soggetti pubblici e privati. Tale autorizzazione viene rilasciata sulla base del possesso dei requisiti minimi, cioè di una soglia di garanzia al di sotto della quale non è concessa facoltà di esercitare l'attività».
Altro punto centrale sono i tempi e i modi dell'accreditamento istituzionale ovvero l'atto attraverso il quale la Regione garantisce ai cittadini che le strutture sanitarie e socio-sanitarie cui essi si affidano possiedono un insieme di requisiti capaci di assicurare il migliore livello di qualità delle prestazioni. «Sostanzialmente», ha spiegato Antonella Bosco nella sua relazione, «con l'accreditamento istituzionale la Regione predispone l'albo regionale dei potenziali fornitori di prestazioni in nome e per conto del sistema sanitario nazionale. L'inserimento in tale albo è prerequisito per la stipula dell'accordo contrattuale ovvero l'accreditamento nel senso pieno del termine».
La Bosco ha poi spiegato che sono fuori dalla normativa le strutture sociali e che in materia di tutela dei lavoratori è stata inserita una norma che chiede il rispetto, per il personale sanitario delle strutture private, del contratto nazionale di lavoro «nel rispetto di quella logica che vuole l'equiparazione degli standard sul personale nel pubblico e nel privato».

AMICONE (UDC):«GLI ABRUZZESI NON SONO Più LIBERI NEMMENO DI AMMALARSI E DI SCEGLIERE DOVE CURARSI»

«l'Assessore Mazzocca e la maggioranza di sinistra dichiarano in Consiglio che in Sanità è l'offerta di servizi che determina la domanda e non viceversa come avviene naturalmente in qualsiasi sistema economico, compresi i servizi», spiega Mario Amicone (Udc), «questa scelta che autorizza Del Turco a decidere quando uno si può ammalare e dove e chi lo dovrà curare vieta a qualsiasi malato di scegliere, anche a proprie spese, il luogo di cura ed il medico che lo dovrà curare od operare perché la Casa di Cura rischia la revoca dell'autorizzazione. Se questa», conclude Amicone, «è la libertà concessa nella sanità figuriamoci cosa potrà succedere più in là in altri settori e forse è il caso che il Ministro Bersani riveda la sua posizione in termini di liberalizzazioni».

24/07/2007 14.07