Nato comitato nazionale per riduzione "Costi impropri"della politica

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Mercoledì scorso si è costituito il Comitato nazionale di iniziativa popolare composto dai Comitati popolari referendari e di iniziativa legislativa di Umbria, Sardegna, Abruzzo, per la riduzione delle Indennità e dei Costi impropri della Politica.
Il Comitato nazionale si è costituito subito dopo l'incontro con la Commissione Parlamentare Bicamerale avuto sempre il 18 Luglio alle ore 13,30 a Palazzo San Macuto, a Roma, e rimane aperto a nuove adesioni da parte di altri Comitati regionali o locali, in particolare sono costituiti o in costituzione Comitati referendari contro i Costi impropri della Politica in Calabria, Friuli, Lazio, Lombardia ed altri.
«Il Comitato nazionale popolare», spiega Pio Rapagnà, «si prefigge di promuovere una Legge di iniziativa popolare per il dimezzamento delle Indennità dei Parlamentari e una Legge quadro per la regolamentazione delle Indennità dei Consiglieri regionali. Per entrambe le due proposte di Legge si prevede l'inizio della raccolta delle 50.000 firme necessarie presumibilmente a settembre prossimo».
Nel corso dell'Audizione avuta a Palazzo San Macuto il Comitato referendario umbro, quello Sardo, quello abruzzese hanno esposto i gravi ostacoli che hanno incontrato nello svolgimento e nella stessa richiesta dei Referendum regionali rispettivamente in Umbria ed Abruzzo, e nella accoglienza della proposta di Legge di iniziativa popolare in Sardegna.
«In particolare sia in Umbria che in Abruzzo non sono mai state costituite, dalle rispettive Amministrazioni regionali, le Commissioni di Garanzia Statutaria previste dagli Statuti e dalla stessa Giurisprudenza costituzionale», sottolinea Rapagnà, « così da lasciare ai Consigli regionali la competenza di decidere l'ammissibilità o la decadenza dei Referendum». In Umbria, dove sono già state raccolte fin dal 2004 le 13.800 firme necessarie per il Referendum regionale per il dimezzamento delle Indennità dei Consiglieri regionali umbri, il Consiglio regionale non si è lasciato sfuggire l'occasione ed ha già deliberato la decadenza del Referendum stesso.
In Abruzzo sono state ridotte le figure autorizzate ad autenticare le firme dei cittadini sottoscrittori il Referendum regionale, rispetto a quelle autorizzate per i Referendum nazionali: lasciando solo ed esclusivamente Notai, Cancellieri, Segretari comunali e Giudici di pace, nel mentre è stato quasi raddoppiato il numero di firme da raccogliere e ridotto da 9 a 3 mesi il periodo a disposizione per la loro raccolta.

20/07/2007 10.48

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=PIO+RAPAGN%E0&mid=6&action=showall&andor=AND]TUTTO SULLA BATTAGLIA DEI COSTI DELLA POLITICA IN ABRUZZO[/url]