Parco fluviale e termovalorizzatore, le bestie nere delle giunta Ricci

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1136

CHIETI. «Ci fanno capire dove vogliono arrivare ?». Che ne sarà del Parco Fluviale? Dopo le denunce della Base di Chieti e del consigliere comunale, il presidente del circolo Giorgio Almirante Emiliano Vitale torna sulla questione.
«Di "parco" e di "fluviale" ormai non ha più nulla», sbotta Vitale.
«La cosa che mi più mi indigna è il fatto che, anche dopo reiterate denunce da parte di associazioni, siti internet, carta stampata e tanti altri settori della società civile, l'attuale maggioranza non solo pone soluzione a questo problema, ma non propina una sola parola su tale problema».
Ora l'area starebbe diventando anche bivacco di carovane nomadi e «se l'amministrazione non trova rimedio a questa situazione, fra poco potremmo avere anche a Chieti, come in altri centri cittadini italiani, il problema dei campi irregolari di nomadi con tutte le conseguenze legate a queste realtà e che, nostro malgrado, conosciamo tutti benissimo».
«Forse la maggioranza è troppo impegnata sul Villaggio Olimpico», continua Vitale, «o sul "rimpasto di giunta", forse quest'area non è degna di attenzioni per qual si voglia motivo e che ormai dato lo stato di cose, solo interventi seri e radicali potranno ripristinare la funzione originaria del parco e non dovendo tornare più tornare su tale argomento, speriamo che i "nostri" amministratori si rendano conto che è il momento d'intervenire».

L'associazione Robin Hood pone invece l'attenzione sul degrado dell'area «ricompresa tra Santa Filomena e Bivio Brecciarola; questa zona, dimenticata per decenni da tutte le amministrazioni che si sono succedute, è stata oggetto di attenzione politica solo in occasione dell'allargamento della discarica presente in contrada Casoni e la realizzazione in corso d'opera di un mega impianto per il Trattamento Meccanico Biologico».
«Questo costruendo mega impianto può e deve trattare, per essere economicamente conveniente», spiega il portavoce dell'associazione Mario Di Fabrizio, «circa 270.000 tonnellate annue di rifiuti, questo significa che dobbiamo importare rifiuti da tutti i Comuni facenti parte del costituendo Ato Chietino-Pescarese e, molto probabilmente, i rifiuti non basteranno nemmeno e si dovrà allargare il raggio di azione altrove».
Basti pensare che una città come Chieti oggi produce "solo" 27.000 tonnellate anno di rifiuti indifferenziati che si ridurrebbero drasticamente con la raccolta differenziata a meno di 17.000 tonnellate.
«Se guardiamo al futuro ci accorgiamo che le prospettive per questa zona della città sono ancora più nere», prosegue Di Fabrizio, «perché si potrebbe concretizzare quanto prospettato dal "piano dei rifiuti"
in corso di approvazione da parte della Regione Abruzzo, relativo all'ubicazione nel chietino di un termovalorizzatore (in passato chiamato più semplicemente inceneritore)»


04/07/2007 11.48