La proposta: divieto per il parlamentare di diventare sindaco

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Al momento è solo una proposta di legge, ma se venisse approvata aprirebbe scenari interessanti nel mondo della politica. L'iniziativa che potrebbe concretizzarsi è stata presentata in parlamento dal deputato abruzzese di Italia dei Valori, Carlo Costantini, per impedire che un deputato si candidi come sindaco in comuni con più di 20mila abitanti. L'attuale normativa, infatti, prevede solo che chi è sindaco di un grande comune non possa candidarsi come deputato o senatore ma non il contrario.
Un vuoto normativo da colmare, quindi, ma anche una stranezza tutta Italiana di due leggi uguali e diverse a se stesse. Un caso che sembra essersi mostrato in tutta la sua evidenza con la candidatura del deputato Massimo Cialente a L'Aquila, che non è esattamente un paesino né tanto meno facile da gestire (chiedetelo all'ex sindaco Tempesta). La proposta del deputato è stata resa nota a qualche giorno di distanza dal segnale della giunta regionale  che ha stabilito, nel corso dell'ultimo consiglio, che sarà vietato ricevere più di una indennità su incarichi proposti dalla Regione ma sarà ancora possibile occupare più poltrone.
Come dire possiamo rinunciare a qualche soldino in più (sempre a livello teorico) ma al potere proprio no…
Con la proposta di Costantini, invece, si potrebbe mettere fine , parzialmente, al cumulo della cariche che oltre a far intascare alle stesse persone doppie indennità, consegna ai cittadini deputati a metà, già impegnati in un lavoro tanto arduo come mandare avanti una amministrazione cittadina.
L'attuale sistema presenta, inoltre, aspetti del tutto paradossali perchè da un lato si impone al sindaco e al presidente di provincia di dimettersi 180 giorni prima della data di scadenza della legislatura, ed al parlamentare di candidarsi, di essere eletto, e di conservare per tutto il periodo entrambe le cariche (un esempio recentissimo, l'elezione del nuovo sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, già deputato dei Ds).
«Con l'articolo 1 della proposta di legge», ha spiegato Costantini, «si vuole ripristinare la condizione essenziale di logica e ragionevolezza del sistema». Gli articoli 2 e 3, chiedono inoltre che il candidato presenti una autocertificazione che comprovi l'insussistenza di causa di ineleggibilità. Così, giusto per mettersi al sicuro, e perseguire poi penalmente il "bugiardo" per dichiarazioni mendaci. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio....


PROPOSTA DI LEGGE


Articolo 1

1. All'articolo 60 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 1 aggiungere i seguenti commi:

"1-bis. Non sono eleggibili a sindaco di Comuni con popolazione superiore a quindicimila abitanti e a presidente della provincia coloro che ricoprono la carica di deputato o di senatore.

1-ter. Le cause di ineleggibilità di cui al comma 1-bis non hanno effetto se l'interessato cessa dal mandato parlamentare per dimissioni non oltre novanta giorni prima della data fissata per la presentazione delle candidature."

Articolo 2

1. All'articolo 72 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 2 è inserito il seguente comma: "2-bis. Il candidato sindaco deve altresì presentare una dichiarazione sostitutiva resa ai sensi della articolo 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, comprovante l'insussistenza delle cause di ineleggibilità di cui all'articolo 60 del presente decreto legislativo".


Articolo 3

1. All'articolo 74 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 3 è inserito il seguente comma: "3-bis. Il candidato sindaco deve altresì presentare una dichiarazione sostitutiva resa ai sensi della articolo 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, comprovante l'insussistenza delle cause di ineleggibilità di cui all'articolo 60 del presente decreto legislativo."


15/06/2007 9.32