Dopo il corteo pro Br si pensa ad una contromanifestazione. Bufera su Petrilli

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Una manifestazione di popolo contro il terrorismo, a pochi giorni da quell'altra manifestazione che per un giorno ha tenuto sotto scacco L'Aquila. La proposta arriva dall'assessore provinciale Michele Fina che immagina un corteo pronto a ricordare Biagi, D'Antona, ma anche i giudici Falcone e Borsellino, i soldati di Nassirya e tutti i martiri dello Stato.
«Loro pur morendo hanno vinto e vinceranno sempre. Noi dobbiamo festeggiarli e ricordare alle loro famiglie la nostra immensa gratitudine».
Intanto in consiglio Regionale è polemica per la presenza al corteo di domenica scorsa di Giulio Petrilli, ex segretario provinciale dell'Aquila e attuale presidente dell'Aret, azienda regionale per l'edilizia e il territorio. Il centro destra chiede che venga sollevato dal suo incarico.
Del Turco, sollecitato sull'argomento è chiaro: «Petrilli conosce la nostra posizione. Adesso scelga in serenità se se la sente di proseguire il suo mandato».

L'Aquila prova anche così a scrollarsi di dosso il malessere per essere stata protagonista di un «corteo del disonore», «del fanatismo» che sentirlo così vicino come mai prima ha fatto piombare la tranquilla realtà aquilana in un incubo.
Una città quasi uguale a se stessa nei secoli, come dice Fina, distante dai riflessi dell'epoca della velocità assoluta, tanto vicina e tanto difficile da raggiungere, immota e placida come sono le città per gente di montagna.
Ma per tutti adesso L'Aquila è stata violentata e bisogna "ripulirla", non solo dalle scritte ma da una immagine che nessuno qui gradisce troppo.
«Duecento seminatori di odio», sostiene l'assessore provinciale, «hanno urlato insulti vomitevoli verso i martiri della loro stessa libertà. Con un'abusata forma retorica hanno malcelato le loro distopie esprimendo solidarietà a coloro che vivono in regime di carcere duro quando la vera solidarietà era alle loro pistole e al sangue che hanno versato. Erano in numero minore dei partecipanti di una qualunque nostra sagra di paese. Ma le parole sono pietre e quando se ne hanno poche basta scagliarle con tutta la violenza di cui si è capaci».
E adesso il pensiero corre ad una contromanifestazione in memoria di tutte le vittime del terrorismo, per far vedere che la gente d'Abruzzo non dimentica né tanto meno riesce a vivere marchiata con il «corte del disonore».
Perché della regione e del suo capoluogo non si parla mai nel resto d'Italia e adesso c'è il rischio di rimanere impigliati in questo episodio.

LA DENUNCIA DELL'AVVENIRE: «SINGOLARE SILENZIO NEL PALAZZO»

Il quotidiano Avvenire, con riferimento alle formazioni della sinistra radicale, dopo la marcia anti 41-bis di domenica scorsa denuncia «il silenzio politico che pesa e che stride» e attacca il «drammatico coro a bocca chiusa sui fatti dell'Aquila e Bologna messo in scena, per ore e ore, dai solitamente iper-reattivi capi e portavoce della cosiddetta sinistra radicale».
«Uno spettacolo – si legge ancora nel quotidiano dei vescovi italiani - reso ancor più sconvolgente dall'immediata capacità di indignazione e di reazione manifestata, invece, da tutte le altre forze di centrosinistra e di centrodestra».
E poi l'Avvenire dichiara di non aver gradito «lo sfoggio di sottovalutazione, di lentezza e d'imbarazzo» verso «la virulenta e, per molti versi, inedita discesa autonoma in piazza dei fiancheggiatori politici dei terroristi in galera».
Ed è sempre il quotidiano che riconosce che «solo la direzione nazionale di Rifondazione comunista ha ritenuto, dopo 24 ore, di dover battere un colpo dichiarando "incompatibile" la posizione di un suo esponente di spicco (Giulio Petrilli ex segretario provinciale dell'Aquila e attuale presidente dell'Aret, azienda regionale per l'edilizia e il territorio, ndr) che aveva aderito e partecipato attivamente al corteo».
Per il resto, conclude, «c'é da registrare soprattutto una desolante inadeguatezza, un'insolita reticenza e un deformante pressappochismo»

«PETRILLI SI DISSOCI»

L'onorevole dell'Ulivo Pierluigi Mantini chiede proprio a Giulio Petrilli («di cui conosco l'onestà intellettuale») di dissociarsi pubblicamente dagli slogan del corteo dell'Aquila o di abbandonare il ruolo che ricopre in forza delle intese dalla maggioranza di centrosinistra «e mi auguro che Del Turco intervenga con forza su questo punto»

«Può esserci una revisione di alcune modalità previste dall'art. 41 bis», sostiene il parlamentare, «ma senza compromettere le esigenze di sicurezza».
La manifestazione dell'Aquila è stata secondo Mantini «un'azione di fiancheggiamento del terrorismo, con slogan criminali e violenti» e il parlamentare ha annunciato che sta già promuovendo un Comitato parlamentare dal titolo "Da L'Aquila contro il terrorismo e per la sicurezza".

DI STEFANO: «PERCHE' DEL TURCO NON SI ESPRIME?»

«La partecipazione di Giulio Petrilli al corteo dell'area "movimentista-eversiva" è una macchia sull'onorabilità e sulla tradizione democratica dell'intero Abruzzo che avrebbe richiesto ben altro vigore da parte del Governatore, quale – ad esempio – una immediata revoca dall'incarico ricoperto», è quanto ha dichiarato il consigliere regionale di An Fabrizio Di Stefano in apertura della seduta del Consiglio regionale di ieri pomeriggio, convocato per il question time.
E Di Stefano si domanda come mai il presidente Del Turco non abbia preso una posizione chiara e netta: «Ma questa purtroppo è la Regione del patrocinio al premio "de Lollis" assegnato alla ex brigatista rossa Adriana Faranda e dei convegni di deputati abruzzesi con il fondatore delle Br Renato Curcio: una situazione, francamente, non più tollerabile».

DEL TURCO: «PETRILLI LO SA CHE NON APPROVIAMO»

Sollecitato dal consigliere di An Del Turco ha chiarito che la Regione «prova vergogna per quello che è successo; quanto alla presenza di Petrilli, lui sa bene che questa non è solo l'opinione del presidente, ma di tutto il Consiglio regionale». Il governatore non ha dato un ultimatum al presidente dell'Aret ma lo ha invitato semplicemente a riflettere «se pensa di potere esercitare con serenità il suo mandato o se, invece, pensa di rassegnare le dimissioni In ogni caso - ha continuato il presidente della Giunta regionale -, Petrilli deve sapere che nella democratica regione Abruzzo non esiste il reato di opinione e che questi rituali stalinisti che appartengono alla sua tradizione politica non sono armamentari ideologici e culturali né della Giunta né del Consiglio regionale».

Sulla giornata di scontri di domenica scorsa Del Turco ha poi
proseguito: «All'Aquila, che è stata simbolo di pace e tolleranza si sono sentiti slogan e minacce che appartengono a una cultura inammissibile per gli ideali democratici e di fraternità della città di Celestino V».

PASTORE, INTERROGAZIONE AL MINISTRO AMATO

Il senatore di Forza Italia, Andrea Pastore, preoccupato degli eventi di sabato scorso ma soprattutto «dell'emergere di fenomeni di vero e proprio fiancheggiamento per i terroristi e le nuove Brigate Rosse», ha depositato oggi una interrogazione urgente.
Pastore chiede al Ministro degli Interni Amato e all'intero Governo spiegazioni circa il corteo autorizzato «e sulle strategie future che si intendono adottare sia per evitare fatti simili sia per scongiurare e bloccare sul nascere fenomeni di rinascita del terrorismo in Italia».

CICCHITTO, «ESTREMISTI NELLO STATO NON FRENINO 007»

«E' evidente da molti segni che è in corso una ricostituzione del retroterra delle Br», ha commentato Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, osservando che «purtroppo stanno emergendo tutti i segni esteriori di processi riorganizzativi dell'estremismo eversivo». «Ci auguriamo anche - aggiunge - che gruppi estremisti collocati nella maggioranza e nello Stato non esercitino un ruolo di freno nel lavoro dei servizi su ambienti e personaggi che stanno a cavallo o nella terra di nessuno fra le posizioni ideologicamente estremiste e quelle operativamente eversive».


06/06/2007 9.14