Di Matteo e le «quote per i finocchi», è bufera

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3130

ABRUZZO. «Se proprio volete le quote rosa, allora io propongo le quote anche per i finocchi». Questa la frase che ha suscitato «rabbia e sconcerto» da più parti pronunciata dal capogruppo del partito Ds Donato Di Matteo nel Consiglio regionale durante una seduta della commissione Statuto. LA PROPOSTA DI LEGGE E «DIMISSIONI PER DI MATTEO»
Secondo quanto riferito dai partecipanti alla riunione, Di Matteo avrebbe detto «basta con le riserve indiane, basta con le donne che vengono elette alla Regione senza rappresentanza», proponendo le quote per i «finocchi», come li ha definiti, nonchè per «le minoranze etniche e religiose».
Il primo a prendere le distante è stato il segretario Piero Fassino: «Parole inaccettabili e inconciliabili con le funzioni e il ruolo di un rappresentante delle istituzioni», ha sottolineato il leader del partito. «Spero che Di Matteo si renda conto della gravità delle sue affermazioni e senta il dovere di esprimere immediatamente pubbliche scuse», ha aggiunto il leader della Quercia.
Da parte sua Di Matteo ha dichiarato di essere stato incastrato da microfoni accesi e di essere stato assolutamente frainteso e a chi si sente ferito chiede perdono».
Contro l'affermazione del consigliere anche l'Arcigay che «ritiene inqualificabile ciò che è successo in consiglio. Si tratta di un episodio vergognoso, che dà il senso di ciò che sta avvenendo in tutto il paese: una campagna d'odio nei confronti delle donne, degli e delle omosessuali, di tutte le minoranze.
Chiediamo con fermezza pubbliche scuse da parte dei dirigenti nazionali dei DS e, provvedimenti seri nei confronti di un personaggio che ricopre un ruolo di primo piano in Abruzzo».
«Come abruzzesi, abbiamo soltanto da vergognarci», ha commentato l'associazione Jonathan, diritti in movimento. «Con straripante volgarità, il capogruppo dei Democratici di sinistra Donato Di Matteo, sostenuto a margine da ammiccanti frizzi e pacche sulla spalla, si è esibito in medievali considerazioni e battute su “femmine e finocchi” che, oltre a non fare onore a un esponente tanto (s)qualificato della sinistra, la dicono lunga sulla strada da fare».
Ma l'accusa di Di Matteo non era solo rivolta contro i gay ma anche contro «le femmine». E su questo punto è intervenuto il segretario provinciale dei Ds Antonio Castricone: «i Democratici di Sinistra di Pescara credono fortemente nella presenza attiva delle donne nei luoghi decisionali della politica e delle istituzioni: lo dimostra anche la composizione della nostra segreteria provinciale, in cui siede lo stesso numero di donne e di uomini».

21/05/2007 9.32

LA PROPOSTA DI LEGGE E «DIMISSIONI PER DI MATTEO»

E' già pronta una proposta di legge frutto delle polemiche di questi giorni e non solo. Sta di fatto che le consigliere rilanciano e chiedono a gran voce le dimissioni di Di Matteo (Ds), dopo lo “sgarro”.
Intanto stamattina in una conferenza stampa è stato ribadito che "La politica è femmina" poi la consigliera regionale Daniela Santroni, insieme al capogruppo dell'Unione, Maria Rosaria La Morgia, ha elaborato una proposta di legge regionale contenente "Norme per la promozione di politiche di genere e disposizioni per la pari rappresentanza tra uomini e donne".
Ma non basta.
Ci sarebbe in atto uno studio per promuovere la possibilita' di una legge elettorale che preveda una
doppia preferenza: il secondo nome sulla scheda elettorale sarebbe possibile - secondo Rifondazione - se di sesso opposto al primo nome, altrimenti la seconda preferenza verrebbe
annullata.
Sulle affermazioni di Di Matteo - ha fatto notare con un certo sconcerto Santroni - «non c'e' stata una sola voce dissonante, in consiglio regionale, e neppure tra i Ds, a livello locale. L'unico ad essersi scomodato e' stato il segretario nazionale, Pietro Fassino, oltre alla segretaria regionale, che e' comunque donna».
La Santroni ha contestato «la cultura omofobica e misogina che domina in consiglio regionale, dalla quale nessuno ha sentito la necessita' di dissociarsi, quasi per paura», ed ha sottolineato che questa cultura va "rotta".
La consigliera di Rc ha ribadito ancora una volta come l'Unione non abbia mantenuto l'impegno, assunto in sede di approvazione dello Statuto, per l'estensione di una serie di diritti alle coppie di fatto.
21/05/2007 16.10