Amministrative L’Aquila: intervista al candidato sindaco Massimo Cialente

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «L’avventura di candidato a sindaco l’ho intrapresa solo per amore della politica nobile e della città mia e dei nostri figli». Queste le parole di Massimo Cialente, candidato sindaco dell’Unione, parlamentare dei Democratici di Sinistra ed attualmente anche presidente della Direzione regionale del partito. Primo Dirigente della Divisione di Pneumologia dell’Ospedale San Salvatore, Cialente ha svolto numerose attività sociali e culturali. E’ stato fra i fondatori dell’Arci a L’Aquila e Presidente del Cineforum “Il Quartiere” dal 1975 al 1978. E’ Presidente del Consiglio di amministrazione dell’Accademia Internazionale per le Scienze e le Arti dell’Immagine dell’Aquila, ed è stato più volte eletto consigliere comunale e provinciale. TUTTI I CANDIDATI DELL'AQUILA - TUTTI I CANDIDATI NEGLI ALTRI COMUNI ABRUZZESI
L'Aquila sta vivendo in un momento storico di “emergenza”. Tra le cause di tale situazione c'è l'occupazione, in crisi dopo le vicende del Polo Elettronico che hanno lasciato senza lavoro centinaia di lavoratori. Ma anche per i giovani non è facile trovare il primo impiego. Quali sono le azioni previste nel suo programma in merito a questa problematica?
«Dopo le migliaia di posti di lavoro persi è passato subdolamente il concetto che le nostre industrie siano incapaci di essere competitive sul mercato. Niente di più falso! Esiste un modo per battere l'aggressività dei mercati che sfruttano un minor costo del lavoro: la rivoluzione è nella qualità e ci sono le condizioni per realizzarla. Possiamo puntare ad un “made in L'Aquila” sviluppando i nostri potenziali industriali: quello dell'elettronica e del chimico-farmaceutico-biotecnologico, verso cui attrarre risorse e talenti».


Quale sarà in questo senso il ruolo dell'Amministrazione comunale?
«Il ruolo di un sindaco e della sua Giunta è quello propulsivo di riuscire a collegare le realtà esistenti e creare terreno fertile per i nostri talenti. L'Aquila ha tutte le carte in regola, a partire dalla prima grande risorsa: l'Università. Per quanto riguarda specificamente la vicenda Finmek, si va delineando una soluzione industriale, tesa a ricreare un'azienda dell'elettronica italiana. Ciò è reso possibile dal mio emendamento apportato in finanziaria che ha avviato alla mobilità lunga 340 lavoratori».

Passiamo alle incompiute: innanzitutto la metropolitana di superficie, poi l'impianto dei rifiuti, che secondo le affermazioni del sindaco uscente, Tempesta, era di imminente realizzazione. Gli aquilani pagano una tassa molto alta per conferire i rifiuti fuori Provincia. Quali potrebbero essere le soluzioni?
«La soluzione per i rifiuti Tempesta disse 9 anni fa di averla nel taschino. Ha cercato di imporre un progetto sovradimensionato e costosissimo che ha trovato da subito opposizione nella società aquilana e sanzionato dalla Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici, dalla Commissione Bicamerale sul Ciclo dei Rifiuti ed oggetto di varie interrogazioni parlamentari.
Il processo per la gestione dei rifiuti è un problema sovraordinato alle competenze comunali e tornano ad essere protagonisti anche i comuni del comprensorio. Ho già preso contatto con molti sindaci per individuare un percorso comune. Ma sull'impiantistica vanno rispettati i dettami della legge regionale e del piano provinciale»

Come potenziare la raccolta differenziata?
«In questo senso non c'è nulla da inventare, solo una legge da rispettare: il decreto Ronchi che fissa l'obbligatorietà di differenziare i rifiuti per almeno un 35%. Non è mai stato fatto dal Comune dell'Aquila, che, (nonostante paghi alla ASM 200mila euro per la sua effettuazione) ha preferito pagare 1 milione l'anno di ecomulta per i mancati adempimenti. L mia Giunta avvierà immediatamente la raccolta differenziata: fisso in 9 mesi il raggiungimento degli obiettivi di legge».

Quali sono le sue posizioni in merito alla metropolitana di superficie?
«Sulla metro si tratta di limitare i danni. Ho già avviato contatti con i ministri dei Beni Culturali e dei Trasporti per mettere insieme una conferenza di servizi. I dicasteri devono rispondere per lo meno della mancata vigilanza sulle scellerate scelte del nostro Comune che oggi paghiamo con 11.000 euro al giorno a cui si aggiungono recenti riserve per 2 milioni di euro alle altre, già concordate, per circa 5 milioni di euro. Il Governo deve fornirci dei mezzi per districare questa matassa sia dal punto di vista tecnico che legale e amministrativo, e di risorse economiche per poter completare l'opera attraverso un percorso diverso, meno oneroso per la gestione ed integrato alla mobilità cittadina».

Le Frazioni reclamano una maggiore attenzione da parte dell'Amministrazione comunale. I cittadini si lamentano di essere stati lasciati nel completo abbandono ed auspicano che l'Amministrazione si occupi dell'intero territorio comunale. Quali sono le politiche da attuare per dare la giusta valorizzazione a tutto il territorio, ed in questo senso come si pone il ruolo delle Circoscrizioni?
«Le Circoscrizioni avranno l'onore e l'onere di partecipare direttamente alle scelte dell'amministrazione comunale. Quello delle circoscrizioni e del decentramento è uno dei punti “forti” del mio progetto di governo. Verranno trasformate in veri e propri municipi con risorse proprie, personale proprio tecnico ed amministrativo: non più organi consultivi, ma luoghi di forme di gestione partecipata.
Solo la partecipazione può risvegliare l'orgoglio, la dedizione al bene comune, tipica di una popolazione volitiva come la nostra, e sconfiggere la città del malcontento, degli scippi e dei comitati contro».

L'Aquila e l'isolamento regionale e nazionale. Da tempo si discute su quali possono essere le azioni da intraprendere per ridare la giusta voce al capoluogo di regione, messa in discussione anche dopo la decisione della Regione di realizzare le cosiddette Tre Torri a Pescara.
«Le iniziative e la crescita di una città non vanno viste nell'ottica della competizione. Anche L'Aquila avrebbe potuto avere l'occasione di una sede regionale degna dell'immagine di capoluogo, quando io elaborai l'intervento nell'area di Colle Fiorito, ma ha perso l'occasione a causa della visione miope e affaristica di alcuni.
L'isolamento non è solo materiale, ma conseguenza di una decadenza del prestigio dovuto ad una classe politica comunale incapace di dialogare col resto del mondo, chiusa in piccoli interessi di bottega e ostile a qualsiasi forma di apertura verso chi non facesse parte della lobby di potere.
Dialogando, creando sinergie utili e promuovendo le nostre risorse torneremo ad essere visibili. Questo è il metodo; le infrastrutture sono il mezzo».

Il futuro è dunque nei collegamenti?
«Sì, L'Aquila è centrale rispetto alle direttrici che percorre lo sviluppo. I Km che ci uniscono a Roma presto si accorceranno con la realizzazione del grande polo direzionale e residenziale nel quadrilatero Lunghezza, Tivoli, Guidonia, Roma: 50.000 nuovi abitanti, grandi strutture commerciali e servizi e collegamenti con la stazione Tiburtina ogni 8 minuti con metropolitana di superficie. I rapporti tra le due città cambieranno: dipenderà da noi sterzare verso uno sviluppo intelligente, per non diventare una città dormitorio. Inoltre stiamo già lavorando con la Provincia di Roma per l'inserimento della nostra provincia nel Distretto Aerospaziale Nazionale del Lazio. Altra occasione è la prossima realizzazione della superstrada L'Aquila-Amatrice, che di fatto ci collegherà immediatamente con le Marche e con l'Umbria».

Il ruolo dell'Università per il territorio aquilano è quello di una preziosa risorsa sia per la ricerca che per le imprese. Come tutelare l'Ateneo e quali sono le strategie per costruire una rete al servizio della città?
«Investire sugli atenei è per gli enti locali l'imperativo categorico per una scelta di qualità. Possiamo tutelare il nostro prezioso ateneo in molti modi: idonee politiche di investimenti, messa a disposizione di infrastrutture per le sedi, una cittadella della conoscenza per lo sviluppo degli spin-off universitari, che divenga anche incubatore di imprese ed avviare un inedito dialogo e collaborazione tra Università, aziende, enti di ricerca, istituzioni. Primo passo da fare: l'ingresso del Comune nella Fondazione, inspiegabilmente snobbata dall'attuale amministrazione».

Le politiche giovanili e culturali sono state spesso trascurate. All'Aquila mancano spazi adeguati per grandi iniziative culturali ma anche per concerti. Quali sono le azioni politiche in merito?
«E' proprio per aver trascurato i giovani che oggi paghiamo una serie di conseguenze. Le nostre migliaia di studenti sono opportunità anche di bellissime contaminazioni e di scambi, ma mancano i luoghi. Con la provincia abbiamo in mente di mettere a disposizione, come spazio polifunzionale, il complesso della Lauretana. Anche piazza d'Armi potrà essere luogo dei giovani oltre che luogo simbolo dell'Aquila. Chi entra dalla zona ovest potrebbe trovarsi davanti un monumento alla musica in una “piazza verde”, un auditorium in un grande parco cittadino, che contraddistingua immediatamente la nostra come la città della musica, nella quale abbiamo tradizioni radicate e illustri».

Quali sono gli altri spazi che potrebbero essere valorizzati?
«Collemaggio (Basilica, Parco del Sole, ex “nosocomio manicomiacale”), è un contesto troppo interessante per essere abbandonato. Il Parco del Sole dovrà essere dotato di servizi più idonei allo svolgimento di manifestazioni culturali e ricreative con una rete d'impianti tecnologici fissi, con riguardo all'impatto acustico ed ambientale, servizi igienici anche per i frequentatori ed i turisti.
Per svolgere concerti ed altre iniziative, andrà completato il centro polifunzionale di Paganica, lasciato in completo abbandono. Il mio rammarico è che nel 2002 riuscii ad avere un finanziamento per il completamento pari a 2 miliardi e 100 milioni di lire. Ebbene, non essendovi stato l'impegno di spesa per anni, con il decreto Tremonti il governo si è ripreso ben 700 milioni. Una cosa incredibile!»

L'Aquila come città di cultura e centro storico di notevole pregio, si trova anche in una posizione ideale, vicino ai Parchi e alle stazioni sciistiche. Come valorizzare questa importante risorsa che è la montagna?
«Noi siamo seduti sulla fortuna. Anche qui, intercettare i nuovi turismi significa studiare i flussi, le tendenze del mercato, e la competitività complessiva delle nostre potenzialità. Occorre dotarsi di un osservatorio provinciale per il Turismo in collaborazione con il Corso di Laurea di Scienze Turistiche della facoltà di Economia. Il Gran Sasso e il suo sviluppo è certamente uno dei cardini su cui si fonda l'immagine turistica del comprensorio senza essere l'unico. Per gli impianti sciistici meglio del pubblico saprà fare il privato. E l'offerta dovrà essere per tutte le stagioni».

Come incentivare il turismo, soprattutto quello religioso?
«Per quanto riguarda il turismo religioso, anzitutto dovremo inserirci nei grandi “percorsi” del turismo religioso del centro-sud Italia; ma credo in particolare che vada rilanciata la figura di Celestino V, il suo messaggio e soprattutto il significato religioso della Perdonanza: il primo Giubileo della storia, che ogni anno si ripete per un'intera giornata».

Le cinque priorità del suo programma.
«La metropolitana, il risanamento dei conti e la riduzione delle tasse, anche attraverso una gestione responsabile dei rifiuti. Altra grande emergenza sarà la stesura del nuovo Prg, e la situazione delle aziende municipalizzate.
Capitolo fondamentale sarà realizzare un nuovo welfare, nel quale si realizzi la continuità tra aspetti sanitari e sociali, e il welfare per i giovani e gli studenti. La città oggi è “inospitale” per i ragazzi che vi studiano. La prima azione sarà una nuova politica degli affitti e della casa. Il Comune può farsi promotore di iniziative per calmierare i prezzi, nel rispetto del libero mercato, attraverso la concertazione con le categorie interessate».

Quale aspetto della sua personalità vorrebbe che emergesse da questa intervista, che potrebbe darle una marcia in più rispetto agli altri candidati?
«Fin da ragazzo ho subito il fascino della politica, vivendola come l'unico strumento per cambiare veramente le cose. Del mio passato vado fiero, mi sono sempre esposto in prima persona e ritengo di avere ancora molto da dare a questa città per la quale mi sono speso durante la mia attività di medico ospedaliero, di amministratore, di parlamentare di opposizione, in passato, e di maggioranza, da poco tempo.
Al comune dell'Aquila ci sono grosse responsabilità a cui rispondere e chi farà il sindaco siederà su una poltrona di cocci e di spine. Ci vuole coraggio, tempo e lavoro. Ma soprattutto tanta passione.
Questo vorrei che emergesse: la mia consapevolezza, il coraggio e la schiettezza, l'amore per la politica e per la città. Se avessi cercato visibilità e carriera politica , mi sarei accontentato di quel che avevo già: un ruolo importante a Roma, in Europa per il settore aerospaziale. Un ruolo impegnativo si, ma certo più semplice che affrontare i nodi difficili che avviluppano la nostra città ma che, insieme, scioglieremo….uno alla volta…ma tutti».

Mara Iovannone 21/05/2007 8.01