Amministrative L'Aquila. L'intervista al candidato sindaco Maurizio Leopardi

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Maurizio Leopardi, candidato sindaco per la Casa delle libertà ha già un passato nell’amministrazione comunale aquilana: nel 1998 è stato chiamato, in qualità di tecnico, a far parte della Giunta Tempesta quale Assessore ai Lavori Pubblici e dal settembre 2001 al maggio 2002 ha ricoperto anche la carica di vicesindaco. Eletto successivamente Consigliere comunale nelle file dell’UDC e nominato nuovamente Assessore ai Lavori Pubblici, si è dimesso dalla carica nel marzo del 2003 quando l’Assemblea dei Sindaci della Gran Sasso Acqua lo ha nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione, carica che ricopre fino al marzo del 2006. TUTTI I CANDIDATI DELL'AQUILA - TUTTI I CANDIDATI NEGLI ALTRI COMUNI ABRUZZESI
Professore Associato, è titolare della Cattedra di Costruzioni Idrauliche e Idrologia presso la Facoltà di Ingegneria dell'Aquila. Ha curato numerosi progetti nazionali ed internazionali, in particolare per la Regione Abruzzo ha curato la realizzazione di Studi e Ricerche sia sulla corretta progettazione idraulica applicata a tutela e difesa dell'ambiente dalle inondazioni, che a salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano.
Il suo motto per la campagna elettorale è “L'Aquila bella da vivere, dalle frazioni al centro”, ed afferma di aver dato la disponibilità a sindaco è perché “amo la città e perché penso che sia giusto per una persona di 57 anni operare per il suo interesse, una città che tanto mi ha dato e a cui mi sento in interesse di dare”. Viene sostenuto dalle liste di Fi, An, Alternativa per l'Abruzzo,Nuovo Psi, Alternativa per L'Aquila.
L'Aquila sta vivendo in un momento storico di “emergenza”. Tra le cause di tale situazione c'è l'occupazione, in crisi dopo le vicende del Polo Elettronico che hanno lasciato senza lavoro centinaia di lavoratori. Ma anche i giovani hanno difficoltà. Quali sono le azioni previste nel suo programma in merito a questa problematica?
«Occorre riscoprire le peculiarità del territorio e privilegiare il turismo di massa (montagna) e quello colto (musei, arte). Il segreto secondo me sta nella valorizzazione degli aspetti attrattivi della città e nel metterli in rete per inserirli in pacchetti turistici completi».
Passiamo alla incompiuta per eccellenza: la metropolitana di superficie. Cosa intende fare la sua coalizione in merito?
«La metro deve essere completata, perché costerebbe di più smantellare il tutto. In attesa di sapere se c'è o no il vincolo su via Roma il tratto realizzato, Ospedale-Viale Corrado IV, deve entrare in funzione. Poi è possibile scegliere tra due varianti: optare per l'autobus da via XX Settembre, viale della Croce Rossa o via Roma».
Quali sono le sue idee in merito alla problematica dei rifiuti?
«Per risolvere l'emergenza rifiuti punteremo sulla raccolta differenziata e seguiremo il progetto provinciale, che ha già individuato la collocazione di un impianto ad Avezzano».

Le frazioni reclamano una maggiore attenzione da parte dell'Amministrazione comunale. I cittadini si lamentano di essere stati lasciati nel completo abbandono ed auspicano che l'Amministrazione si occupi dell'intero territorio comunale. Quali le politiche da attuare per dare la giusta valorizzazione a tutto il territorio?
«Secondo me non esistono cittadini di serie A o di serie B, bisogna mostrare più attenzione alle Circoscrizioni valutandone accuratamente i bisogni ed in seguito aumentandone i fondi a disposizione».

L'Aquila e l'isolamento regionale e nazionale. Da tempo si discute su quali possono essere le azioni da intraprendere per ridare la giusta voce al capoluogo di regione, messa in discussione anche dopo la decisione della Regione di realizzare le cosiddette Tre Torri a Pescara.
«Più che un problema reale direi che si tratta di un problema di mentalità. L'Aquila deve essere la capitale d'Abruzzo, la cabina di regia per le attività dell'intera regione. Perché allora istituire una doppia sede regionale? Se si ha l'onore di diventare consigliere regionale si deve avere anche l'onere di venire all'Aquila per svolgere il proprio lavoro».

Il ruolo dell'Università per il territorio aquilano è quello di una preziosa risorsa sia per la ricerca che per le imprese. Come tutelare l'Ateneo e quali sono le strategie per costruire una rete al servizio della città?
«Il rapporto con l'Ateneo deve essere più stretto, si valuterà se entrare o meno nella Fondazione. Abbiamo tre poli universitari che hanno fatto grandi cose, la crescita dell'Università deve andare di pari passo con lo sviluppo della città. Io sono un universitario e so bene quanto sia importante per l'intero territorio il ruolo degli Atenei».

Le politiche giovanili e culturali sono state spesso trascurate. All'Aquila mancano spazi adeguati per grandi iniziative culturali ma anche per concerti. Quali sono le azioni politiche in merito?
«Ho lanciato un appello agli imprenditori affinchè realizzassero impianti di aggregazione per i giovani. Si dovrebbe individuare un luogo con caratteristiche multifunzionali ove tutte le associazioni culturali possano incontrarsi, organizzarsi e tenere i propri spettacoli o mostre d'arte»

Quali potrebbero essere questi luoghi?
«L'ex mattatoio, ad esempio, potrebbe assieme alla “Fontana delle 99 cannelle” diventare un riferimento culturale ed artigianale per la città: il borgo della cultura. Per i grandi eventi sarebbe opportuno ultimare i lavori del palazzo dello sport di Paganica, luogo che potrebbe ridare il via ad una serie di appuntamenti che all'Aquila mancano da troppo tempo e che ci tengono fuori dal circuito nazionale».

L'Aquila come città di cultura e centro storico di notevole pregio, si trova anche in una posizione ideale, vicino ai Parchi e alle stazioni sciistiche. Come valorizzare questa risorsa che è la montagna, e come incentivare il turismo, soprattutto quello religioso?
«L'Aquila non ha un santuario ma ha i santi. Da qui si può creare un percorso che porti in città numerosi fedeli, pensiamo a quelli che vengono in città in occasione della Perdonanza».

Anche il Gran Sasso potrebbe essere oggetto di una più attenta politica di sviluppo.
«Il Gran Sasso costituisce la risorsa principe del nostro territorio. E' un bene dell'intera collettività che merita una centralità nel piano di sviluppo del turismo regionale ed interregionale».

Le cinque priorità del suo programma.
«Credo che sia fondamentale rimettere il cittadino al centro dell'amministrazione, e poi ridurre e ricomporre in maniera organica il numero degli assessorati, più lavoro per i giovani, una vita serena per gli anziani e maggiore attenzione al sociale».
Mara Iovannone 09/05/2007 10.09