Polo chimico di Bussi, «reindustrializzare il sito della Val Pescara»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Fare del polo chimico di Bussi lo snodo obbligato per un vasto tessuto di piccole e medie imprese di una vasta area: prima di Abruzzo e Marche, poi in prospettiva dell’intero Mezzogiorno, oggi costrette ad acquistare prodotti chimici lontano dal proprio territorio e con un forte aggravio di costi.
E' l'ambiziosa prospettiva delineata ieri mattina a Pescara dall'Osservatorio provinciale per il settore della chimica, riunito dal presidente della Provincia di Pescara, Giuseppe De Dominicis, per illustrare i dettagli del “Progetto per la reindustrializzazione del sito della Val Pescara”, secondo le linee dell'accordo messo a punto a fine gennaio con l'Ipi, l'Istituto per la promozione industriale, d'intesa con il ministero delle Attività produttive e la Regione Abruzzo: otto mesi di tempo e 200 mila euro di finanziamento per mettere a punto le strategie in grado di riportare l'area industriale dell'alta Val Pescara tra i protagonisti della chimica italiana.
Lo strumento scelto è una ricerca dettagliata sui possibili investitori, sul mercato di riferimento, sulle scelte produttive strategiche, sugli strumenti innovativi da ricercare: «E il 28 febbraio prossimo - ha detto il presidente della Provincia - sarà convocato per la prima volta un tavolo nazionale sui problemi del comparto della chimica: il caso di Bussi sul Tirino verrà posto all'attenzione dei diversi interlocutori del nuovo organismo voluto dal ministro Bersani».
A confermare il valore dell'appuntamento odierno, ha pensato il coordinatore dell'Osservatorio nazionale per la chimica, Attilio Fiore: «Crediamo al ruolo dei poli chimici: per Bussi è assai più di un semplice studio, si tratta di un progetto industriale vero e proprio, sul quale si possono incentrare buone speranze di ripresa» ha detto.
«Vogliamo redigere una mappa dettagliata delle esigenze di chimica che vengono dal territorio, non solo dalle grandi imprese – ha aggiunto - ma soprattutto da quelle piccole e medie che si radicano profondamente nella realtà dei distretti industriali e delle filiere produttive. Il territorio pescarese, da solo, perde ogni anno 7 milioni di euro della propria bilancia commerciale importando dall'esterno prodotti chimici; e nelle vicine Marche questa cifra sale addirittura a quota 177 milioni. Esistono grandi realtà, come il comparto della metalmeccanica in Val di Sangro, che si rivolge a mercati lontani per soddisfare il proprio fabbisogno di chimica. Si tratta dunque di intercettare queste risorse, ponendo al centro del sistema l'area della Val Pescara, ma sapendo anche che restano in piedi problemi complessi quale il costo dell'energia e lo sviluppo della ricerca». «La strada scelta dalla Provincia di Pescara per il rilancio di questo sito – ha concluso - è difficile e complessa, ma anche la più ricca di prospettive».
Alla riunione ha partecipato anche il nuovo amministratore delegato della Solvay Italia, Marco Martinelli, che ha spiegato: «Abbiamo deciso di puntare su tecnologie innovative, in linea con il progetto industriale che si va delineando. Ci sono 10 milioni di investimento per un progetto sull'elettrolisi a membrana finanziato in estate dal ministero per l'Ambiente, e altre iniziative ancora seguiranno. Siamo disponibili anche noi a lavorare per la ricerca di nuove filiere».
Buono il giudizio espresso anche dalle organizzazioni sindacali, come ha sintetizzato Nicola Primavera della Cgil: «A chi è disposto a investire nell'area di Bussi noi garantiamo la pace sociale e la tregua salariale. Il 27 prossimo andremo a un confronto con i lavoratori, perché certo l'emergenza resta, ma un conto è parlarne in assenza di prospettive, un conto con un progetto realistico come quello dell'Ipi».
Alla riunione odierna sono intervenuti, tra gli altri, con anche l'assessore regionale al Lavoro, Fernando Fabbiani («La Regione seguirà con impegno questa partita» ha confermato) e la preside della facoltà di Economia dell'università d'Annunzio, Anna Morgante: «Il nuovo parco deve collegarsi strettamente ai centri di ricerca, senza ricerca impossibile immaginare un futuro per il settore della chimica».

17/02/2007 10.25