L’associazione gay:«Il Governo ha affrontato i Pacs ma così non ci appartengono»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

878

ABRUZZO. E’ critica la posizione della associazione abruzzese Jonathan, diritti in movimento, che raggruppa gay, lesbiche, bisessuali e trans, sul nuovo ordinamento delle coppie di fatto ora sintetizzato nell’acronimo “Dico”. «Sotto le bordate della Chiesa, gli attacchi dei difensori della famiglia alla Casini (divorziati ma, a detta loro, proprio per questo consci del senso della vera unione matrimoniale), i veti delle guardie svizzere del programma (ci è toccato anche questo. Così si sono definiti i teodem della Margherita), le ministre alla famiglia e alle pari opportunità hanno trovato il compromesso», dicono critici i responsabili di Jonathan.
«Se è vero che l'Unione ha fatto un passo (ma lo doveva fare, era scritto nel programma), è altrettanto vero che la soluzione è al massimo ribasso. Dunque, forse, è un passo indietro. I DICO non ci appartengono. Ci sono estranei, ma lo sono perché ancora ci estraniano dalla società. L'incipit del decreto», spiegano dall'associazione, «sembra fatto per nascondere, o quantomeno per spingerci a nasconderci: l'articolo 1 (ma chi l'ha scritto … il dottor Azzeccagarbugli?) si arruffa al comma 3 in una specifica sulla lettera raccomandata che, per avviare l'agognata convivenza, uno/una degli aspiranti potrebbe inviare all'altro/a in sostituzione della firma congiunta all'anagrafe (la «dichiarazione contestuale»).
All'articolo 4, sull'assistenza in caso di malattia, anziché affermare un semplice principio, cioè il diritto di un partner a prestare cura all'altro in caso di ricovero, si rimanda alla disciplina stabilita dalle singole strutture ospedaliere».
All'articolo 5, se il partner muore o è incapace, l'altro può assumere decisioni se vi è stato un atto scritto (specifico, dunque aggiuntivo rispetto alla formalizzazione della convivenza).
All'articolo 7, Regioni e Province autonome «tengono conto» della convivenza ai fini dell'assegnazione degli alloggi pubblici.
«Non c'era una definizione più assertiva?», fanno notare dall'associazione.
«All'articolo 8», continua Jonathan, «si specifica che, in caso di morte, il trasferimento del contratto di locazione al partner può avvenire se vi sono stati tre anni di convivenza. E se la tragica fine della convivenza si verificasse il giorno prima del terzo anniversario? All'articolo 9 il triennio vale anche per le agevolazioni e la tutela in campo lavorativo.
All'articolo 10 si rimanda, sulle pensioni, al riordino generale della materia. Ma si ribadiscono i criteri del bollino annuale.
All'articolo 11 i tre anni diventano nove sui diritti di successione.
Se prima vi era una discriminazione piena, oggi ce n'è una a metà.
Ci chiediamo però se una mezza discriminazione non valga, per chi la subisce, come una discriminazione intera».
Eppure non mancano incongruenze e incoerenze.
«L'Abruzzo», dicono, «ha uno statuto che “promuove e garantisce la cultura, il rispetto ed il riconoscimento dei diritti degli animali”, ma che laddove “riconosce il valore fondamentale della famiglia come luogo di promozione sociale di sviluppo e tutela della persona” non “promuove il riconoscimento delle altre forme di stabile convivenza affettiva” (questo emendamento è stato infatti bocciato). A Pescara, è accaduto davvero e lo riportò Il Centro il 29 giugno 2006, il sindaco salta un dibattito sui diritti degli omosessuali alla festa della CGIL perché preso da orrore e foga civica nell'incocciarsi strada facendo nell'immondizia fuori da un cassonetto (sindaco, a Pescara non è certo una rarità …). Ci aspettavamo di entrare in Europa. Entriamo invece nel Partito democratico: molti hanno gioiosamente affermato che il compromesso dei DICO è la prima vera prova di capacità di sintesi del costituendo PD. Sulla nostra pelle…»

12/02/2007 11.26