Bellisario rompe con l'Italia dei Valori

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Gian Luca Bellisario ha lasciato l'Italia dei Valori, con «dispiacere» e «amarezza», perché, confessa, «non mi è stata data la possibilità di fare della politica quello che i cittadini mi hanno chiesto: uno strumento e non un fine».
Le tensioni tra Bellisario e il partito erano forti già da qualche mese ma fino alla fine si è cercato di non mandare tutto all'aria.
Fino all'ultimo mal di stomaco dell'ormai ex esponente del partito di Antonio Di Pietro che non è riuscito ad ingoiare l'ennesimo boccone avvelenato.
«Io resto un uomo del popolo», dichiara Bellisario, «senza "potere" da gestire se non quello delle mie opinioni. Contavo di poter rappresentare anche le opinioni dei giovani, dei cittadini che non hanno una tessera politica, ma non me lo hanno consentito».
Ma qual è stata l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso?
Bellisario la vede così: «mi è stata proposta, prima con la gestione di Bruno Evangelista e poi con quella di Alfonso Mascitelli, una politica che neanche Antonio di Pietro approverebbe: quella di prendere ordini dai "vertici" dimenticando i cittadini che non possono ricambiarti in alcun modo. Ebbene, io questi cittadini non ho voluto dimenticarli e, anche se sono stato fatto fuori dal mio stesso partito perché "non allineato" alle idee di chi comanda (e guadagna 12.000 euro al mese), ho cercato di condurre battaglie civiche che ora mi vengono vietate e censurate. Gaetano Pedullà», sostiene ancora il dimissionario, «non è sindaco di Lanciano anche per colpa di esponenti di Idv. La giovane Emilia Paolini prende ordini (e non consigli) dai poteri forti del partito, i giovani non esistono, come non esiste una loro segreteria o un loro dipartimento o una loro sezione. Idv, in Abruzzo, si è trasformata in un vivaio dove, in fila indiana, si è in attesa del proprio turno di gloria».
Bellisario si toglie anche altri sassolini dalla scarpa: «siamo l'unico partito di governo a non avere un Segretario Politico Nazionale, dobbiamo attingere ad altri partiti per prendere trombati e trasferirli nelle nostre file per restituirgli una dignità che avevano perso, siamo in un partito dove bisogna chiedere il permesso per avere contatti con gli organi di informazione che, se non graditi ai vertici regionali, vengono censurati».
Cosa farà adesso? «Adesso scelgo di dedicarmi al giornalismo, se qualcuno mi vuole, ultimo spiraglio per poter esprimere liberamente (si spera) quel che si pensa anche se in dissenso con i poteri forti».

09/02/2007 10.01