Metropolitana: Cialente (Ds):«Problemi tecnici di progettazione insolubili»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Spaventano i problemi tecnici probabilmente insolubili nella progettazione e messa in opera degli stessi vagoni, che a Padova hanno portato alla sospensione dell’esercizio. Preoccupa il contenzioso da 3,7 milioni, richiesti e già concordati col concessionario e, non ultima, la procedura d’infrazione europea tuttora in corso. Tutto questo è avvenuto senza controllo alcuno da parte del governo di Berlusconi e nonostante gli innumerevoli allarmi lanciati da me, dal gruppo consiliare e dal comitato cittadino. Ora sarà l’attuale governo a doversi far carico delle conseguenze».
L'onorevole Ds Massimo Cialente ritorna sulla vessata questio della metropolitana di superficie nel capoluogo abruzzese.
«Vi assicuro che non c'è alcuna soddisfazione nel dire “ve lo avevo detto”», aggiunge, «quando il danno è fatto alla propria città e mentre la si guarda dondolare sull'orlo del baratro, per colpa di dilettanti allo sbaraglio che giocano con costosissimi trenini, invece di amministrare responsabilmente. Di fronte a tale danno, è insignificante persino la soddisfazione dell'autogol elettoralistico di un'amministrazione che strazia i propri bilanci a nostre spese. Lo dico amaramente. Ci spieghi Tempesta, così parco di comunicati stampa, se non umoristici o frivoli, ma non avvezzo alla trasparenza, come sia stato possibile progettare la metropolitana di superficie con tanti errori (?); in assenza di strumenti di riferimento e interconnessi, senza nemmeno un'idea di piano della mobilità, della gestione, delle analisi economiche e finanziarie».
«C'è ormai un certo sadismo da parte di tutti nel pretendere la soluzione dal cilindro nei programmi elettorali», ha aggiunte Cialente, «mentre l'amministrazione in carica non sa più che pesci prendere. Il Comune da solo ormai può fare poco, incartato com'è nel garbuglio burocratico e legale. Sono arrabbiato per essere rimasto inascoltato quando comunicai che il Sottosegretario ai Beni Culturali Bono mi anticipò dei veti al passaggio su via Roma. Era l'ottobre 2005. Ulteriore conferma arrivò in una interrogazione del gennaio 2006. Molto si sarebbe potuto risparmiare, sia sugli esorbitanti costi dei lavori su via Roma, che allora non erano ancora cominciati, sia in termini di sofferenza per i commercianti della stessa strada»

19/01/2007 11.37