Damiani lascia i Verdi: «povertà di idee nel partito e troppa improvvisazione»

Alessandro Biancardi

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AGGIORNAMENTO 17 NOVABRUZZO. Dopo una lunghissima militanza nel movimento-partito dei Verdi italiani (di cui è stato uno dei fondatori, anche negli atti legali) e aver ricoperto ruoli pubblici (consigliere comunale a Pescara, consigliere regionale e assessore regionale all’Ecologia e Tutela Ambientale) Giovanni Damiani lascia il partito.
«Ho comunicato la mia decisione nel corso dell'assemblea provinciale dei Verdi», racconta Damiani, «alla presenza anche di esponenti dell'esecutivo regionale e del presidente regionale, domenica 22 ottobre scorso».
La scelta, «lungamente meditata deriva dal fatto che non ritengo ormai quel partito minimamente adeguato ai compiti per i quali ho contribuito a costruirlo», spiega ancora Damiani, «per una deriva degenerativa sulla quale non ho avuto, e non ho, possibilità di incidere, essendosi anche modificata la qualità delle relazioni interpersonali, che costituiscono un elemento decisivo nelle organizzazioni volontarie».
L'ex consigliere non condivide più «la povertà di proposte e di linea politica, sostituite dall'improvvisazione e dagli slogan, la caduta completa di politica concreta ed incisiva sui grandi temi all'ordine del giorno, l'assenza assoluta di organizzazione funzionale»
Secondo Damiani il partito dei Verdi è arrivato ad uno stadio completo di «degrado e di autoreferenzialità. Poco o nulla sopravvive, nell'attuale gestione, dell'immenso patrimonio di inchiesta, analisi, di scientificità, di creatività per il cambiamento della società e, nell'attuale pratica politica, neppure del patrimonio di umanità, generosità, di amicizia e fiducia nei rapporti interpersonali, che sono alla base dello stare insieme. Al di fuori dal partito dei Verdi il mio impegno nel sociale continuerà», assicura Damiani.

14/11/2006 9.34

LA RISPOSTA DEI VERDI

Qualche giorno fa Giovanni Damiani aveva annunciato di essere uscito dal partito dei Verdi, dove, secondo lui, negli ultimi tempi mancano idee e c'è troppa improvvisazione.
Oggi è Mario Camilli, presidente Regionale del partito a rispondere a quelle affermazioni e si domanda se dietro l'addio e il conseguente annuncio alla stampa non si celi un tentativo di danneggiare i Verdi.
«Damiani aveva già annunciato assieme ad Edvige Ricci le proprie dimissioni», spiega Camilli, «nell'assemblea provinciale di Pescara di due settimane fa. Il fatto che abbia deciso di farlo anche con un comunicato stampa a firma singola, senza quella della Ricci sembra adombrare l'intenzione di fare una vera e propria campagna pubblica ben orchestrata, come già fece in occasione delle scorse provinciali, contro il partito. Non mi stupisco», ribadisce il presidente regionale, «è nel carattere dell'uomo, che mi onoro di conoscere da qualche decennio».
«Damiani», continua Camilli, «eletto nel 1995 nel listino e nel proporzionale, pensò bene di lasciare per andarsene alla direzione dell'Arta, oggi Apat. Da quel momento la caduta verticale dei consensi fu immediata, vedasi in particolare a Pescara. Oggi se ne va poiché, ha detto nell'assemblea pescarese, non viene valorizzato. Ne prendiamo atto e non ci stupiremo se qualche altro partito proporrà degli incarichi per la sua persona o per Edvige Ricci. È nel suo carattere».
16/11/2006 9.30

LE MOTIVAZIONI DELL'ABBANDONO DI EDVIGE RICCI

Dopo lo spiegazioni arrivate nei giorni scorsi di Damiani che ha abbandonato i Verdi oggi anche Edvige Ricci spiega il motivo del suo allontanamento dal partito.
«La decisione da me comunicata ai Verdi abruzzesi stava maturando da vari mesi, per il protrarsi di una gestione che non mi appare più politica, ma solo funzionale al "mercatino" che il potere gestito dalla politica comunque controlla, in tempi in cui lo sbarcare il lunario è problema reale di tanta gente».
Ricci ha riscontrato negli ultimi tempi «una assenza assoluta di confronto sui temi epocali per i quali i Verdi sono nati e meno che meno sul come dare un contributo al governo delle trasformazioni enormi che avremo davanti, della conversione ecologica sempre più urgente. Per la qual cosa occorrono studio, competenze, ascolto, approfondimenti, creatività, progettualità, organizzazione di momenti partecipativi propositivi».
Il passo ufficiale, e lo racconta sempre Ricci, è avvenuto «quando ho constatato che non solo mi trovavo in minoranza ( posizione che già da anni sostenevo nell'ambito regionale dei Verdi), ma in ostracismo e impossibilitata a qualsiasi contributo attivo, a qualsivoglia livello».
E' difatti successo che l'esecutivo regionale – «di nascosto, senza comunicazione alcuna agli iscritti» ha deciso « di non essere interessato all'eventuale entrata nella giunta di Pescara ma di preferire la vicepresidenza del Consiglio Comunale. Non commento né mi affanno a sottolineare l'illegittimità della decisione, ma in teoria saremmo una federazione e, da quando io ho memoria, il livello decisionale è quello territoriale e l'associazione pescarese non era/non è per niente d'accordo su quella posizione…».

17/11/2006 9.03