Cobas: «Impossibile far passare i nostri messaggi sulla stampa»

Alessandro Biancardi

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LO SCONTRO. I Cobas, denunciano: «è in atto un osceno linciaggio da parte degli "amici del governo amico" nei nostri confronti a proposito della manifestazione del 4 novembre contro la precarietà e per l'abrogazione delle leggi Moratti, 30 e Bossi-Fini». A raccontare la storia Settimio Ferranti del Coordinamento cittadino «Dalla parte giusta»
Sembra, che a dare manforte a quella che viene definita «aggressione» ci siano anche i tre quotidiani Il Manifesto, Liberazione e Unità «che hanno bloccato le nostre inserzioni pubblicitarie in vista della manifestazione del 4 novembre. Cosa abbiamo fatto», domandano i responsabili dei Cobas, «per provocare la fuga di sindacati e partiti così potenti, una valanga di insultanti ed aggressivi articoli contro di noi (il record al Manifesto con ben 7 articoli in due giorni, in cui, come un mantra, si ripete "Cobas cattivi o stupidi o irresponsabili") e un profluvio di scomuniche provenienti dall'intera galassia degli "amici del governo amico"? E perché non ci viene data nemmeno la possibilità di replicare a "pagamento", visto il blocco delle nostre manchette deciso dai direttori?».
Nei giorni scorsi proprio i Cobas avevano parlato della nuova Finanziaria di Prodi come «la più pesante di tutta la storia della Repubblica (dopo quella del primo governo Amato), che aumenta i ticket sanitari ed elimina servizi pubblici fondamentali, taglia 50 mila posti di
lavoro nella scuola pubblica ed aumenta i finanziamenti a quella privata, rinvia di fatto il rinnovo dei contratti pubblici (scaduti da dieci mesi) al 2008, sottrae più di 2 miliardi ai Comuni, che ora aumenteranno le tasse locali, e ulteriori fondi ad Università e ricerca, stabilizza solo 8 mila
dei 350 mila precari della Pubblica Amministrazione e regala con il cuneo fiscale miliardi ai padroni della Confindustria, i veri beneficiari della
Finanziaria, mentre si preparano tagli alle pensioni e il furto del TFR».
E queste accuse così pesanti hanno fatto storcere qualche naso.
«Poi», continuano i vertici, « ed è la cosa che più ha agitato gli amici del governo, abbiamo segnalato come il ministro del Lavoro Damiano si sia rivelato un "amico dei padroni",
salvando tutti i responsabili dei paraschiavistici callcenter italiani (e tanti
altri in analoghe condizioni) le cui schifezze erano state scoperchiate da un ispettore del Lavoro che aveva imposto, dopo una coraggiosa lotta dei precari, ad Atesia (il più grande
callcenter d'Italia) assunzioni stabili e pagamento degli arretrati. Damiano
ha regalato a Tripi, padrone di Atesia, e a tutti i boss che super-sfruttano
i precari, la sanatoria con l'art.178 della Finanziaria che colpisce
ulteriormente i precari».
Proprio quest'ultima denuncia è stata considerata da Cgil e DS «una intollerabile
criminalizzazione» del ministro. «Chi avrebbe parlato di "criminalizzazione"», si domandano oggi i Cobas, «se il ministro fosse stato Maroni? Gli "amici del governo amico", che hanno
smesso di lottare contro la guerra appena le missioni militari (Afghanistan,
Libano) sono state promosse da Prodi, vorrebbero manifestare il 4 come se
fossimo nel 2005, ignorando le malefatte anti-precari del governo e l'
inaccettabilità della Finanziaria.
Addebitare a noi la fuga della Cgil e dei DS è grottesco: si erano già
defilati perchè oggi essi sono impegnati a puntellare il traballante governo
Prodi».
30/10/2006 14.08