La Teateservizi fa ancora discutere

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Ad un mese dalla sua costituzione, non si contano più le critiche che la nuova società ha ricevuto. Tante le scelte contestate, come ultima le modalità di scelta dei collaboratori. Il Comune ha indetto un bando pubblico, ma c'è chi si dimostra scettico: «non servono doti ed esperienza per ricoprire i posti vacanti. Siamo di fronte all'ennesima spartizione del potere».
Se il Comune, almeno nelle intenzioni, utilizzerà personale comunale e lavoratori interinali già operanti presso le strutture dell'Ente, «rimangono incomprensibili», spiegano i rappresentanti del Coordinamento Cittadino "La base" del centrosinistra, «i motivi per i quali esso dovrà affrontare ulteriori oneri per retribuire direttori, il consiglio di amministrazione, il collegio sindacale e vari consulenti esterni per svolgere più o meno gli stessi servizi che erogava prima».
Il rischio palese è quello della moltiplicazione dei costi «in quanto non tutti gli interessati sono ad oggi disposti a licenziarsi per passare alla nuova società. Tale operazione», continua il coordinamento cittadino, «risulta altresì inspiegabile, se si considera che il personale in forza all'Ente è sottodimensionato di circa 140 unità rispetto alla pianta organica vigente».
Non c'erano altri modi per agire?
Era l'unica soluzione possibile?
«Sarebbe stato più opportuno procedere ad una moderna ed efficiente riorganizzazione dei servizi comunali con una più intelligente redistribuzione e con l'eventuale incremento della dotazione organica di personale e solo successivamente, ove necessario, trasferire il personale attualmente impegnato nei servizi che verranno affidati alla società ad altri settori che sono palesemente carenti».
Forti critiche vengono mosse anche per la scelta dei collaboratori: «per la nomina degli organi societari, e soprattutto del Consiglio di amministrazione, viene simulata l'indizione di un bando pubblico formalmente aperto a tutti, dove, a parte un semplice curriculum vitae, non viene richiesta alcuna specifica professionalità o esperienza di settore, metodo questo che ha consentito una vera e propria lottizzazione partitica, ammessa candidamente e pubblicamente dallo stesso primo cittadino».
Il risultato di questa «spartizione partitica», secondo il coordinamento sarebbe sotto gli occhi di tutti: «due posti, compresa la presidenza, ai Ds (già concordata al momento dell'allargamento della giunta da 9 a 11 assessori), due posti alla Margherita, uno ciascuno a soggetti "segnalati" dal gruppo Aceto e dalla lista Buracchio».

28/10/2006 10.38