Prg. Acerbo risponde a De Cecco, Melilla confessa il disagio

Alessandro Biancardi

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Prg. Acerbo risponde a De Cecco, Melilla confessa il disagio
PESCARA. Da più giorni si sta scatenando una vera e propria guerra sulla variante al Prg, sintomo che dietro vi si agitano interessi non di poco conto. Si è anche diffusa la moda degli editoriali e delle lettere aperte così che alcuni esponenti politici hanno voluto dire la loro.
Ci spiace non poter pubblicare la lettera del cavaliere De Cecco poiché non ci è stata inviata. Ma siccome gli interventi sul tema ci sembrano in ogni caso rilevanti, ancorchè soggettivi, abbiamo deciso di pubblicarli ugualmente.
In ogni caso siamo, come sempre, disponibili ad accogliere gli interventi di tutti quelli che lo ritenessero opportuno, anche quello del sopracitato cavaliere.


LA LETTERA APERTA DI ACERBO, DEPUTATO E CONSIGLIERE COMUNALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

«Ho letto con attenzione il lungo intervento del cavaliere Filippo Antonio De Cecco. Cercherò anche io di portare un “contributo di chiarezza” con assoluta sincerità. De Cecco ha tutto il diritto di rivendicare l'edificabilità dell'area che ha comprato all'asta (vanno semmai rimproverate le amministrazioni - comunale e provinciale - che all'epoca non hanno esercitato il diritto di prelazione). Il Consiglio Comunale ha la potestà pianificatoria di vincolare l'area a verde pubblico. Ovviamente il cavaliere ha tutto il diritto di rivolgersi alla giustizia amministrativa, ma dubito che potrebbe vincere la battaglia legale perché la scelta del Comune non è certo arbitraria».

«VOGLIAMO SALVAGUARDARE LE AREE CHE MERITANO TUTELA»

Scopo della variante al P.R.G. è proprio quella di salvaguardare quelle aree che nel passato sono state sciaguratamente destinate all'edificazione e che invece meritano una tutela. L'amministrazione vincolando l'area acquistata da De Cecco non fa che attuare gli indirizzi programmatici della variante ed adeguare il nostro P.R.G. alla cresciuta sensibilità ambientale della cittadinanza. Il Comune di Pescara ha il dovere di impedire la realizzazione di edifici sulla spiaggia, anche se si trattasse di alberghi cinque stelle simili al Cala di Volpe della Sardegna. Il fatto che la spiaggia si trovi in città e non in una zona di alto valore ambientale – come eccepisce De Cecco – rafforza quanto da noi sostenuto.Non è ipotizzabile che tra l'abitato e la spiaggia si aggiungano edifici che costituirebbero oggettive barriere alla fruizione del bene demaniale per eccellenza. Sui lungomari delle città si può costruire, dice De Cecco. Sono d'accordo, ma non come a Francavilla sulla spiaggia, non nel 2006».

LA RIQUALIFICAZIONE DEL LUNGOMARE SUD

«Aggiungerei che un'amministrazione saggia e lungimirante dovrebbe lavorare anche per fincentivare la delocalizzazione dell'istituto Paolo VI nell'ambito di una più generale riqualificazione del lungomare sud. So che il cavaliere su queste cose ha gusti diversi da quelli del sottoscritto, infatti possiede una villa costruita sulla spiaggia e ha acquistato dall'assessore Padovano una concessione balneare che ha dilatato a dismisura sottraendo ai pescaresi (e ai turisti) la possibilità di vedere il mare in Piazzale Le Laudi. Sono certo che ci sono giudici a Pescara che possono verificare le illegittimità e le illiceità relative alle opere eseguite nella concessione balneare del cavaliere.
Che la nostra posizione non possa essere classificata nella categoria dei “demagogismi” lo dimostra il fatto che anche quegli esponenti politici “riformisti” del Comune di Pescara che intendono accogliere l'osservazione di De Cecco tengono a precisare che sono comunque contrari alla edificazione su quell'area.
E' evidente anche ai ciechi che quel tratto di spiaggia nel terzo millennio non dovrebbe trovarsi tra le aree edificabili del Piano Regolatore».

«DE CECCO: FARE I CONTI CON “IL RISCHIO D'IMPRESA”»

De Cecco si lamenta del fatto che l'area acquistata perderà valore. Questo si chiamava un tempo “rischio d'impresa”. Il suo gruppo ha tentato un'affare e gli potrebbe andare male. Nel nostro ordinamento è il piano urbanistico comunale che attribuisce a un'area la capacità di edificare, ed è il piano che può toglierla. Come ha detto in un convegno romano di qualche anno fa il prof. Vincenzo Cerulli Irelli, insigne amministrativista, non certo rosso-verde come me, è ”una sciocchezza” la tesi secondo cui si dovrebbero “compensare” previsioni di piano che riducano o tolgano edificabilità ad aree “valorizzate” da precedenti previsioni urbanistiche. Come sottolineerebbe il mio antico amico professor Civitarese l'unico vincolo che ha il consiglio comunale è quello di motivare la scelta, altrimenti la discrezionalità diventerebbe arbitrio. Nel caso del litorale sud davvero le motivazioni non mancano. I nostri amici “riformisti” propongono che l'area sia inserita nel Piano Particolareggiato e quindi che ritorni edificabile, ma al tempo stesso aggiungerebbero la petizione di principio che quell'area debba rimanere verde. Quindi l'accoglimento parziale proposto dai miei alleati di coalizione sarebbe volto semplicemente a consentire a De Cecco di poter realizzare altrove i volumi (e quindi i valori economici) derivanti dall'investimento. Il tutto però aumenterebbe il dimensionamento del piano e configurerebbe un trattamento diverso rispetto ad altri imprenditori o comuni cittadini le cui aree sono state sottoposte a vincolo dalla variante. Il gruppo De Cecco ne riceverebbe un lieve danno economico considerata la consistenza dello stesso. E vorrei segnalare che un principio cardine di qualsiasi stato liberale è che i cittadini siano trattati allo stesso modo qualunque sia il loro cognome. Inoltre la storia della politica pescarese giustifica il timore che l'area diventata edificabile poi lo sarà sul serio se il potente gruppo imprenditoriale continuerà a insistere. Quante volte ho sentito ripetermi in questi mesi. “come si fa a dire di no a De Cecco ?”. L'avvocato Civitarese nel parere scritto su richiesta del gruppo de Cecco ha chiarito che se venisse bocciata l'osservazione la città avrebbe 6.695 mq di verde pubblico in più. Mi sembra una buona ragione o mi sbaglio?»

«SPECULAZIONE EDILIZIA?»

Giustamente De Cecco, produttore del marchio di pasta di cui tutti noi abruzzesi e pescaresi andiamo orgogliosi, scrive di non essere “disposto ad accettare la definizione di speculatore edile”. Su questo sono d'accordo con lui, ma il fatto di svolgere una brillante attività imprenditoriale in un settore diverso non impedisce di rendersi protagonisti, forse involontariamente, di una speculazione edilizia.
Non riesco a trovare altri termini per il colossale regalo di volumetrie che il consiglio comunale con votazione bipartisan fece a De Cecco (voto contrario soltanto di Rifondazione e Verdi), con l'accordo di programma in via di realizzazione a Portauova. Non se la prenda De Cecco che probabilmente non ha colpe in quanto “a caval donato non si guarda in bocca”. Un'operazione urbanisticamente discutibile anche dal punto di vista del mero calcolo dei benefici economici per la pubblica amministrazione, cioè per la cittadinanza. Il celebre architetto Oriol Bohigas non ha caso si è pubblicamente dissociato con un articolo pubblicato su D'ARCHITETTURA, autorevole rivista nazionale ( n. 28 Sett./Dic. 2005): “Il progetto per la De Cecco, a Pescara, fu un'altra esperienza non andata a buon fine. (…) Dopo anni di lavoro speso nella ricerca del miglior compromesso tra le nostre esigenze progettuali e le richieste economico-finanziarie della De Cecco, l'ente banditore decise di realizzare un progetto totalmente diverso da quello elaborato da noi, pur continuando ad utilizzare il nostro nome per evidenti scopi pubblicitari”. E ancora nel 2006 sulla rivista nazionale PAESAGGIO URBANO Elisa Montalti racconta che “…esigenze orientate più al mercato immobiliare hanno notevolmente irritato l'architetto spagnolo, il quale si è profondamente dissociato dal progetto ritenendolo completamente stravolto e non più conforme alle sue scelte morfologiche e tipologiche”. Probabilmente il Comune ha regalato un tale aumento di volumetria che per realizzarlo tutto bisognava sacrificare la pur apprezzabile scelta di servirsi di una grande firma dell'architettura europea.
Scrivo queste cose non per intento polemico essendo un fan della pasta De Cecco, ma perché condivido tante altre cose che il cavaliere ha dichiarato nel suo lungo articolo. Per esempio sono d'accordo sul fatto che sia sbagliata la localizzazione della Guardia di Finanza nell'ex – scuola Muzii e nelle aree attigue a quella comprata da De Cecco (speriamo che il sindaco e Mancini ascoltino De Cecco visto che non li scuote dalle loro certezze neanche la raccolta di firme di migliaia di cittadini)».

CENTRI COMMERCIALI E UNIVERSITA'

«Il mio partito si è battuto contro il dilagare selvaggio dei centri commerciali intorno a Pescara proprio perché avrebbero provocato la desertificazione del centro cittadino. Con la variante abbiamo vincolato le sale cinematografiche sopravvissute al disimpegno di amministratori che dicevano che la chiusura dei cinema era un fatto ineluttabile voluto dal libero mercato. L'università è polarizzata su Chieti perché la politica pescarese ha assecondato un accordo di programma che ha consumato gli spazi di espansione per l'università a Pescara consentendo una gigantesca operazione speculativa. Sulle cose di cui si lamenta il cavaliere De Cecco consiglio di leggere anni ed anni di verbali delle sedute del Consiglio Comunale. Verificherà che Rifondazione Comunista ha tenuto sempre una posizione che metteva al centro il futuro della città. Il problema di fondo è sempre lo stesso da qualche decennio a Pescara. La subalternità della politica agli interessi economici più o meno forti, la mancanza di una distinzione di ruoli per cui la politica invece di rappresentare la cittadinanza diventa una competizione tra quale dei partiti, degli uomini e degli schieramenti più si prodiga a rendersi utile agli interessi forti di turno».

IL CONFRONTO

«Trovo assai positivo che De Cecco invochi un confronto. Per quanto mi riguarda sono completamente a disposizione in tutte le sedi, dalle stanze del comune agli studi televisivi. E' ora che l'urbanistica cittadina non si discuta più nei ristoranti, che io non frequento, ma in maniera pubblica dentro una competizione trasparente tra idee e progetti. Per esempio sono convinto anche io che Pescara abbia bisogno di strutture turistico-ricettive e, tra le tante conseguenze negative della subalternità della politica ai costruttori, ritengo vada annoverato il fatto che si è consentito nel passato di realizzare edilizia residenziale sulle aree destinate a strutture alberghiere. L'arricchimento facile derivante dall'immediata vendita degli appartamenti è stato preferito rispetto ad investimenti che avrebbero potuto generare sviluppo economico durevole. Nella variante, predisposta dal nostro assessore, è previsto che 25.000 metri quadrati delle aree del Piano particolareggiato 2 siano destinate a strutture alberghiere. Il gruppo De Cecco può entrare nella Società di Trasformazione Urbana (STU) che dovrà realizzare questo strategico progetto di riqualificazione. Perché continuare in una polemica che non serve alla città e non giova all'immagine del gruppo?»

L'ESEMPIO NAPOLETANO

«Il cavaliere cita nel suo articolo cita quale esempio positivo quello di Bagnoli. Forse non sa che l'inventore di quel progetto di recupero, l'allora assessore del Comune di Napoli con Bassolino, Vezio De Lucia è tra i consulenti che stanno lavorando con il nostro assessorato sulla STU nonché un maestro dell'urbanistica italiana a cui chiedo sovente consigli in materia. Da un grande gruppo imprenditoriale credo che la città si attenda che si collochi sulla frontiera dell'innovazione. De Cecco proprio in qualità di imprenditore non ha bisogno delle manovre tipiche da palazzinaro. Non so come finirà la vicenda in consiglio comunale. So che cercheremo con pazienza gandhiana fino all'ultimo il confronto di merito. Ho la convinzione che se il consiglio comunale trovasse il coraggio di votare no alla osservazione De Cecco (come ha fatto la commissione prima che si scatenassero i fulmini del sindaco) sarebbe una bella giornata per Pescara e per la democrazia. Vorrebbe dire che si comincia a cambiare davvero e a diventare un po' più europei sul serio. Vorrebbe dire che le osservazioni dei cittadini sarebbero valutate rispetto al contenuto e non al peso del cognome dell'interessato.
Dico a De Cecco che non c'è alcun giudice da cercare a Berlino, perché la battuta in francese che il cavaliere ha rivolto nei miei confronti non si addice al caso. La storia narra che un mugnaio dovesse subire la prepotenza del re di Prussia Federico II che voleva assolutamente impossessarsi del suo terreno. Ora il buonsenso vuole che sia Filippo Antonio De Cecco, sostenuto dall'onnipotente sindaco di Pescara, a somigliare al potente di turno e difficilmente riuscirà a vestire i panni del cittadino comune vittima dell'onorevole Acerbo».

LA LETTERA APERTA DI GIANNI MELILLA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE

«Confesso un certo disagio per la personalizzazione della vicenda dell'osservazione n°322 (della Società PORTANUOVA 2000 riconducibile all'imprenditore De Cecco) che rischia di deformare l'intera vicenda della Variante al Piano Regolatore Generale.
Quando la logica dell'amico-nemico sostituisce la dialettica di merito sulle questioni, vi è un imbarbarimento del dibattito che porta a deformare la realtà nell'illusione di aiutare la proprie tesi.
Il Consiglio Comunale in carica ha il potere di scegliere motivatamente la destinazione d'uso di un'aera. Non è giusta la tesi secondo cui una precedente decisione non può essere motivatamente cambiata dal Consiglio Comunale in carica.
Con la Variante in discussione perdono la edificabilità diventando Verde Pubblico (F1) circa 10 ettari (dal Parco Nord, a Villa Ernici a Villa Basile al lungomare) e non è poco per una città che ha praticamente usato (male) quasi tutto il suo territorio. E' un'inversione di tendenza dopo decenni di disordine urbanistico che ha ferito Pescara profondamente.
E' una scelta urbanistica che ha fatto tutta la maggioranza di centro-sinistra dando un segno forte di modernità e innovazione alla sua politica territoriale.
Ciò avviene nel quadro di un forte rilancio degli investimenti pubblici nel settore dell'arredo urbano, della viabilità e delle infrastrutture.
Non è in atto nessuna lenta agonia della città. Anzi Pescara sta cercando, faticosamente, di ridisegnare il suo futuro di città aperta, solidale, europea e mediterranea.
Tanti luoghi simbolo della città stanno risorgendo: l'ex Aurum, la Riserva della Pineta Dannunziana, Piazza della Rinascita, l'area di risulta della vecchia Stazione Centrale.
Tutti questi interventi configurano anche una nuova visione dell'arte pubblica.
Il modello dei "noveaux commanditaires" condotto dalla Fondazione de France e ripreso in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti può rendere cittadini e gruppi imprenditoriali committenti originali di opere destinate a restare nella storia come modelli di vita urbana e produzione artistica.
Il linguaggio dell'arte, come è l'ex Aurum e come dovranno essere il Ponte del Mare o il Palazzo della Regione, diventa così lessico della città, nell'incrocio tra architettura e urbanistica. Da parte di De Cecco è stata una scelta moderna e significativa aver chiamato un grande architetto di fama internazionale per la riqualificazione dell'area del vecchio stabilimento di Porta Nuova.
E così dobbiamo fare per le opere strategiche di Pescara al fine di lasciare alla storia segni architettonici e urbanistici forti e belli. Abbiamo la fortuna di avere con noi un artista come Spalletti. Dobbiamo coinvolgerlo come già stiamo facendo.
Per la costruzione di questo futuro l'Amministrazione Comunale guidata da D'Alfonso, sta scommettendo la sua credibilità. Ma per vincere questa sfida c'è bisogno di concertare, coinvolgere, condividere percorsi e strategie tra istituzioni e organizzazioni imprenditoriali, sindacali, professionali, culturali e ambientaliste.
E allora evitiamo tempeste in un bicchiere d'acqua. Soprattutto quando è possibile trovare mediazioni serie.
Questo Consiglio Comunale vuole salvaguardare la sua spiaggia dalle costruzioni. Dunque quell'area deve essere destinata a verde pubblico e in questo senso si sono pronunciati sia i tecnici dell'Ufficio Urbanistico che la Commissione Urbanistica ritenendo non accoglibile l'osservazione della Società Porta Nuova 2000.
Ma è possibile svolgere un ragionamento costruttivo tenuto conto del contesto in cui si inserisce quell'area.
E' possibile infatti nell'ambito del Piano Particolareggiato 2 ampliarne il perimetro e prevedere in questo senso la realizzazione delle strutture alberghiere e turistiche necessarie alla giusta valorizzazione dell'area che si sviluppa tra il porto turistico, l'ex Cofa e le aree demaniali del fiume e del porto canale.
Pescara costruisce il suo futuro se migliora la qualità della sua vita urbana.
I grandi problemi che abbiamo dinanzi sono il recupero della periferia, la realizzazione di un sistema di aree verdi e parchi di moderna concezione, il mare e il fiume che tornano al centro dell'identità culturale e della vita sociale cittadina, nuove opere strategiche nel segno della funzionalità e della bellezza architettonica (Ponte sul Mare, Palazzo della Regione, Parco Centrale aree di risulta, Teatro), una piena valorizzazione della funzione culturale, di tempo libero e divertimento (a proposito i cinema a Pescara in questi tre anni riaprono dal Massimo, al Circus, al Michetti, dopo che per anni erano stati chiusi dal Corso, al Centrale, all'Excelsior, al San Marco).
Per questa sfida c'è bisogno della fiducia e della spinta di tutti, da chi amministra a chi opera nella società e nell'economia creando lavoro e ricchezza.
John Kennedy amava definirsi "un ottimista senza illusioni".
Forse Pescara ha bisogno di ottimisti che riescono però anche ad illudersi, o meglio a sognare, che un'altra città è possibile.
Ci stiamo provando, ma dobbiamo essere aiutati soprattutto da chi ha più interesse e amore per la nostra Pescara».

10/10/2006 9.22