Vasto. «Piano regolatore: qualcosa si può fare»

Alessandro Biancardi

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«La necessità di revisionare il Piano Regolatore Generale della città, adottato solo 5 anni or sono dall'Amministrazione Comunale guidata da Filippo Pietrocola, appare ogni giorno di più impellente. Lo scempio urbanistico che il territorio di Vasto ha subito in questi cinque anni e che sta continuando a subire è sotto gli occhi di tutti. Basta alzare lo sguardo, guardarsi attorno e rendersi conto che la situazione è davvero giunta ai limiti. Dalla residenza municipale, nelle ultime settimane, sono partiti segnali ben precisi nei confronti di costruttori ed imprenditori che ritenevano che a Vasto tutto fosse consentito».
Il giudizio severo è di Giuseppe Forte, candidato alle ultime elezioni amministrative che sul suo sito (www.piazzarossetti.it ) attacca le scelte della precedente amministrazione di centrodestra.
« Troppe sviste, troppi silenzi», continua Forte, «hanno caratterizzato la fase di urbanizzazione selvaggia della città. Il territorio di Vasto è stato messo a soqquadro ed i danni arrecati molto probabilmente segneranno una fase storica ben precisa dello sviluppo urbano. Cantieri che sorgono come funghi; cantieri ai limiti della legalità; cantieri che occupano suoli pubblici, delimitano strade e marciapiedi; scavi che vanno quasi fin sotto le strutture stradali per sfruttare al massimo le cubature».
«La sintesi del problema», scrive il capogruppo di “Forte per Vasto”, Nicola D'Adamo, «sta in una frase che noi abbiamo messo nel nostro programma: “Su una cosa vorremmo essere chiari – abbiamo scritto - a molti guasti arrecati dal PRG voluto da Tagliente nel 1998 non si può più porre rimedio!” Con questo cosa voglio dire? Che con i cittadini bisogna essere estremamente chiari.
Il Piano Regolatore varato da Tagliente è stato regolarmente approvato da tutti gli organi competenti, è legalmente operante, e eventuali “varianti” non possono ledere i diritti acquisiti dai proprietari delle aree edificabili per due ordini di motivi. I proprietari in questi anni su quei terreni edificabili hanno pagato l'ICI, parecchie imprese hanno acquistato aree pagandole a prezzo di terreno edificabile. Qualsiasi giudice darebbe torto al Comune se si togliesse questo diritto acquisito. Dato che il cemento che vediamo ora», conclude, «è più o meno un terzo di quello che deve ancora venire, che cosa si può fare? Tanto. Perché se un Comune vuole può pretendere dai costruttori il rispetto di tante regole che sono scritte, ma non sempre vengono applicate. Può riportare la legalità per ridare un po' di vivibilità, migliorando il verde, i parcheggi, la viabilità, le aree collettive, le reti di acqua, fogne e gas».

09/09/2006 11.02