Palazzo Quinzi e «quel fastidioso marchio di copyright»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «Ci aspettavamo più eleganza dal presidente Pezzopane», dichiara Piccinini di An. «Anche l’amministrazione precedente ha avuto un ruolo importante, ma nessuna firma lo ricorda».
«Il completamento della ristrutturazione di Palazzo Quinzi e la sua “consegna” a uno degli Istituti scolastici più prestigiosi della città rappresentano un motivo di vanto per L'Aquila, che vede tornare a nuova vita uno dei suoi gioielli più pregiati».
Alessandro Piccinini, capogruppo di An e consigliere comunale dell'aquila esprime così la sua soddisfazione per l'operazione svolta.
«Va rivolto sicuramente un ringraziamento alla Provincia, proprietaria dell'immobile e promotrice della ristrutturazione del palazzo, anche se forse sarebbe stato opportuno un pizzico di eleganza in più da parte della Presidente, Stefania Pezzopane, nell'attribuzione dei meriti dell'intera operazione».
Secondo Piccinini, infatti, si dovrebbe sare a Cesare quel che è di Cesare «con maggiore visibilità».
Infatti, nella targa posta sulla parete destra dell'ingresso, appena varcato il portone, viene ricordato il giorno dell'inaugurazione e sottolineato «lo sforzo della Provincia per il restauro di Palazzo Quinzi», con la ‘firma' dell'attuale Presidente, corredata da nome e cognome.
«Se è vero che con la vigente giunta provinciale si sono potuti reperire i fondi necessari per portare a termine questa eccellente iniziativa», ricorda l'esponente di An, «è altrettanto vero che una programmazione corposa degli interventi – peraltro già ideati fin dal 1991 – e l'avvio degli stessi furono resi possibili grazie all'amministrazione di centro destra, guidata da Palmiero Susi. La sua azione è stata sì ricordata nel corso dell'inaugurazione, ma in modo del tutto inadeguato. Soprattutto, il buon senso e lo stile avrebbero dovuto suggerire di non “marchiare” quella targa con un nome e un cognome, che danno un senso di copyright, quasi come se i meriti per quanto accaduto fossero unicamente di una sola persona. Sarebbe stato sufficiente, sotto il testo, scrivere solo “Il Presidente”, o meglio ancora lasciare senza etichetta il testo medesimo, indubbiamente solenne ed efficace. Si sarebbe dato un senso più istituzionale alla continuità amministrativa e si sarebbe evitato il fastidioso pensiero di un'appropriazione esclusiva che non ha ragione di esistere».


ALTRI DUBBI SU PALAZZO QUINZI

Il consigliere Udc Antonello Passacantando sottolinea invece: «in quell'edificio manca la palestra, e perché trasferire nel palazzo lì solo una parte del Liceo lasciando i due indirizzi scolastici di Scienze motorie e Scienze sociali ed alcune classi del Pedagogico nel vecchio edificio di Villa Gioia?»
Nel vecchio stabile si stanno effettuando ancora lavori di sistemazione a pochi giorni dall'inizio delle lezioni e questo potrebbe significare che tra qualche giorno ci potrebbero essere coloro che studieranno tra gli affreschi ed altri che studieranno tra la polvere.
«Perché la Provincia», si chiede ancora Passacantando, «non ha pensato seriamente di destinare palazzo Quinzi all'Ufficio regionale scolastico, come aveva chiesto tempo fa l'allora direttore Pasquale Giancola, invece di “affidarlo” ai ragazzi di un Liceo che forse non si renderanno conto abbastanza dell'importanza del valore dell'immobile? Forse si dovevano valutare meglio i pro e i contro di questa scelta».

07/09/2006 14.56