No alla commissione di indagine sugli appalti alle coop del verde pubblico

Alessandro Biancardi

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No alla commissione di indagine sugli appalti alle coop del verde pubblico
AGGIORNAMENTO (17.00) PESCARA. Non ci sarà nessuna commissione d'indagine speciale. Non sarà dunque quest'organo ad indagare sulle procedure di appalto e di assegnazione dei lavori per la manutenzione ordinaria e straordinaria della città e la gestione del verde pubblico. Lo ha deciso il Consiglio nella seduta di questa mattina.  "GREEN CONNECTION" - LE REAZIONI DEL GIORNO DOPO - LA RICHIESTA DEL CONSIGLIO COMUNALE  
L'assemblea ha, infatti, approvato l'iniziativa del centrosinistra, codificato in un ordine del giorno, che invita la commissione di vigilanza, che già esiste, a predisporre «una sessione di approfondimento sulla questione legata agli appalti per la gestione del servizio e lo sfalcio delle erbe» (23 a favore e 11 contrari).
Il motivo è che «si ha la convinzione che nell'ambito delle competenze e prerogative della stessa commissione di vigilanza, si possano facilmente individuare e cogliere gli eventuali elementi di disfunzione e proporre i correttivi adeguati relazionando poi al consiglio comunale».
Insomma basta la commissione che già c'è.
Sarà allora in questa sede che saranno approfonditi gli aspetti (politici ed amministrativi) ancora incerti sulla questione che ha visto coinvolti alcuni dirigenti del Comune e l'ex assessore al verde pubblico, Rudy D'Amico, dimessosi dopo lo scandalo.

Ma il dibattito politico di questa mattina è stato tutto incentrato su una contrapposizione che è sempre stata netta fra il centrodestra (che nel caso pescarese si dimostra molto vicino alle istanze di trasparenza e di ricerca della giustizia) ed un centrosinistra che, pur condividendo in teoria gli stessi obiettivi, ha però di fatto bocciato in maniera netta l'istituzione di una commissione speciale di indagine sull'argomento.
«Siamo stati scippati del nostro diritto di controllo, ha vinto ancora un metodo opaco di fare politica», hanno gridato dai banchi della minoranza lamentando il fatto che sono purtroppo moltissimi gli aspetti oscuri che riguardano la giunta D'Alfonso (collaborazioni, staff, giornalisti, uffici stampa, ecc), informazioni, secondo Di Luzio (An), che non si conoscono così come le spese inerenti.

Dunque, da una parte la richiesta di maggiore trasparenza (da attuare con il nuovo organismo) dall'altra, l'argomentazione che un'altra commissione non porterà a nulla di nuovo, così come sostenuto dal consigliere Enzo Del Vecchio (Margherita): «la commissione di indagine agisce nel segreto e produce due relazioni che spesso sono contrapposte e discusse in un consiglio a porte chiuse. Non è questa la trasparenza che vogliamo».

CHE COSA E' LA COMMISSIONE DI INDAGINE SPECIALE

Ci ha pensato Nazario Pagano (Fi) ad illustrare le differenze tra la commissione esistente (vigilanza) e quella che si voleva istituire (speciale di indagine).
«È un organismo consiliare che ha poteri di indagine, di ascolto, di ricerca di documentazione», ha illustrato Pagano, «che ha tuttavia una composizione diametralmente opposta alle altre commissioni consiliari. Se la commissione di vigilanza è a maggioranza di centrosinistra, con il presidente di scelta del centrodestra, l'altra, proprio per accrescere il potere dell'organismo, è composta prevalentemente da consiglieri della minoranza. I componenti non possono delegare ad altri, ma sono vincolati personalmente allo svolgimento dei compiti e tenuti al segreto. Al termine delle indagini la commissione stila due relazioni: una da parte della maggioranza e, l'altra, da parte della minoranza. Queste relazioni saranno discusse in un Consiglio comunale blindato e dunque a porte chiuse».

TRASPARENZA SI' TRASPARENZA NO

Era inevitabile che il confronto politico sull'argomento sfociasse in una contrapposizione tra chi diceva di voler una trasparenza attraverso la costituzione della commissione d'indagine e chi invece pur non potendo negare quella stessa trasparenza ha cercato di perseguirla seguendo strade diverse.
Inevitabile pure l'argomento su garantismo e giustizialismo.

«Quando interviene la magistratura non è mai bello», ha chiarito Carlo Masci di Pescara Futura, «vuol dire che non siamo stati in grado di svolgere il nostro lavoro di politici e di rappresentare i cittadini. In questa vicenda c'è una ambiguità che va chiarita. Noi in consiglio abbiamo l'obbligo di restringere il margine lasciato ai dirigenti, di dettare regole certe e precise che non inducano più ad una interpretazione delle regole. Perché lo si è visto anche in questo caso: c'è la piena convinzione di aver agito bene».

Il consigliere Angelo Tenaglia (Ds) ha ribadito come in realtà un lavoro di indagine sia già stato svolto dalla commissione di vigilanza e come la relazione del direttore generale non sia stata contestata da alcuno.
Poi l'accusa diretta e personale a Masci: «gli strumenti ci sono, la commissione di vigilanza può funzionare meglio anche se tutti vi partecipano, non come ha fatto negli ultimi sei mesi il consigliere Masci che avrà partecipato a non più di tre sedute».

Non si è fatta attendere la risposta dell'altro componente di Pescara Futura, Berardino Fiorilli, che ha spiegato come i consiglieri non siano invogliati a prendere parte a riunioni di un organismo che è stato svuotato di qualunque potere e «che serve solo da paravento poiché le vere decisioni sono già state prese altrove. Se è vero che non c'è nulla da nascondere», ha concluso, «allora mi chiedo per quale ragione il centrosinistra non sia favorevole all'istituzione della commissione».

«Ho l'esigenza di conoscere e dare risposte a chi mi ha votato», ha spiegato Fausto di Nisio (Rifondazione comunista), «quando c'è trasparenza è meglio per tutti. In questo caso la politica non è estranea, anzi direi che sia responsabile dal punto di vista morale. Per questa ragione voterò a favore dell'istituzione della commissione di indagine».

«Penso che sia legittimo cercare un nuovo strumento», ha detto anche Maurizio Acerbo (Rifondazione) che ha rotto ancora una volta con la sua coalizione dichiarandosi a favore della proposta del centrodestra.
«Sono favorevole a fare chiarezza e voterò sì anche se la commissione non ha particolari superpoteri ma siccome non abbiamo nulla da nascondere, voterò per la sua istituzione. Sarebbe sbagliato avere un atteggiamento di chiusura, proprio noi, che di solito predichiamo la giustizia. Dicendo no il segnale politico sarebbe che il centrodestra chiede di fare luce ed il centrosinistra non vuole. Personalmente consiglio di non dare certe soddisfazioni alla minoranza ed uno strumento così facile per cavalcare l'opinione pubblica».
Poi però la votazione è stata compatta decidendo di far approfondire l'argomento alla commissione di vigilanza.

È stata poi la volta del sindaco Luciano D'Alfonso che nella sua panoramica ha snocciolato il lungo elenco di tutti i politici nazionali che negli ultimi mesi hanno avuto il fastidio di difendersi da indagini della magistratura.
Il primo cittadino ha poi posto un eventuale problema di composizione della commissione d'indagine: «poiché i fatti di cui si sta occupando la magistratura risalgono anche al 2001, quando c'era una diversa colazione politica in giunta, come si farà a stabilire i componenti dell'organo?».
Anche il sindaco si è schierato contro la creazione di una commissione d'indagine ribadendo il concetto più volte enunciato: «adeguati strumenti sono affidati alle commissioni consiliari».
«Sono contrario a una commissione d'indagine speciale poiché questa, a differenza di quelle parlamentari, non bloccano l'azione della magistratura e dunque sarebbe inutile», ha concluso D'Alfonso.

La battaglia è allora solo rinviata al giorno in cui approderà in consiglio la relazione della commissione di vigilanza sull'argomento. Intanto tutto prosegue come sempre.

19/06/2006 14.21


L'INDIGNAZIONE DI CASTIGLIONE (AN)

«Sconcerto e indignazione» sono state espresse da Alfredo Castiglione, capogruppo di AN in consiglio regionale e consigliere comunale di Pescara per la mancata istituzione della Commissione di indagine sugli appalti alle Coop a Pescara.
«Questo diniego è inaccettabile» ha insistito Castiglione, «si voleva solo fare chiarezza su uno dei tanti buchi neri dell'amministrazione, la Commissione di indagine è uno strumento previsto dallo statuto e applicato in tutti gli enti e persino in parlamento. Non era stata pensato contro nessuno, semmai la sua istituzione sarebbe stata anche a garanzia dei funzionari, ad evitare che essi ricevessero inopportune pressioni da parte della politica».
«Ci è stato risposto che la competenza è della commissione di vigilanza, ma quest'ultima ha solo mere funzioni amministrative e non può svolgere indagini, evidentemente si preferisce evitare che venga fatta chiarezza. Un atteggiamento che, dispiace dirlo, assume solitamente chi ha qualcosa da nascondere, altrimenti non ci sarebbero motivi ostativi ad un sereno approfondimento delle questioni poste».
«Con questa amministrazione», conclude Castiglione, « purtroppo, c'è lavoro solo per gli amici e gli amici degli amici. Basti ricordare alcune cifre: Edilpennese 1.500.000,00 euro di appalti, La Cometa 1.032.000,00 euro di appalti, Il Solco 280.000,00 euro di appalti e la lista è ancora lunga, per non parlare dell'appalto sul gas. Noi avevamo offerto all'amministrazione quella che ritenevamo essere una preziosa opportunità per farlo, hanno preferito nascondere la polvere sotto al tappeto, un atteggiamento che la dice lunga sulle reali intenzioni di trasparenza di chi governa, male, questa città».
19/06/2006 16.59